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Zuppa di cipolle: una crema "affumicata" e gratinata
L'affermazione "pane e cipolle" ha sempre evocato povertà e ristrettezze economiche che inevitabilmente si traducevano in pasti frugali e strettamente legali alla stagionalità.
E quale miglior ingrediente della cipolle che è disponibile tutto l'anno? Le bianche e delicate che si colgono in primavera, le gialle e colorate che anticipano le calde giornate estive e le rosse ed intese che colorano l'autunno e che profumano l'inverno, con il loro sentore intenso e marcato.
La presenza della cipolla nelle tavole dei nostri avi si perde nella notte dei tempi: se ne ha testimonianza fin dall'Età del Bronzo e come si usa dire in botanica, qualsiasi erbaccia diventa commestibile dal momento in cui se ne scoprono le qualità organolettiche. Gli antichi guerrieri la consumavano in grandi quantità prima delle battaglie perchè si riteneva fluidificasse il sangue e le fette venivano strofinate sul corpo per rassodare i muscoli.
Come per tutti i prodotti dell'orto anche la cipolla vive un'epoca birichina, in quanto considerata afrodisiaca: ma se questa qualità non è stata successivamente confermata dalla scienza è vero che possiede grandi quantità di vitamine A, B e C, sali minerali e flavonoidi, gli antiossidanti più cool del momento, che l'industria chimica ed alimentare inseriscono indifferentemente nelle creme antirughe e nei cereali per la prima colazione. Se le giovani pulzelle elleniche usavano il suo succo per purificare la pelle dagli inconvenienti tipici dell'adolescenza si racconta che nell'antico Egitto il faraone Cheope, che soffriva di recidive infezioni urinarie, ricompensò con 100 mazzi di porri l'urologo che seppe guarirlo.
Domenica è sempre domenica.
I pranzi della domenica mi sono sempre piaciuti: i preparativi fin dal mattino prestissimo e l'allestimento della sala da pranzo, la tovaglia di fiandra e le fini porcellane, le posate importanti ed i fiori per il centro tavola.
E poi i profumi che si sprigionano dalla cucina, l'eccitazione nell'attesa, la sorpresa all'arrivo degli ospiti. Come un film, ogni volta diverso.
Quand'ero piccola il cibo per me era un problema: non mi piaceva mangiare ed è stato così per molto tempo ma ero affascinata dalla sua preparazione, dalla spesa alla cottura e la mise an place. Trovavo divertente osservare gli adulti a tavola, le chiacchiere di "aggiornamento", il susseguirsi delle varie portate fino a quella che per me era la più importante: il dolce.

Sia che si trattasse di una semplicissima e buonissima Torta Paradiso che di scoprire cosa si nascondesse sotto la confezione della pasticceria era sempre un'emozione golosa!
Ed il rito del fine pranzo, con la preparazione del caffè o del tè da accompagnare al dolce era sempre un momento di grande interesse ed anche di grande gratificazione!
Così stamane mi sono svegliata con il desiderio di domenica come una volta: forse perchè anch'io ho l'età che i "grandi" avevano allora, ora che sono diventati dei "vecchietti" sornioni ed un po' spaesati dal vortice impazzito che ci ostiniamo a chiamare "vita nel terzo millennio".
Pasticcera con fichi e cioccolato fondente
Ingredienti
4 tuorli
1/2 litro di latte intero
100 gr di zucchero
50 gr di farina
una stecca di vaniglia
50 gr di cioccolato fondente ed un cucchiaino di burro chiarificato
5/6 fichi maturi e della medesima grandezza
una manciata di amaretti
Preparazione
Rendere spumosi in una ciotola e con una frusta i tuorli con lo zucchero ed aggiungere la farina setacciata. Nel frattempo scaldare il latte con la stecca di vaniglia quasi al bollore. Aggiungerlo alle uova, mescolare bene con la frusta e versare il tutto, utilizzando un colino, nel tegame del latte. Far bollire per un paio di minuti, versare la crema in un recipiente pulito e coprire bene. Una volta raffreddata aggiungere qualche cucchiaio d di mermellata di fichi, a gusto proprio.
Far sciogliere il cioccolato con il cucchiaino di burro nel polsonetto oppure a bagno maria e mettere da parte.
In un bicchiere da martini, oppure in una vecchia coppa di champagne del servizio buono della mamma, sbriciolare qualche amaretto e ricoprire per 2/3 con la crema. Riporre in frigo o nell'abbattitore per qualche minuto, riprendere le coppe e ricoprire la crema con uno strato sottilissimo di cioccolato (sia perchè, una volta rappresa, diventa difficoltoso mangiarla con il cucchiaino sia perchè diventa stomachevole, per quanto amaro possa essere il cioccolato fondente) e riporre nuovamente in frigo per qualche minuto. Disporre i fichi tagliati in fettine sottili e spennellarli con un po' di marmellata di albicocche diluita appena con un po' di acqua calda.
Far riposare in frigo fino al momento di servire le coppe, decorandole con un bonbon d zenzero candido e ricoperto di cioccolato.