Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

GENTE DEL FUD E DISSAPORE IN VIDEO

GENTE DEL FUD E DISSAPORE IN VIDEO
20foodblogger, 20prodotti, una passione: Pomodorino di Torre Guaceto o Cipolla di Acquaviva? ;)

la cucina di qb è anche app

la cucina di qb è anche app
per telefoni Nokia

La Cucina Italiana

La Cucina Italiana
Special Ambassador

Lettori fissi

Visualizzazione post con etichetta finocchietto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta finocchietto. Mostra tutti i post

La gente mangia carne e pensa che diventerà forte come un bue. Dimenticando che il bue mangia l´erba

Ieri pomeriggio stavo andando a Vighizzolo d'Este per assistere a "Comunipane" ovvero il 4^ simposio sul pane italiano organizzato dal Molino Quaglia. 
Guidavo sull'autostrada resa incandescente da Scipione l'Africano (le prossime due ondate di caldo previste per l'inizio di luglio e la metà di agosto si chiameranno Tropico del Cancro e Tropico del Capricorno, Henry Miller permettendo) circondata dal verde dei campi di mais e dall'oro di quelli di grano, spruzzati da getti di acqua che immaginavo freschissima.

Ho pensato alla fatica dell'uomo per ottenere un raccolto e poi, come un lampo, il ricordo di un articolo letto qualche tempo fa ovvero che l'agricoltura moderna prevede l'utilizzo di grandi quantità di acqua che servono a far crescere raccolti che andranno ad alimentare quei bovini che sono la fonte maggiore di produzione di CO2. Bovini, e quindi carne rossa, e nello specifico l'eccesso di consumo, responsabili di quella patologia che affligge il mondo occidentale ovvero il sovrappeso e l'obesità, se è vero che negli Stati Uniti è più che "abbondante" una persona su due e se l'Italia ha il triste primato del maggior numero di bimbi in sovrappeso.

Ed ho pensato ai vegetariani ed al loro movimento che vede in Italia cinque milioni di aderenti che sono assolutamente ignorati dalle multinazionali (che non perdono spunto per rendere i consumatori più "sensibili" ai consigli per gli acquisti), dai produttori locali, dai ristoranti e dai bar in genere. Quasi inspiegabilmente.


Il primo approccio che ho avuto con la realtà vegetariana è stata due anni fa, durante lo Sherwood Festival. Allora mi occupai della cucina per tutta la durata dell'evento e le ragazze che mi davano una mano erano tutte vegetariane convinte, nel senso che quando al mattino si iniziava a preparare la linea affrontare i tagli di carne per i vari piatti presenti nel menù era sempre un piccolo dramma. "Oddio, tutto quel sangue!" era la frase che mi sentivo ripetere più spesso e legare i tagli per gli arrosti o marinare i tagli per i brasati in punta di dita o con gli occhiali da sole non poteva certo essere considerata una soluzione.

Tra una pausa ed un'altra aprivano il loro mac e mi facevano vedere video su video di una brutalità indicibile e la motivazione della loro scelta era sostanzialmente questa: "Non posso macchiarmi di tutta questa crudeltà, di questa cattiveria gratuita. Per poi sentirmi dire che le bestie sono loro". Considerazioni che hanno sfondato una porta aperta.



Per il lavoro che faccio non posso certo abbracciare completamente la scelta di diventare vegetariana ma una cosa sicuramente posso farla ovvero quella di cercare allevamenti etici, rispettosi della vita e della morte dell'animale che sia esso un pacioso bovino, un piccolo animale della corte padovana, un ovino d'alpeggio.
Se dalla fine della seconda guerra mondiale in poi è bastato il mito del profitto di pochi per far si che i più perdessero quella sensibilità, che la cultura contadina aveva insegnato per secoli, credo non sia impossibile ritornare indietro sui nostri passi e riconsiderare le nostre scelte, ovviamente anche quelle enogastronomiche.
Abbiamo trattato con supponenza e poco rispetto la nostra madre terra e i "condomini" che con noi la abitano e il conto da pagare non si è fatto attendere. 


All'arrivo al Molino Quaglia il ricordo dei vari tour manager alle prese con artisti, tecnici del suono, musicisti e montatori vegetariani e vegani mi ha fatto sorridere e tornare alle mente quella volta che ci chiesero di preparare 10 chilogrammi di orzo...e verdure :)



Tartare di orzo con salsa di cannellini

Ingredienti (per 4 persone)
Per la tartare: 160 gr di grano saranceno, 1 avocado maturo, 1 cetriolo, 3 carote, 10 olive piccole nere, 2 foglie di mente, 1 rametto di aneto, 5 fili di erba cipollina, ½ limone (succo), olio evo, sale. 
Per la salsa: 125 gr di canellini in scatola, ½ limone (succo), olio evo, sale, pepe nero in grani.

Procedimento 
Cucinare l’orzo secondo le indicazioni, scolarlo, lasciarlo raffreddare sotto l’acqua fredda e metterlo da parte. Lavare la menta, l’aneto e l’erba cipollina e tritare tutto grossolanamente. Sbucciare l’avocado, dividerlo a metà e privarlo del nocciolo; sbucciare il cetriolo e con uno scavino eliminare la parte centrale con i semi; ondare le carole e e snocciolare le olive. Tagliare tutto a dadini, trasferire la dadolata in una terrina e unire l’orzo, il trito di erbe aromatiche, l’l’olio, il succo di limone e una presa di sale e mescolare delicatamente magari aiutandosi con una spatola morbida. Nel mixer frullare i cannellini ben scolati con l’olio, il succo di limone, una presa di sale e una macinata di pepe. Con l’aiuto di un coppapasta impattare ponendo al centro del piatto la tartare e completare con qualche cucchiaiata di salsa di cannellini.

Ma se i Maya hanno previsto la fine del mondo perchè devo fare la revisione dell'auto?

L'attesa al pronto soccorso di Abano Terme (il mio E.R. preferito: vicino c'è un bacaro da urlo) in compagnia della Creatura che ha ritenuto opportuno, durante la festa di compleanno del suo migliore amico (non c'erano ragazze alla festa, naturalmente), rompersi due dita e il metacarpo della mano sx, è stato motivo di riflessione sul terremoto, sulla tromba d'aria che ha colpito alcune isole di Venezia e sui Maya.

I pazienti in sala d’attesa, mentre sullo sfondo uno schermo piatto, sintonizzato su SkySport, trasmetteva una tappa ciclistica che, in mancanza di altro, riusciva comunque a coinvolgere i più, rappresentavano un'umanità assortita: molti anziani un po' spaesati, quarantenni con auricolare e borsa della mamma a tracolla, bimbi con vistosi cerotti in adorazione del distributore delle merendine, una signora che smanettava al computer, alcuni turisti tedeschi con gli immancabili sandali francescani su pedalini bianchi.

Forse era la precarietà della situazione ma l’argomento che durante le ore di attesa (replicatesi poi il giorno successivo in sala gessi) si è di volta in volta sviluppato, grazie anche al avvicendarsi delle persone, è stato quello della profezia dei Maya. Ovvero mentre si attende quasi rassegnati un’anamnesi, una fasciatura, una lastra, una medicazione o un gesso si discute su quello che non sarà più fra 6 mesi. La proposta “Mi a Nadal no fasso ‘gnanca l’albero”  balza subito in pole position seguito da “quasi quasi potrei spostare il lavaggio delle tende a gennaio: una rottura in meno!”.


C’è chi confessa di essere andato dal medico per farsi prescrivere dei tranquillanti “perché ancora sei mesi così non li reggo”, chi aveva programmato la crociera e poi ha pensato bene che “il cognato quella volta con il pattino a Cesenatico ha fatto meno danni e si è divertito uguale”, c’è chi dice che “i Maya non hanno previsto la loro estinzione e vuoi proprio che indovinino la fine del mondo!” e poi ci sono quelli che “oggi è Sant’Antonio, un giretto in basilica lo faccio lo stesso”.

Di una cosa sono convinta: ci sarà una fine. La fine del mondo all’occidentale come l’abbiamo sempre vissuto fin ora, del benessere inteso come accumulo di oggetti e non del ben-essere inteso come qualità di vita, la fine del PIL ovvero di quel prodotto interno lordo che verrà sbalzato dal BIL ovvero dal benessere interno lordo, che sa rendere molto più ricchi.
Sarà la fine del rumore del vacuo che cederà il posto ai suoni del vero: non ditemi che preferite il rumore di un motore rombante davanti ad una scuola piuttosto che le risate squillanti dei bimbi del medesimo istituto!
Illusione da post Woodstock? Peace and Love anacronistico? Lo scopriremo solo vivendo e comunque ho controllato: la revisione della mia auto scadrà nel 2013 ;)

Nel frattempo un piatto semplice, bello e profumato di buono, come la mia recentissima trasferta in Sicilia.


Roll di sardine agli agrumi con pistacchio e finocchietto

Ingredienti
1 kg di sardine, 2 arance, 1 lime, 4 rametti di finocchietto tritato fine, pane grattugiato, 50 gr di pistacchi, olio evo, sale e pepe nero.

Procedimento
Mescolare il succo di arance, il succo di lime, un pò d'olio e poco sale e pepe,  immergere le sardine (private di testa, interiora spina dorsale ed aperte a libro) in questa marinatura metterle per mezz'ora in frigo. 
Accendere il forno a 200°, tostare il pangrattato in un padella con un filo di olio evo, togliere dal fuoco, lasciar raffreddare e unire il finocchietto e i pistacchi tritati.
Asciugare le sarde con carta da cucina, farcirle con una piccola presa di composto, arrotolarle delicatamente, infilzarle con degli stecchini in bambù o con degli stuzzicadenti.
Disporre i roll di sarde in una leccarda con della carta forno precedentemente oliata, aggiungere un filo d'olio e condire con poco sale e pepe. Infornare a 200 ° per 4-5'. Servire con un piccolo rametto di finocchietto e se lo desiderate un po’ di buccia d’arancia grattugiata con la microplane.

Taste of Cibvs a Taste of Milano: ve lo do io il #purogodimento!

Come passa il tempo..non solo perchè come crema antirughe mi rimane solo il photoshop ma anche perchè una non fa in tempo a sfornare brownies a settembre che è già ora di rimettersi ai fornelli a maggio. Tutto questo a San Siro. Anzi, nella cucina di un motorhome parcheggiato all'Ippodromo di Milano. 
Perchè #purogodimento è in perenne movimento.