Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

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Visualizzazione post con etichetta gallina padovana. Mostra tutti i post
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Soufflè di pollo MondoSnello profumato al rosmarino con noci ed asiago stravecchio: un piatto bello e buono che racconta la storia della Gallina Padovana

"Le donne di Padova guardano dietro ai vetri
le donne di Padova non hanno mai segreti 
le donne di Padova non è un luogo comune 
che sotto il vestito nascondono le piume."

Anche i cantautori, tra le rime baciate, sanno che a Padova esiste una gallina, anzi, una Gallina che un re contadino, Casimiro III, considerava davvero preziosa tanto che la faceva scorazzare tranquillamente tra i regali giardini.
Venne portata a Padova da un altro personaggio alquanto eccentrico, Dondi dell'Orologio,     che ebbe qualche difficoltà a rinchiuderla in un pollaio. Del resto, era la Gallina da compagnia di un re!

Nel blog di Allegra questa settimana vi racconterò la sua storia e di come è finita in un profumatissimo soufflè ricco anche di Omega3, grazie alle proprietà nutritive delle noci.

Vi auguro una buona lettura e una buona cottura!




Taste 7 a Firenze: alla Stazione Leopolda arriva un treno carico di Solidarietà. E di Panettone al Kabir.


Un mese fa sono stata contattata dall'organizzazione di Taste, evento di Pitti Immagine giunto alla settima edizione, pensato e fortemente voluto da Davide Paolini, ovvero un salone dedicato alle eccellenze del gusto e del food lifestyle, per raccontare un po' di me e della mia passione, concretizzata nel blog e in una ricetta ad hoc, studiata per l'evento e sviluppata con alcuni dei prodotti degli espositori presenti a Firenze.

Un po' di tecnica? Signore e Signori: "la Canevera"


Alla base dell'amore per la cucina non c'è solo una passione insita nel dna che è esplosa negli anni, felicemente e consapevolmente, ma c'è anche il desiderio di scoprire tutto ciò che appartiene alla nostra tradizione passata, cancellata con esiti nefasti, dalle conseguenze di un illusorio boom economico.
Tecniche di coltivazione e di allevamento, rispettosi della terra, dell'animale e dell'uomo andavano a braccetto con tecniche di cottura sapienti ed antiche, che miravano a valorizzare la materia prima in tempi in cui combinare il pranzo con la cena era il fulcro, a volte missione impossibile, di una quotidianità fatta di fatica ma anche di sorrisi condivisi.


Così oggi vorrei raccontarvi la tecnica della cottura in "canevera" che prevede l'utilizzo della vescica di maiale, uno strumento originale e raro per la cottura: ripulita e seccata si conserva un importante ingrediente, lo strutto. 
La particolare tecnica di cottura poteva essere applicata solo nel periodo autunnale, quando si usava uccidere il maiale, per ricavare i salumi destinati al consumo familiare e si conservava la vescica o per lo strutto o per cucinare il cappone novello.
Purtroppo è sempre più difficile riuscire a trovarla disponibile per cui, come succedaneo, sarà utilissimo un sacchetto di plastica specifico per questo tipo di cottura, sostituibile anche con la tecnologica carta fata.

La canevera (canna vera) altro non e’ che una canna palustre comune, peraltro usata per la copertura dei tetti dei casoni di valle e di terra ferma, di 20 cm circa, segata ai limiti esterni di due nodi e completamente cava, che funge, nella preparazione di questo piatto, da sfiato.


Ne La Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, di Pellegrino Artusi (1881) troviamo una ricetta del Cappone in Canavera. Che questa tecnica fosse nelle abitudini delle genti venete è confermato dalla pubblicazione edita in Zara nel 1886 intitolata “Gastronomia sperimentale”, scritta da un attore gastronomo veneto, A. Papadopoli. Nelle sue disordinate ricette ci propone “un brevetto d’invenzione”, quale “Il bove in prigione”, interpretando la cottura in canevera usando la carne di manzo.


Si tratta quindi di un rito del cibo che si rifà all’ingegno delle casalinghe venete e della tradizione contadina e popolare, ma è soprattutto un elemento distintivo di una civiltà che non bisogna smettere di raccontare!
  • La vescica di maiale era reperibile solo in una precisa stagione dell’anno (uccisione del maiale).
  • Dopo il mangiare di magro della Vigilia, il cappone era ed è una pietanza Natalizia.
  • La canna palustre è espressione del territorio.
  • Gli altri ingredienti individuano le specifiche caratteristiche degli usi e costumi delle diverse aree del Veneto.
Al di là del tipo di pollame scelto nelle ricette (gallina, cappone, pita…) questa ricetta ha elementi distintivi del modello alimentare della Saccisica-Padovana, come è possibile riscontrare nella bibliografia che segue:
  • Michele Savonarola (Padova, (1385 –1466), medico, umanista, scienziato e docente all’Università di Padova) attribuisce ad Avicenna (alias Abū Alī al-usayn ibn Abd Allāh ibn Sīnā o Pur-Sina (980 -1037, è stato un medico, filosofo, matematico e fisico persiano) il consiglio di far arrostire la gallina all’interno del corpo di un capretto o di un agnello;
  • steccare la cipolla con i chiodi di garofano tipico del gran bollito alla Padovana;
  • l’uso degli agrumi nel pollame si rifà alle nostre genti (vedi Capponi in fricassea di Cristoro Messisbugo,1552, Venezia) o al più recente “Pollastro a la Padovana co’l agro de limon” riportato da de Zuliani Salvatori nel libro “A tola coi nostri veci, Franco Angeli, Milano, 1983)
  • l’uso della mela (vedi “Bon savore da polastr”i ne “Il libro per cuoco” di un anonimo secolo XIV).
E finalmente la ricetta, o meglio la tecnica, della canevera!



Per la cottura in canevera:
un sacchetto, una canna di bambù, dello spago per la sigillatura.

Cosa ci si mette dentro
1 o mezza gallina, una cipolla steccata con 4-6 chiodi di garofano, una carota ed un gambo di sedano mondati, un limone - o un'arancia - tagliato a spicchi e bio, una mela granny smith tagliata a spicchi, una foglia di alloro, pepe nero e ginepro in grani, una stecca di cannella, una presa di sale, un cucchiaino di zucchero di canna.

All'interno del sacchetto inserire tutti gli ingredienti, la gallina “farcita con gli aromi” a testa in giù, il gambo di bambù e sigillare il tutto con lo spago lasciando il bambù libero dal sacchetto per metà.
In una pentola capiente inserire il sacchetto e riempirla d'acqua, facendo il modo che il bambù resti all'esterno, tipo periscopio del sottomarino. Sarebbe meglio che il sacchetto rimanesse in sospensione, legandolo ad un mestolo di traverso posto sopra la pentola.
Al bollore considerare almeno un'ora e mezza di cottura. Lasciar raffreddare dentro la pentola.

Togliere dall'involucro la gallina, spolpandola. Le verdure e gli umori possono essere frullati con un po' olio extravergine ed utilizzare la salsina così ottenuta per condire la carne oppure si può impiattare la carne con un po' di misticanza, qualche pinolo e qualche chicco di uva passa, lasciata in ammollo per una decina di minuti in vino bianco secco.



Poteva mancare la ricetta? Certo che no!

Insalata di gallina padovana con uvetta e pinoli
Ingredienti
Una gallina padovana, 1 mela granny smith, 1 limone o 1 arancia, 1 gamba di sedano, 1 carota, 1 cipolla bianca steccata con 4-6 chiodi di garofano, qualche grano di pepe nero, qualche bacca di ginepro, una stecca di cannella, una foglia di alloro fresco, 1 presa di sale grosso, 1 presa di zucchero di canna.

Terminata la cottura impiattare la carne della gallina con un po' di misticanza fresca, pinoli tostati in un pentola antiaderente, uvetta sultaniva ammollata, un filo di olio evo, salare e pepare a piacere.


Bigliografia:
Accademia della Cucina Italiana, La tradizione a tavola, Bolis Edizioni, 2015
Pellegrino Artusi, La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene, Tipografia “L’arte della stampa”, 1910
Il brolo, l'orte e la corte nel piatto, Terra Ferma Editore, 2006
Alla gran corte della gallina padovana, Terra Ferma Editore, 2004
La cucina padovana di Giuseppe Maffioli, Franco Muzzio editore, 1981http://www.gastrosofia.it/gastronomia/gallina/
http://www.gallinapadovana.net/it/la-mia-esperienza-in-allevamento.php

Metti una sera, al Redentore, con una terrina Staub :)


Certo è che se non ci fossero state le grandi epidemie e i conseguenti grandi voti popolari non credo che le opere architettoniche che rendono uniche le nostre città avrebbero visto la luce.




Tajine profumata di gallina padovana e zucca

Tajine profumata di gallina padovana e zucca

Quando Agata è arrabbiata con me, perchè io la metto in dieta, lei diventa ancora più dispettosa del solito. 
Credo abbia capito quanto sono importanti gli appunti che prendo, alle volte freneticamente, nei blocchettini sparsi ovunque utilizzando matite che vengono da ogni parte del  mondo (una mia passione, lo confesso) anch'esse a disposizione in ogni angolo della casa, raccolte in bicchieri d'argento o di vetro colorato o dentro i libri!
Ogni stanza della casa, più angoli in ogni singola stanza, sui muri di lavagna della cucina (in questo caso con dei fantastici gessetti colorati), immobilizzati da magneti i miei foglietti o le pagine strappate di riviste e giornali raccontano ricerche stagionali stratificate nel tempo, aggiornate con le prove sul campo, definitivamente abbandonate e sepolte da altra carta.


Le tradizioni, queste sconosciute ovvero il cibo buono, pulito e giusto.


Gallina Padovana: io, senza trucco....



Modello Giuditta...

Ho visto il Contest di Al cibo commestibile: D.O.P. ovvero una raccolta a più mani di quanto le nostre tradizioni gastronomiche sono state in grado di offrire e, grazie al duro lavoro di contadini ed allevatori nel corso dei secoli, di portare tutt'oggi sulle nostre tavole. (http://alcibocommestibile.blogspot.com/2009/09/are-you-ready.html). Lo sponsor di questa iniziativa è


Grazie a Slowfood ed alla passione di Carlo Petrini oggi, dopo vent'anni, possiamo parlare di Presidi, ovvero della nostra illustre tradizione gastronomica che rischia ogni giorno di venir sepolta dal business e dall'intensivo, allevamento o coltivazione che sia. Con il rischio di trovare nelle nostre cucine frutta e verdura fuori stagione e priva di gusto, animali allevati stravolgendo la loro natura di erbivori.


Nella mia regione c'è un presidio che mi è simpatico da sempre, da quando bimba la vidi per la prima volta nell'aia di mio nonno, superba e ribelle Gallina che alla sera non si ritirava in pollaio, come le altre sue consimili, ma andava a dormire sui rami degli alberi vicini. E come non poteva essermi simpatico un volatile punk?!


Ha lunga barba, i favoriti sulle guance e un ciuffo di penne lunghe e lanceolate che si aprono a corolla e le piovono sugli occhi.
Ha le narici rosse e carnose che incorniciano il becco e il campo visivo piuttosto limitato: la padovana si orienta sbirciando tra le penne, e questo spiega il suo esitante deambulare (io sono miope dalla nascita: senza lenti cammino proprio così!). Può essere nera, bianca, dorata, camosciata o argentata. La diatriba sulla sua origine non si è mai conclusa, ma fra tutte c’è un’ipotesi più probabile di altre. Nel Trecento il marchese Giacomo Dondi dall’Orologio, medico e astronomo padovano, durante una visita in Polonia, ne avrebbe preso alcuni capi per arredare il giardino della sua villa gentilizia. E come se non bastasse, alcuni mesi fa, Paris Hilton chiese di trasferirne alcune coppie nel suo ranch faraonico (appunto) e le nutre con caviale e couscous algerino per rendere più appettitose le sue carni (quelle della gallina padovana) :-)


Ma poteva mancare un risvolto sportivo nella mia famiglia? Eh no! Quindi poche righe per ricordare che la Gallina Padovana è anche la mascotte del Calcio Padova, la si trova in qualche bandiera dei tifosi più attempati e contraddistingue allegramente alcune delle tifoserie. Infatti si dice "è nato prima l'uovo, la gallina o il calcio Padova?"

Per cui vi rimando ad una preparazione postata qualche tempo fa (http://www.lacucinadiqb.com/2009/07/gallina-padovana-in-canevera.html) che suggerisce anche una tecnica tradizionale di cottura.


Buon contest a tutti.