Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

GENTE DEL FUD E DISSAPORE IN VIDEO

GENTE DEL FUD E DISSAPORE IN VIDEO
20foodblogger, 20prodotti, una passione: Pomodorino di Torre Guaceto o Cipolla di Acquaviva? ;)

la cucina di qb è anche app

la cucina di qb è anche app
per telefoni Nokia

La Cucina Italiana

La Cucina Italiana
Special Ambassador

Lettori fissi

Visualizzazione post con etichetta omega3. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta omega3. Mostra tutti i post

"Dottoressa, ma la fellatio è vegana?" e il Burger integrale con fieno greco blu e semi Omega3, polpetta di lenticchie alla polvere di foglie di pepe di Tasmania, tofu marinato e datterini confit. Per #Mtchallenge 49



Il polso di Arianna vibrò e sul display retroillumato lesse “Corso di cucina archeologica confermato. Codice teletrasporto #terzocerchiosestocanto.”
Alzò lo sguardo e si lasciò distrarre dall’ologramma che, scelto da Zeta al mattino, la mente cibernetica che supervisionava la sua nuova smart vita, le aveva scandito la giornata con una serie di immagini che mimavano lo scorrere delle ore e la stava coccolando con un bel tramonto in via dei Serpenti, l’elegante quartiere di Roma al quale era particolarmente legata. In realtà non si era ancora del tutto abituata alla discreta ed ingombrante presenza di Zeta. Che lo capì, analizzando i suoi livelli di cortisolo.
“Io sono programmata per farti star bene” disse una voce femminile suadente, vellutata ma non troppo ammiccante.
“Allora mettiti in modalità Saparunda!” rispose Arianna, seccata dall’ennesima invasione di campo da parte di Zeta.
Sull’enorme e sottilissimo schermo che occupava una parete del living apparve un nero assoluto appena illuminato da una sequenza cromatica di led.
“Non mi risultano item. Ho trovato solo un blog datato inizio del terzo millennio.”
Arianna adorava mettere in difficoltà Zeta. Rivolse un sorriso appena beffardo allo schermo e rispose “Non è un item. Sono io. O meglio, ero io. Prima di questo casino megagalattico”.
Si lasciò cadere sul divano in morbida similpelle nera. Aveva tempo prima dell’inizio del teletrasporto. E pensò a quel dannato pomeriggio, in quella sala da tè, dove sua madre le aveva dato appuntamento.


“Figlia mia, ma proprio la nutrizionista dovevi fare? Oramai non serve più mangiare! Il Ministero del Benessere e della Verità ha definito standard eno-gastronomici per tutti, dal neonato al centenario, e gli algoritmi elaborati dalle Unità Centrali sono molto più attendibili delle prescrizioni umane. Tu continui a parlare di Dieta Mediterranea! E chi se lo ricorda più il pesce, la verdura e il caciocavallo podolico….”
Arianna rigirava il cucchiaino nella tazza come se le foglioline di tè verde danzanti sul fondo potessero anticiparle il futuro.
“Ma secondo te chi è che fornisce alle Unità Centrali i dati per elaborare gli algoritmi?! Senza gli anni di studio, la ricerca, le sperimentazioni e soprattutto l’enorme passione ci si ritroverà con compresse, capsule, gocce e dispositivi sublinguali! Ma vuoi mettere la bellezza di una pesca matura? O il latte appena munto con il quale produrre formaggi affinati nella paglia o nelle vinacce? E i legumi? E le radici? E i tuberi?” rispose alla madre, che la guardava con l’infinita tenerezza che solo una genitrice, e non un’incubatrice, poteva provare.
“Lo so Tesoro mio, ma oramai è così. Sulla Terra siamo malpresi e quindi non c’è spazio per la nostalgia. Il Ministero del Benessere e della Verità ha decretato per noi il meglio: tutti vegani sintetici! Vedrai, è solo una questione di abitudine. Siamo in 12 miliardi e non ci possiamo certamente permettere la biodiversità! E visto che le generazioni precedenti hanno esagerato con l’assunzione di antibiotici e antivirali pochi scambi e niente abbracci. Toccare la carne umana è peggio che mangiare l’abbacchio.” concluse la Mamma.


“Che mondo di merda! Ma il cibo non è solo aminoacidi essenziali, proteine e carboidrati, cavolo! E’ annusare, toccare, scegliere, assaggiare, gustare, rifiutare, memorizzare, condividere. E anche peccare. Altrimenti, il gusto del proibito che gusto avrebbe?” pensò rassegnata, mentre raggiungeva la fermata della metro che l’avrebbe portata a casa.
Un ragazzo dalla bellezza androgina, stranamente poco tamarro, le mise in mano, senza parlare, un flyer dalla consistenza ruvida e lucida nello stesso tempo. Era una pubblicità.
“On The Rocks: il tuo viaggio, il nostro freddo.” Scansionò il qr-code e un video le rappresentò un futuro prossimo possibile: l’ibernazione, in attesa di tempi migliori.
“Ed eccomi qui….” pensò, ricordando che dalla visione di quel video all’acquisto della capsula che l’avrebbe conservata per trecento anni passarono poche ore, appena il tempo di mandare qualche mail il cui invio, programmato alle ventiquattro ore successive, le avrebbe risparmiato l’obbligo di replicare a tutti i consigli degli esperti della vita altrui.



Gli organi vitali ripresero a funzionare in maniera egregia nelle ore successive al suo “risveglio”, neppure fosse passato il Principe Azzurro con il bacio d’amore vero, e prese possesso dell’appartamento, e della vita, che il contratto sottoscritto con “On the rocks” contemplava. Poi sarebbe arrivato anche il lavoro. Che avrebbe dovuto comunque essere rivoluzionato.
Quanto anticipato dalla Mamma, purtroppo, si avverrò e anche se non c’era più il Ministero del Benessere e della Verità, sostituito da una più pragmatica Unità Stiamo Lavorando Per Voi, il panorama non era certamente dei più rosei.
Nel 2315 erano stati risolti con successo tutti i problemi che angustiavano l’Umanità: l’utilizzo esclusivo di carbon fossile per le necessità energetiche, lo sfruttamento irresponsabile della terra e il relativo disboscamento delle foreste pluviali, i test nucleari nelle barriere coralline, gli allevamenti intensivi e crudeli. La società era diventata vegana: i mari, curati con plancton ogm, ripopolati, disintossicati ed ossigenati e negli allevamenti gli animali, massaggiati quotidianamente e alimentati con mais iperproteico dal dna modificato, producevano latte che classi di scolaresche osservavano dalle vetrate delle teche di musei del cibo archeologico.
Tre secoli di allarmismo avevano fatto bene al pianeta ma le persone, senza ricordi e senza più voglie, continuavano a sopravvivere con compresse, capsule e gocce sublinguali. E senza toccarsi, anche se i batteri ed i virus erano diventati dei preziosi alleati. Infatti, erano tutti senza ombelico. 

“Proprio un mondo a misura di nutrizionista…” si disse Arianna, alzandosi dal divano e passando a rassegna gli outfit che Zeta le stava proponendo per la serata. “Abbigliamento comodo, Zeta, in fin dei conti si dovrà cucinare, no?”.


Il teletrasporto la portò in una casa del centro, una meravigliosa costruzione liberty, con dei graziosi bassorilievi bianchi che risaltavano sull’elegante facciata color caramello.
Entrò, salutò e un’amica di Zeta, evidentemente, le fornì le istruzioni necessarie per poter “godere appieno della serata”.
Si ritrovò assieme ad altri umani, dall’età e dalla razza indefinita, piacevolmente magri e desiderosi di interagire psichicamente, in una grande stanza-laboratorio che ricordava quelli linguistici che aveva frequentato al liceo, la cui unica nota piacevole erano le fughe in bagno per scambiarsi baci furtivi e panini con la marmellata. Sul fondo uno schermo, grande come la parete. Tra postazione e postazione pareti di vetro sottile. All’interno un touchscreen a mo’ di piano di lavoro e sui lati delle membrane sottili, come delle casse, dalle quali uscivano i suoni e gli aromi degli ingredienti che dal piano di lavoro e dallo schermo centrale si susseguivano.
“Una video ricetta profumata?! Ma questi sono fuori di testa! E lo chiamano corso di cucina archeologica?!”. 
Arianna era furiosa e non si era accorta che i suoi pensieri erano stati amplificati dal computer che sovraintendeva tutto e che, come un impassibile maggiordomo di scuola inglese, chiese “Non è soddisfatta Dottoressa? E’ la prima volta che ci accade, ma siamo pronti ad aggiornare le nostre informazioni.”
Gli altri partecipanti la guardavano con curiosità mista a timore ma non erano spaventati: 300 anni di vita ovattata, senza problemi o dolori, avevano creato una popolazione con reazioni pacate ma senza più desideri né voglie.



“Computer, voglio che mi mostri in sequenza tutto quello che dirò e non voglio essere interrotta. 
Ad ogni oggetto deve corrispondere l’ologramma adeguato così che tutti ne prendano coscienza e subito dopo la replica più fedele che sei in grado di produrre, in tante copie quanti sono i presenti. 
Poi voglio che trasmetti immagini di mani che impastano pani, che ripuliscono la terrina di un budino al cioccolato, che raccolgono fichi maturi da un albero e primi piani di bocche e lingue che gustano miele e addentano frutta. 
Voglio vedere braccia che si sfiorano, gambe che si accavallano ed infine labbra che si baciano. E manda random il video di un gruppo inglese del ventesimo secolo, i Garbage, “Androgyny, che magari ci ispira un po’. 
Direi che per questa sera può bastare. E, concluse rivolgendosi ai presenti, se avete domande io o i vostri smartphone sapremo rispondere.”


Gli oggetti iniziarono a prendere forma e sostanza, i partecipanti al corso uscirono dalle postazioni ed incuriositi ed eccitati cominciarono a toccare il cibo ed assaggiarlo, a condividerlo e scambiarlo. Si alzarono i livelli di serotonina ed anche quelli di altri ormoni assortiti ma nessuno diede retta al computer che diligentemente sottolineava le anomalie dei parametri vitali che erano diventati finalmente molto più che vitali. Erano vivi.


Imitando i gesti, riprodotti dal video, che per la prima volta venivano visti le mani iniziarono a sporcarsi di farina e di acqua, vennero succhiate dita sporche di cioccolato e miele, vennero baciate bocche rosse di ciliegie e fragole.
Arianna si guardava attorno soddisfatta e finalmente appagata, novella Eva e Serpente di un Paradiso Terrestre terribilmente noioso.

Mentre sentiva che le braccia riprendevano vigore impastando un panetto dolce e profumato una ragazza spettinata, con gli angoli della bocca che tradivano l'assaggio del cioccolato e con gli occhi che brillavano più della Via Lattea le si avvicinò e le chiese: “Scusi Dottoressa Arianna, ma la fellatio è vegana?”.




L’ispirazione di questo piatto è nata da una domanda che mi fu fatta durante un corso di cucina vegetariana, dove si erano erano affrontati anche i temi etici che fanno abbracciare a sempre più persone la scelta più severa della cucina vegana, sempre più popolare. E quindi se è vero che siamo quello che mangiamo è vero che siamo anche quello che condividiamo. Il cibo, infatti, è soprattutto convivialità sia nella preparazione che nella degustazione, il giusto condimento che non dovrebbe mancare mai. Ingredienti mediterranei quindi e tanta sapienza gastronomica italiana per questo “American Burger “che diventa vegetariano, anche se con piccole concessioni aka peccati di gola: i sentori del pane sono quelli di un prato in fiore che discretamente sanno accompagnare la neutralità severa delle lenticchie di Castelluccio, con cui è preparata la polpetta, e del tofu marinato con sapori sapidi, come le falde di pomodoro, le olive taggiasche e l’acciughina. La lattuga è fresca e croccante, appena colta dall’orto e si mescola con le due salse, preparate in pochi minuti con l’elegante senape e il più concreto pomodoro. Il contorno è anch’esso profumato e colorato: le patate a spicchio al rosmarino ed i datterini confit, entrambi cotti in forno, per trasformare lentamente il gusto e per abbattere grassi e condimenti. Ed infine poco sale e tante spezie, tesori sui quali la Serenissima è diventata grande.


Burger integrale con fieno greco blu e semi Omega3 con polpetta di lenticchie alla polvere di foglie di pepe di Tasmania, tofu marinato e datterini confit 

Ingredienti e procedimento per il buns 
125 g di Petra 5 
125 g di Petra 9 
130 g di latte intero 
10 g di fieno greco blu 
20 g di burro salato 
5 g di zucchero di palma integrale 
5 g di strutto 
4 g di lievito di birra fresco 
1 cucchiaino di miele di Sulla 

Intiepidire il latte, scioglierci il lievito con il miele e lasciar riposare per una decina di minuti. In una boule divetro mescolare le farine, versare il latte a filo mescolando con un cucchiaio di legno. Aggiungere lo strutto, il burro a temperatura ambiente, lo zucchero ed il sale. Impastare fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo. Coprire con pellicola e un panno e lasciar lievitare fino al raddoppio (1-2 ore).
Riprendere l'impasto,sgonfiarlo leggermente e formare un rettangolo, piegarlo in tre, girarlo di 90° e ripetere le pieghe. Far riposare così l'impasto, con la chiave (la parte della piega) rivolta verso il basso e coperto da un panno per circa mezz'ora. 
Dividere l’impasto in 4/5 pezzi da 80/90 g all’uno, pirlare i buns dando forma tondeggiante. Appoggiarli sopra una leccarda coperta da carta forno e schiacciarli leggermente con il palmo della mano. Far riposare ancora mezz’ora. In una ciotola sbattere un uovo a temperatura ambiente con un cucchiaino di latte o acqua, spennellare la superficie dei buns e cospargerli di semi di sesamo (o lino, zucca, girasole, amaranto, papavero, canapa sativa, ecc) o di un mix di tutti questi. Cuocerli nel forno statico già caldo a 180° fino alla doratura, circa 20’-25’. 
Sfornare, far raffreddare sopra una gratella e mettere da parte. 

Ingredienti e preparazione per la farcitura: formaggio 
1/2 panetto di tofu 
1 cucchiaio di olive taggiasche denocciolate 
3 falde di pomodori secchi 
1 acciuga sotto’olio origano fresco o secco olio evo da olive taggiasche 

Tritare grossolanamente le falde di pomodoro, le olive e acciuga e trasferire il tutto in una ciotola con l’origano ed un filo di olio evo, mescolare e cospargere il tofu tagliato sottilmente (quasi un carpaccio), coprire con pellicola e far marinare in frigo, meglio se tutta la notte. 

Ingredienti e preparazione per la farcitura: polpetta di lenticchie 
300 g di lenticchie di Castelluccio 
1 uovo bio 
1 cucchiaio di parmigiano reggiano o pecorino grattugiati 
1 panino piccolo tagliato a tocchetti e lasciato ammorbidire con 2 cucchiai di latte 
1 carota 
1 scalogno 
un paio di rametti di timo fresco sale iodato 
½ cucchiaino di foglie macinate di pepe Tasmania (in alternativa un pepe nero aromatico) 
olio evo da olive taggiasche 

Tritare finemente la carota e lo scalogno e farle appassire con un filo di olio evo in una casseruola, unire le lenticchie, mescolare bene, coprire con brodo vegetale e cuocere a fuoco dolce per circa 20’-25’, aggiungendo brodo, se necessario, durante la cottura. 
Frullare le lenticchie con il pane, il formaggio e l’uovo, trasferire il composto in una ciotola, regolare di sale, profumare con la spezia ed unire le foglioline di timo. 
Formare delle polpettine di diametro dei buns (5-6 cm) e altre 2-3 cm e cuocerle nella padella antiaderente (sono delicate e si potrebbero spezzare) per qualche minuto per lato. 
Mettere da parte. 

Ingredienti e preparazione per le salse (perché ogni hamburger che si rispetti deve essere preparato con 2 salse) 

Salsa 1
2 cipolloti 
2 cucchiai di coulis ottenuto frullando e passando al colino i datterini confit 
1 mini bouquet garnì 
olio evo da olive taggiasche 

Tagliare i cipollotti in piccola dadolata e farli appassire con un filo d’olio in una casseruola, unire il coulis di datterini e il bouquet garnì e cuocere per pochi minuti a fuoco dolcissimo. 

Salsa 2
2 scalogni 
8 cetriolini in agrodolce piccoli 
40 g di senape di Digione 
1 cucchiaio di miele di Sulla 

Tagliare in piccola dadolata i cetriolini e gli scalogni e mescolare la senape con il miele. Unire il tutto, mescolare accuratamente e conservare in frigo fino all’utilizzo. 

Ingredienti e preparazione dei contorni: i datterini confit 
500 gr di pomdorini datterini 
pepe nero di Tasmania 
sale iodato 
un bouquet garnì composto come si desidera (basilico, salvia, rosmarino, maggiorana, santoreggia, finocchietto, ecc) 
zucchero di palma integrale o zucchero di canna integrale 
olio evo da olive taggiasche 

In una leccarda protetta da carta forno disporre i pomodorini unendo sale, pepe, zucchero ed un po’ di olio evo. Cucinare nel forno statico a 150° per circa 2 ore. 

Ingredienti e preparazione dei contorni: patate al rosmarino 
2/3 patate medie novelle 
2 rametti di rosmarino 
2 spicchi d’aglio rosa in camicia 
olio evo da olive taggiasche 
sale di Maldon 
pepe nero di Tasmania 

Sbucciare e lavare le patate. Tagliarle a spicchi regolari. Lasciarle in ammollo in acqua fredda per almeno 30’. 
Portare a bollore dell’acqua salata in una casseruola, sbollentare le patate fino alla ripresa del bollore, scolare, raffreddare sotto acqua fredda o in abbattitore e trasferire in una casseruola con 3 cucchiai di olio evo, gli aghi tritati e gli spicchi d’aglio in camicia. 
Cuocere fino a doratura nel forno in cui stanno cucinando i datterini. Regolare di sale e profumare con una macinata di pepe nero di Tasmania. 

Comporre il panino 
Tagliare a metà i panini e passarli per due minuti sotto il grill o in una padella antiaderente, tagliare a juienne qualche foglia di lattuga, spalmare le metà dei panini con la salsa alla senape e partendo dalla base, continuare con la polpetta, la lattuga, la salsa di pomodoro, il tofu con un po’ della marinata e chiudere con la parte superiore del panino spalmata di salsa alla senape. Servire con i contorni.


Finito Carnevale? Settimana detox (che nelle pasticcerie ci sono già le colombe): si inizia con una bella insalata d'inverno


Si fa presto a dire detox e soprattutto si fa presto a dire "insalata".
E' indubbio che la Quaresima arriva come manna dal cielo (è il caso di dirlo) in quanto la bella stagione sta bussando alle porte, anche del nostro armadio e, tra un brindisi ed un'apricena, siamo seduti a tavola da metà novembre.
Il nostro fegato grida vendetta e prima portare tutti gli abiti ad allargare è meglio metterci un po' d'impegno ed iniziare le pulizie di primavera soprattutto all'interno delle nostre dispense: per un certo periodo, che non a caso tutte le religioni del mondo collocano tra la fine dell'inverno e l'inizio della primavera, ci verrà richiesta una cerca morigeratezza dei costumi (altrimenti chi avrà il coraggio di indossarli?), optando per menù più salubri e meno complicati da gestire per il nostro organismo che, per affrontare meglio l'intensità del cambio di stagione, dovrà liberarsi di molte, troppe, tossine accumulate in meno di due mesi.


E quindi ci si tutta nelle "insalatone" ovvero un guazzabuglio gastronomico dove si associano proteine animali e vegetali, animali e animali, senza proteine e tanti sali minerali, molte fibre e un pizzico di olio...insomma spesso più complicate da gestire di una salama da sugo.
Il fatto di pranzare o cenare con un'insalatona non deve divenire il pretesto per assemblare l'inassemblabile, consentendoci di condire le nostre portare cum grano salis, letteralmente.


La proposta di oggi, ovvero un'Insalata d'Inverno, racchiude nei principi un po' amari del pompelmo quell'aiuto a depurarsi del quale il vostro fegato ve ne sarà grato, nell'uva sultanina una riserva di energia che non ci creerà picchi glicemici, nel rosso della melagrana non solo colore ma tanti antiossidanti e nelle mandorle e nei semi di lino gli acidi grassi che tanto fanno bene al nostro organismo.
La parte da leone la fa, ovviamente, il cappuccio, una lattuga dal cespo compatto a volte chiuso ed a volte più aperto e morbido. 
A questo gruppo appartengono anche altre "insalate" dai nomi e dai sapori più disparati: la trocadero, la brasiliana, la letizia, la regina di maggio e la meraviglia delle quattro stagioni, invitante già dal nome.


Quantità e procedimento li trovate qui, nel sito de Le Buone Ricette, mentre per la prossima ricetta detox vi aspetto domani.

Buon appettito :)

#lebuonericette e il sole nel piatto: l'Insalata di couscous allo zafferano con funghi e noci

Un fuori menù colorato e profumato per il giorno dedicato a Mercurio? Certo che si!
A metà settimana c'è bisogno di una sferzata di energia per affrontare gli impegni che si susseguono sempre più incalzanti, senza "appesantire" il metabolismo.


La proposta di oggi è "food-trotter" grazie all'ingrediente principe, il couscous, che profumato e colorato dallo zafferano diventa ricco per la presenza dei funghi e croccante, e ricco di Omega3, per le noci.
Il couscous è un ingrediente che mi piace usare, anche integrale ed anche di altri cereali, e che viene tradizionalmente preparato in moltissime varianti: dolci e salate, con carne e con pesce e ricchissimo di verdure, come quello rituale "alle 7 verdure", tipico del Marocco.


Se avete voglia di leggere qualcosa sull'argomento e sui chilometri che nel mondo e nella storia il couscous ha percorso non dovete perdervi "Le avventure del couscous" di Hadjira MouhoubClaudine Rabaa. E se poi volete mettervi ai fornelli, qui troverete ingredienti e procedimento.

Buon appetito!

#buonericette e il confort food della domenica: Zuppa di zucca e curcuma con noci


La giusta stagionalità sembra essersi coordinata con il meteo per cui in questi giorni di novembre si manifesta come di consuetudine: un po' (poco, per la verità) di freddo, giornate che si accorciano, le foglie che cadono e il desiderio di avvolgere il proprio corpo con capi morbidi.


L'orto non ci regala più i colori e le vitamine delle estate e il nostro sistema immunitario ha bisogno lo stesso di qualche attenzione mentre i nostri occhi desiderano i colori dell'estate. Detto fatto! Zucca e curcuma in una zuppa resa croccante dalle noci tritare grossolanamente. Il benessere nel piatto, insomma, senza tanta chimica.


Una rispettosa cottura con una pentola in ghisa darà il tocco finale a questa vellutata: ingredienti e procedimento qui.


Buona domenica :)

Soufflè di pollo MondoSnello profumato al rosmarino con noci ed asiago stravecchio: un piatto bello e buono che racconta la storia della Gallina Padovana

"Le donne di Padova guardano dietro ai vetri
le donne di Padova non hanno mai segreti 
le donne di Padova non è un luogo comune 
che sotto il vestito nascondono le piume."

Anche i cantautori, tra le rime baciate, sanno che a Padova esiste una gallina, anzi, una Gallina che un re contadino, Casimiro III, considerava davvero preziosa tanto che la faceva scorazzare tranquillamente tra i regali giardini.
Venne portata a Padova da un altro personaggio alquanto eccentrico, Dondi dell'Orologio,     che ebbe qualche difficoltà a rinchiuderla in un pollaio. Del resto, era la Gallina da compagnia di un re!

Nel blog di Allegra questa settimana vi racconterò la sua storia e di come è finita in un profumatissimo soufflè ricco anche di Omega3, grazie alle proprietà nutritive delle noci.

Vi auguro una buona lettura e una buona cottura!




"Bisognerebbe imparare a vivere come un gatto e ad amare come un cane". E un tortino per iniziare la giornata

La mia radio è sempre accesa. E' il primo gesto al mattino, appena non-sveglia. In casa, in auto, in giardino.
Alle volte è la prima voce che sento, subito dopo il miagolio di Agata e l'uggiolare di Meggie.
E' spesso l'ultima voce che saluto quanto capita di lavorare fino a tardi e si ha la necessità di condividere con qualcuno i tanti chilometri che dividono dal comodo letto di casa.

Mi piacciono le radio parlate, quelle in cui si sorride senza la necessità di parolacce (a parte la trasmissione "La Zanzara" di Radio24 ma vi assicuro che la replica che viene mandata in onda a notte fonda è più efficace di quattro caffè ristretti!). Mi piacciono i palinsesti consolidati che riescono a dare una sorte di sicurezza: notizie economiche e relative analisi che si alternano a brani rock, le elucubrazioni politiche ed i saggi suggerimenti della "società civile", quasi stupefacenti nella loro semplice efficacia, i consigli medici che ti fanno venir voglia subito di Omega3 e vitamina C anche se ti stai preparando uno spuntino a base di pane appena sfornato, formaggio stagionato e magari un buon bicchiere di vino rosso. Mi piacciono le storie dei personaggi che hanno fatto la storia, quantomeno la loro.


Mi piacciono le voci pacate, le risate sincere improvvise, le confidenze quasi ammiccanti, gli sfottò eleganti e rispettosi, i singhiozzi soffocati, la timidezza di chi non crede nelle proprie capacità e la sfrontatezza di chi ci crede ancor meno, il timbro squillante dei bimbi e quello ancora più vivace dei loro nonni. Un universo di sconosciuti che porti con te passando dalla cucina al giardino, al quale vorresti rispondere, dare un consiglio, offrire un dolcino e un caffè.

Mi piacciono le voci e le inflessioni dialettali: il veneto dice "insomma" e "diciamo" (e lo faccio anch'io! me ne accorgo quando riascolto le puntate della trasmissione che preparo con Gil :), il milanese te lo immagini sempre con la cravatta dal nodo grosso sulla candida camicia dai polsini sbottonati, il toscano è sempre veemente, ad ogni età, con il napoletano si ha sempre l'impressione che da lì ad un secondo capiterà qualcosa di imprevisto ed il siciliano ha un ritmo, quasi una metrica, che ricorda una nobiltà alle volte perduta. Il romano è romano sempre, con quelle consonanti che diventano triple, quadruple. 
E come in tutte le relazioni anche queste voci, che corrispondono a persone, con il tempo scatenano simpatie ed antipatie, alle volte feroci, per le quali vorresti spegnere la radio ma che poi lasci accesa perché prima o poi "ti chiamerò per dirti io quello che penso, altro che!"


Con queste voci familiari, e con le voci sconosciute che dialogano con esse, si finisce per condividere l'intimità della quotidianità: la colazione sempre un po' arruffata e la cena in famiglia, lo studio e la riflessione, la cucina ed i set fotografici, i lavori domestici più o meno accurati, la scelta frettolosa degli abiti per la giornata ed il maquillage accurato per riconciliarsi con lo specchio.

Sono voci che dicono parole che alle volte sfuggono o che ti restano dentro per giorni e giorni, come quelle del titolo di questo post. Le ho ascoltate domenica mattina, durante la trasmissione "Il riposto del guerriero": un'intera trasmissione dedicata ai gatti, forse la più bella che abbia mai ascoltato sull'argomento. Vi consiglio di riascoltarla (magia del podcast :), prendendovi tutto il tempo che serve per preparare questi dolcini e per goderseli, osservando con occhi diversi il vostro giocherellone, morbido, affettuoso, incostante, languido, dispettoso, saggio ed intelligentissimo gatto. Oltre a qualcosa della propria vita.




Tortini con mirtilli e cioccolato fondente

Ingredienti (per 8 tortini)
200 gr di Petra5 o farina 00, 120 gr margarina Vallè Omega3, 3 uova bio, 100 gr di mirtilli, 100 gr di cioccolato fondente (tra il 54 e il 60%), 120 gr di zucchero, 1/2 stecca di vaniglia, 2 cucchiaini di lievito.

Procedimento
Nella planetaria, o in una ciotola, lavorare la margarina con lo zucchero semolato ed i semini della stecca di vaniglia fino ad ottenere un composto cremoso.
Unire le uova a temperatura ambiente, una alla volta e la farina setacciata un paio di volte con il lievito e per ultimo il cioccolato ridotto in scaglie con un coltello.
Riempire delle cocotte o degli stampini di 6 cm di diametro imburrati distribuendo i mirtilli sopra e dentro i tortini.
Cucinare nel forno statico già caldo a 180° per circa 20' (prova dello stecchino), sfornare, lasciar raffreddare qualche minuto, sformarli e lasciarli riposare sopra una gratella prima di servirli e decorarli con un filo di zucchero a velo.