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Fonduta alla valdostana per #lebuonericette. Con buona pace dei Torinesi e di Giuseppe Averani


Pellegrino Artusi, al capitolo 247 "Cacimperio" riflette a voce alta circa il "De gustibus non est disputandum" citando Giuseppe Averani che, nel suo "De vitto e delle cene degli antichi" scriveva "vario ed incostante sppra tutti gli altri sentimenti si è il gusto. Imperocchè gli organi della lingua, per cui gustimao i sapori, non sono d'una maniera in tuti gli uomini e in tutti i climi, e s'alterano sovente o per mutazione d'età o per infermità o per altra più possente cagione. Per la qual cosa molti di quei cibi che di soverchio appetiscono i fanciulli, non allettano gli uomini; e quelle vivande e quelle bevande che gustevoli non rade volte, come spiacevoli e sazioevoli, sono abbominate dagi infermi. Accade ancora bene spesso, che una certa fantastica apprensione ci rende più o meno aggradevoli e piacenti le vivande,  secondchè la stravolta immaginazione ce le rappresenta. i cibi e le  vivande rare e strane sono più piacevoli al gusto che le comunali e nostrali non sono. La carestia e l'abbondanza, il caro e la viltà dà e toglie il sapore alle vivande: e la comune approvazione de' ghiotti le fa saporite e dilettevoli. Quindi è avvenuto che tutti i tempi e tutte le nazioni gli stessi cibi non pregiarono, nè buoni e delicati medesimamente gli reputarono".


E come se non bastasse ci si mette anche la geografia a confondere i nostri sensi, come nel caso di questo piatto, definito "valdostano" e in realtà tanto caro ai Torinesi ovvero una morbida e ricca fonduta, arricchita con una macinata di pepe nero e un po' di pane tostato e ricco di semi.


Qui per ingredienti e procedimento. E buon appetito!

"Ravioli di Morlacco semistagionato e noci con arancia candita alla senape e polvere di cappero" per il #SalonedelGusto


I Morlacchi erano un popolo di nomadi che migrarono dal Mar Caspio, nel XIII secolo, verso la Dalmazia e sembra che alcuni di loro si siano spinti, nel periodo della Repubblica di Venezia, fin sul Massiccio del Grappa. E sembra dunque che a questo popolo si debba l'usanza di confezionare questo "formajo dei puareti", in quanto prodotto con latte scremato, di forte sapidità e solitamente accompagnato da abbondante polenta.

E' un formaggio dimenticato e perciò di difficile reperibilità: infatti è rimasta solo una piccola comunità di Morlacchi nella zona del Monte Grappa e pochi giovani sembra abbiano colto l'occasione del passaggio di testimone con i vecchi malgari, iniziando produzioni anche di qualità.
Il Morlacco, o Morlak o Burlacoè un formaggio di latte vaccino tenero, magro, a pasta cruda e prodotto con latte totalmente scremato in quanto il burro ottenuto dalla sgrassatura veniva venduto in pianura. Le vacche dalle quali si otteneva il latte in passato erano le  vacche burline, unica razza bovina autoctona del Veneto, oggi a serio rischio di estinzione. Piccoline, dal manto bianco e nero, rustiche e adatte ai magri pascoli del Grappa, producevano un buon latte ma in quantità limitata, non paragonabile alle produzioni odierne delle frisone o delle bruno alpine.
Nelle malghe la cagliata, rotta una volta raggiunti i 42°, veniva fatta riposare e poi trasferita in cesti di vimini del diametro di 25-30 cm, con scalzo convesso di 8-10 cm, facce piane, a spurgare il siero. Le forme vengono salate e rivoltate più volte al giorno per 12 giorni. Dopo 15 giorni può essere posto in vendita ma è possibile invecchiarlo fino a tre mesi, dove si otterrà un formaggio dal gusto molto più delicato. Il Morlacco è un formaggio tenero ma non molle, netto al taglio, con occhiature gocciolanti, dal sapore molto salato, la crosta è appena percettibile e il colore va dal bianco al giallo paglierino. Il sapore, di quello fresco, assomiglia molto al feta greco.
Gli alpeggi che producono il Morlacco sono circa una ventina e ognuno di loro può fornire al massimo trecento forme all’anno, con un peso che oscilla tra i cinque e i sette chili.
La più antica testimonianza letteraria che parla del formaggio Morlaco risale alla fine del Quattrocento (un poema maccheronico del frate Matteo Fossa). 
Così ne parla la rivista Mondo Agricolo Veneto: «Tempo fa, veniva prodotto un tipo di morlacco detto “increà”: le forme ancora fresche venivano ricoperte con diversi strati di argilla di Possagno (Vi), così si isolavano dall’aria e si riusciva ad avere una maggior concentrazione di aromi e sapori, ottenendo quasi un formaggio di fossa».
I Morlacchi, inoltre, hanno ispirato anche un tipico liquore padovano, prodotto da Luxardo, "Il sangue Morlacco" un cherry brandy di marasche così battezzato da Gabriele d'Annunzio dopo l'impresa di Fiume, nel 1919.



Il piatto preparato in occasione del Salone del Gusto è un raviolo farcito con questo formaggio mediamente stagionato ed addolcito da ricotta di pecora freschissima o vaccina. La giusta contrapposizione, oltre ad un vino bianco secco leggero per pulire bene il palato, viene data dalle arance candite con un po' di essenza di senape, una mostarda gentile. Profuma e colora il piatto il cappero in polvere ed il fiore di cappero mentre la noce, più amara, la si può ritrovare come nota croccante nella farcia e anche come nota aromatica nella confezione della pasta.


Ravioli di Morlacco semistagionato e noci con arancia candita alla senape e polvere di cappero

Ingredienti per 6 persone
Per la pasta
300 g di farina Petra Gran Pasta, 300 g di semola di grano duro Senatore Cappelli, 4 uova bio, 8 g di fiocchi di sale di Maldon, 0,20 ml di olio di noci.
Per la farcia
300 g di Morlacco invecchiato almeno 2 mesi, 200 g di ricotta freschissima di pecora (sarebbe meglio se ancora tiepida) o vaccina, 100 g di parmigiano reggiano, 2 uova bio, 6 noci meglio se non sbianchite chimicamente.
Per il piatto
1 arancia bio, acqua e zucchero tpt, essenza di senape, polvere di cappero, fiori di cappero, burro di malga o chiarificato.

Procedimento
Preparare la sfoglia come di consueto e far riposare l'impasto almeno 30'.

Lavare accuratamente l'arancia, tagliarla a fette di 0,5 cm e sbollentarle in una soluzione di acqua e zucchero tpt per tre volte, cambiando sempre il liquido. Ripetere l'operazione una quarta volta con 100 g di zucchero e 100 di acqua, portare a bollore con le fette di arancia, ridurre della metà ed unire l'essenza di senape (secondo il proprio gusto). Lasciar raffreddare.

Pulire la buccia del Morlacco con un panno umido, tritarlo grossolanamente, unire la ricotta, il parmigiano e le uova,  ottenere una farcia morbida e trasferirla in un sac a poche. Mettere da parte.
Tritare le noci grossolanamente e mettere da parte.

Stendere la sfoglia, spennellarla con dell'albume o spruzzarla con dell'acqua, dividere la farcia, completare con qualche scaglia di noce, ricoprire con un'altra sfoglia facendo in modo di far uscire tutta l'aria, ottenere dei ravioli con un coppapasta ondulato.

Lessare i ravioli per 2'-3' minuti e trasferirli in una padella dove si è fatto fondere un po' di burro e un po' di sciroppo alla senape, saltarli pochi secondi ed impiattare terminando con un concassè di arancia, un sospetto di cappero in polvere e due fior di capperi a decoro. 
Servire con un vino bianco fermo leggero.

Fonti: 
Paolo Fiorindo, Fondazione Onlus Slow Food, A.pro.lav, Regione Veneto, Caseus Veneti 2014, dove ho partecipato in qualità di componente della Giuria Critica per il premio "Forme di Bontà".

Un dessert insolito perché viviamo in un'epoca in cui la dichiarazione dei redditi sostituisce quella di matrimonio


"Entrate annue, venti sterline; spese annue, diciannove sterline e mezza; risultato, felicità. Entrate annue, venti sterline; spese annue, venti sterline e mezza; risultato, miseria." Charles Dickens, David Copperfield.

E' spending review anche per i sentimenti, parafrasando quanto anticipato da Dickens nel non lontano 1850.

I media sono tutti concentrati nel raccontare la formulazione della legge di stabilità e tra un cuneo fiscale che rievoca nella sua collocazione immagini efficaci, quantunque dolorose, e la conta dei tagli ai soliti noti entra a gamba tesa la gestione della quotidianità, anche sentimentale.

Da una recente analisi della Cgia di Mestre sposarsi è sempre più costoso e stressante, con le verifiche postume della GdF, che aspetta al rientro del viaggio di nozze per controllare scontrini e liste doni, e l'applicazione del Tuir che unisce redditi, e sentimenti.

Ecco quindi la lucida e spietata analisi che conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che nel paese del "tengo famiglia" le politiche dedicate a quest'ultima sono state così assenti negli ultimi trent'anni che per stare bene in due, e poi in tre o quattro, risulta più efficace dichiarare di essere solo.

Dieci buoni motivi per non sposarsi (da un punto di vista fiscale)

1) Indicazione Isee: in caso di genitori non sposati e non conviventi uno dei due genitori non rientra nel nucleo familiare e il calcolo è più basso;
2) Detrazioni Irpef per figli a carico: l'Agenzia delle entrate può incrociare i dati per le coppie sposate ma non per quelle non sposate;
3) Assegni nucleo familiare: conviene un nucleo familiare composto da un genitore con un reddito basso e i suoi figli;
4) Esenzione ticket: i ticket sanitari per i figli tengono conto del reddito di entrambi i genitori. Se questi non sono sposati si considera il reddito di un solo genitore;
5) Asili nido: il punteggio è maggiore per i figli di genitori soli, idem per usufruire del nido a prezzo agevolato;
6) Case popolari: la donna autocertifica di essere rimasta sola con figlio a carico e il marito o convivente, ufficialmente, ha residenza anagrafica altrove;
7) Sostegno all'affitto: per usufruire della prestazione conviene denunciare un solo stipendio anziché due;
8) Assegno sociale: spetta ai coniugi con oltre 65 anni di età. Lo stato di bisogno si calcola sul reddito coniugale.
9) Integrazione al trattamento minimo e maggiorazioni sociali: si valuta solo sulla base del reddito personale e non di quello coniugale;
10) Pensione di reversibilità: per due vedovi entrambi titolari di pensione di reversibilità è più conveniente la convivenza che non il matrimonio.

La lettura di questa analisi mi ha dato l'ispirazione per un dessert un po' insolito: dolce e salato, com'è la nostra quodiana realtà, dove un morbido formaggio caprino si trasforma, con una passata in forno per caramellare un po' di zucchero muscovado e con una semplice glassa al cioccolato fondente.


Caprino al forno con glassa di cioccolato fondente e cardamomo
Ingredienti (per 4 persone)
1 Delicapra per ogni commensale, 5 semi di cardamomo, zucchero di canna muscovado, 100 g cioccolato fondente 65%, 30 g di panna fresca, 30 g di burro, qualche rametto di ribes.

Procedimento
Accendere il forno a 200° statico.
Rovesciare il caprino in una cocotte da forno, spolverarlo con un po' di zucchero muscovado e cucinarlo nel forno caldo per circa 10'.
Sciogliere a bagnomaria il cioccolato fondente, unire la panne ed il burro e per ultimo i semi interni del cardamomo tritati con il mortaio.
Versare la glassa sopra i caprini, attendere un paio di minuti, decorare con un po' di ribes e servire immediatamente.

Torna "Made in Malga" per assaporare in città i prodotti della montagna

Torna il progetto “Made in Malga… in Città” dove i prodotti della montagna saranno protagonisti con degustazioni ed incontri nelle attività commerciali della città di Asiago.

Negozi, boutique, enoteche, wine bar, ristoranti ed hotel ospiteranno il 7 ed 8 settembre 2013 i migliori formaggi di montagna italiani. Ad ogni attività commerciale di Asiago verrà abbinato un produttore, una malga, e diventerà così un luogo dove poter scoprire i formaggi così che tutti gli indirizzi formeranno un circuito che segnerà  il  percorso tra i negozi e le attività.

La malga rappresenta la cultura della montagna ed è il simbolo di un’attività antica: l'arte di fare il formaggio. 
L'’Altopiano di Asiago, grazie alla tradizione casearia e alla sua vocazione turistica,  è la sede naturale per una manifestazione nazionale dei formaggi italiani di malga e di montagna.
Valorizzare l’attività casearia delle malghe significa mettere in luce la potenzialità economica dell’agricoltura di montagna. Made in Malga ospiterà con i formaggi altri prodotti dell’agricoltura d’alta quota: erbe, piante, verdura, ortaggi, vino, birra e salumi.

Molteplici saranno gli eventi: presentazioni prodotto, assaggi liberi ai banchetti nei negozi, aperitivi nel wine bar, degustazioni guidate con l’abbinamento e vini, birre artigianali e cene a tema.
Il formaggio sarà il filo conduttore di un week end da trascorrere nelle vie di Asiago all’insegna del gusto. Il programma degli eventi verrà diffuso tramite la mappa di «Made in Malga… in Città» che riporterà le tappe dove scoprire i formaggi, i vini, le birre ed altri prodotti della  montagna.

“Made in malga” si rivolge tutti gli amanti del formaggio d’alpeggio i quali  durante i due giorni dell’evento lo potranno assaggiare ed acquistare.  Il pubblico potrà partecipare anche alle degustazioni dei formaggi guidate da esperti  con l’abbinamento ai vini prodotti ad alta quota e alle birre artigianali della montagna.
Non sarà solo una manifestazione dedicata ai formaggi d’alpeggio  ma l’occasione  per promuovere un movimento culturale che rappresenti il mondo legato all’attività delle malghe.

Il lou Blau, formaggio erborinato a caglio vegetale delle Fattorie Fiandine, ispirato alla tradizioni occitane


Si chiama Lou Blau ed è il nuovo formaggio delle Fattorie Fiandino di Villafalletto (Cn). Formaggio erborinato realizzato con vero caglio vegetale.

Preparato con latte, sale marino di Trapani delle Saline Culcasi (presidio Slow Food) e Caglio vegetale (Cynara cardunculus), il Lou Blau è ispirato alle più antiche tradizioni occitane quando i formaggi erborinati nascevano e si sviluppavano durante le transumanze.
Questo formaggio, primo nel suo genere, rappresenta l'ennesima prova dell'universalità del Caglio vegetale (Kinara). Profumato, vivo, ricco di striature rivela già al primo morso la sua decisa personalità. La lieve gessatura della pasta ne esalta ulteriormente i profumi ed i sapori, mentre grazie al suo morbido equilibrio "si scioglie in bocca". La sua forma cilindrica ne consiglia il taglio a "rondella", in modo da ottenere fette sottili, ed è ottimamente abbinabile ad un vino rosso di buona struttura.

La lavorazione dei formaggi con Caglio vegetale è una delle caratteristiche delle Fattorie Fiandino fondate sul finire del Settecento. Nonostante la scarna e datata bibliografia sull'utilizzo dei fiori della Cynara cardunculus (il cardo selvatico che cresce spontaneo in tutto il bacino del mediterraneo), come alternativa al comune caglio animale o di origine microbica/fungina, i cugini Egidio e Mario Fiandino hanno saputo unire tradizione e innovazione per creare una produzione che certifica direttamente in etichetta l'utilizzo della Cynara cardunculus.

In aggiunta alla costante ricerca tecnica e scientifica ci sono valori e usanze che i cugini Fiandino seguono ancora oggi per la realizzazione dei loro prodotti: "Ci sono ritmi, ci sono stagioni e ci sono regole che riteniamo fondamentali per creare cibo buono in grado di emozionare e raccontare quel qualcosa che ci renda gioiosamente partecipi di tutto il processo produttivo. Se i prodotti fatti con passione e rispetto hanno un anima - raccontano i Fiandino - noi guardiamo al futuro per far si che quest'anima diventi percepibile e costituisca la differenza tra un buon prodotto e un prodotto delle nostre Fattorie. Questo vuole essere il nostro futuro e questo cerchiamo nelle persone che credono e condividono le nostre scelte".

Per maggiori informazioni www.fattoriefiandino.it







Nuova raccolta: il FORMAGGIO dall'antipasto al dolce

Un'altra raccolta molto simpatica ed intrigante, essendo io una grande appassionata di latte e formaggi in tutte le loro molteplici e gustosissime forme (non avete idea quanto sto soffrendo per l'impossibilità di essere a Bra, ma sono comunque in costante contatto con la condotta di Padova di Slow Food!).
Ho pensato di postare delle mie ricette in biccherino che, assieme alle tartellette, sono alcuni dei cavalli di battaglia, ripetutamente richiesti da amici di passaggio per la mia cucina: la CAPRESE CROCCANTE, le CIPOLLE DI TROPEA BRASATE AL VINO ROSSO CON DADOLADA DI FETA, e il TIRAMISU'.


http://www.lacucinadiqb.com/2009/06/caprese-croccante.html
http://www.lacucinadiqb.com/2009/06/cipolle-di-tropea-in-bicchierino.html
http://www.lacucinadiqb.com/2009/09/oggi-ti-cucino-io.html

Sono davvero semplici, veloci nella preparazione e buone!

Buona raccolta a tutti ed ancora complimenti a http://buonieveloci.blogspot.com/ per l'azzeccatissima iniziativa.

Snack a sorpresa

Da "Hollywood, Vermont":

"Dottore, quelle pillole che mi ha dato per il mal di schiena mi sa che non mi hanno fatto niente" "Neanche a me, ma io non mi lamento mica".



Lo penso da sempre: prima di finire le ferie bisognerebbe fare qualche giorno di relax, per riprendersi dallo stress.
Ubi major, minor cessat: ci ha pensato la mia schiena a mettermi ko e, mentre nel frigo un sacco di ingredienti freschi e sfiziosi aspettano di essere manipolati, assemblati, cotti e finalmente mangiati, io rimango ben ferma e ben distesa, (si, bloccata, insomma) a friggere dal nervoso ed a smanettare di cucina...visto che non posso fare altro!

Ed ecco la sorpresa: la mise an place un po' sfiziosa con cui Enrica (delle Tre Grazie, quella con le cuffie, a dx) ha pensato di farmi sgranocchiare qualcosa: un piattino con scagliette di grana 24 mesi e bocconcini di kamut...i figli, so' piezz'e core!

Cipolle di Tropea e dadolada di feta in bicchierino

La Cipolla rossa di Tropea Calabria IGP, la dolce rossa, si declina in moltissimi modi in cucina e fra tutti buonissima è la celebre marmellata.
Ed un bicchierino vuoto accanto ad una invitante cipolla rossa mi hanno "dettato" questa fresca Millefoglie di Cipolle di Tropea brasate al vino rosso e dadolada di feta (con lamelle di mandorle ed aceto balsamico 12 travasi).
Procedimento ed ingredienti
Le 4 cipolle affettate finemente ma non troppo vengono prima soffritte in olio extravergine d'oliva ed una volta dorate si versa un bicchiere di buon vino rosso (200 cc) nella casseruola, un cucchiaio da tè di zucchero di canna, si abbassa il fuoco e si lascia pipare lentamente, fino al completo assorbimento. Nel frattempo si prepara una dadolata di feta (200 gr) e si condisce leggermente con un filo d'olio extravergine ed un pò di sale e pepe macinati al momento.

Una volta raffreddate le cipolle la composizione del bicchierino è davvero semplice: uno strato di cipolle, uno di feta, qualche lamella di mandorle e per chiudere qualche goccia di aceto balsamico di un certo spessore.

Buono....e l'abbinamento del vino? Beh, sarebbe logico continuare con il vino rosso utilizzato per la cottura ma perchè non accompagnare questo bicchierino con un Chardonnay Carato Doc, vendemmia 2003, dell'Azienda Valpanera, magari in una sera da trascorrere con gli amici più cari.