Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

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"A che ora passa la prossima fine del mondo? Non vorrei mi si sciupassero le crèmee brulé al panpepato."


Per fortuna che avevo il cannello altrimenti con il cavolo che la trovavo questa bella porta. Toc. Toc
Chi è?
Sono io.
Io chi?
Come io chi?! IO!
Ascolti. E' da ore che questo cavolo di campanello viene suonato da persone che dicono "Sono io." Centinaia, milioni, miliardi di persone che dicono "Sono io!". Lo capisce che c'è da uscire pazzi?!
Se la capisco! Io sono pazza con tanto di pedigree ma non sarà mica mia la responsabilità di questa storia della fine del mondo! Non siete voi quelli del "Vedo, prevedo, stravedo"? Potevate anche pensare che da qualche parte qualche miliardo di persone dovevate pur metterle!! Sparisce la Terra, ok. E i Terrestri? Dove li mettiamo i Terrestri?
Scusi, non capisco....
Figurati se suonavo al campanello giusto. Anche i Maya non hanno potuto nulla contro l'Ufficio Complicazione Affari Semplici - penso a voce alta mentre con il cannello comincia a dare segni di cedimento. Senta - riprendo a parlare - io stavo cercando di brulare una creèmee brulé e sul più bello è sparito tutto ed è diventato di un buio che neanche dentro un buco nero. Credo che abbia a che fare con la profezia dei Maya. Ha presente?
Si, ne ho sentito parlare. Alcuni degli ultimi arrivati erano davvero curiosi di sapere come sarebbe andata a finire. Quindi Lei mi sta dicendo che la profezia era vera?
Il mio sorriso diventa come quello di Kermit la Rana dei Muppets. Mi sento un po' a disagio a parlare ad un citofono adiacente ad una bella porta color verde speranza, entrambi sospesi nel vuoto più assoluto. Credo di capire come si deve essere sentito quel Testimone di Geova che mi suonò il campanello alle 8.25 della domenica mattina mentre avevo appena steso una striscia di cera in zona cesarini.


Scusi - faccio con tutta l'educazione assortita presente nel mio dna e ricordando immediatamente la sensazione di quello strappo tardivo - a prescindere da chi è stato a fare tutto questo ambaradam non è che potrei entrare? Se poi non dovesse essere questa la porta alla quale devo bussare non c'è nessun problema! L'importante è che ci sia un frigo, anche un frigobar. Sa com'è, la crèmee brulé mi si deperisce.
Vede - risponde la voce cortese al di là del citofono - è che di solito la fine del mondo o la fine di una qualche cosa l'abbiamo sempre scatenata noi o per interposta persona: il Diluvio Universale, le Dieci Piaghe d'Egitto, il vulcano Murruroa, lo sterminio delle popolazioni amerinde e delle streghe a loro insaputa in Europa, il virus dell'influenza intestinale, la Seconda Guerra Mondiale, il Grande Fratello, Uomini e Donne, la Seconda Repubblica! Non per valsa modestia ma in quanto a disastri, anche non biblici, non siamo secondi a nessuno!
Non capisco il nesso e non interrompo il mio sconosciuto interlocutore mentre un brivido lungo la schiena comincia a farmi presagire qualcosa di poco simpatico.
Quindi se non stiamo stati noi, come si può evincere dalla lettura dell'Apocalisse dove non c'è riga che tratti dei Maya e neppure tra la concorrenza - nella bibbia di testimoni di Geova, nelle Upanischad, nei testi sacri delle altre religione monoteiste, per non parlare dei confuciani, gli avventisti, i valdesi, i mormoni, atei e agnostici - come posso affermare che lei è morta visto che non c'è stata la Fine del Mondo?
Mi sta dicendo che non mi accoglierà nè in Paradiso, nè in Purgatorio? Neppure in Inferno?!
Eh no, sono desolato, ma per noi Lei è ancora viva.
...Non c'è uno strapuntino neppure nel Limbo?...
Spiacente, ma è stato recentemente eliminato da una bolla papale. Sembra non sia mai esistito.
Cavolo, ci avete messo 500 anni a riabilitare Galileo e una non si può distrarre cinque minuti che fate fuori il Limbo...che fastidio dava...era come una lista d'attesa dell'Uls...
Mi spiace, davvero. Vorrei esserLe utile ma capisce anche Lei che ho le mani legate, le regole sono regole.
Mentre ascolto queste ultime parole mi guardo intorno. Buio assoluto ed una pirla con un cannello e due cocotte in mano. Vorrei sapere dove sono andati a finire tutti gli altri.....

Posso farle una domanda?
Certo! "Chiedete e vi sarà dato."
Si, appunto. A che ora passa la prossima Fine del Mondo?
Ehm...e che anche noi non è che siamo sempre stati tanto chiari...nell'Apocalisse non è specificato proprio benissimo...
Ve bene, ho capito. Ci vorrà la pazienza di Giobbe. Posso farle un'altra domanda?
Se posso esserle utile...
Non è che può prestarmi un cucchiaino?


Cròmee brulé "panpetato" e cotta al vapore

Ingredienti (per 4 cocotte Staub in ceramica di 10 cm di diametro)
250 ml di panna fresca, 150 di latte crudo, 100 gr di zucchero semolato, 4 tuorli bio, 1 cucchiaio di spezie miste (cannella, zenzero, chiodo di garofano, noce moscata, cardamomo, coriandolo, 1/2 stecca di vaniglia), zucchero di canna.

Procedimento
Portare a bollore la panna ed il latte con i semini della mezza stecca di vaniglia ed unirlo alle uova sbattute con lo zucchero semolato. Passare al colino cinese il composto, unire le spezie mescolando bene e versare il tutto nelle cocottine. 
Cucinarle a vapore a 80° per circa 35'.
Sfornare, lasciar raffreddare a temperatura ambiente, riporre in frigo per almeno 4 ore e servire dopo aver "bruciato" con il cannello lo zucchero di canna (1 cucchiaio colmo) sparso sulla superficie.



Dal ponte delle tette alle fondamenta del buso. E la cremé brulèe al pistacchio.


In Parlamento giace da anni oramai, forse unico paese europeo, una legge contro l'omofobia ovvero la necessità di una nazione che un proprio legislatore codifichi quanto di più logico possa esserci.
La Treccani alla voce omofobia cita: "paura dell'omosessualità, sia come timore ossessivo di essere o scoprirsi omosessuali, sia come avversione all'omosessualità".

La bieca ignoranza di certe persone fa si che questa "paura" si traduca in atti di una violenza inaudita, mai abbastanza condannati, mentre a Venezia, nel '500, il Gran Consiglio optò per soluzioni meno violente, sulla scia della tolleranza e "contaminazione" distintive della città lagunare, ovvero l'apertura alle Cortigiane.

Dessert? Caffè? Birra? Tutte e tre, grazie.



Chi si somiglia, si piglia, di solito. Come di solito finisci per frequentare persone che amano o vivono anche delle tue passioni. E quando si parla di food si finisce per parlare anche di wine, mondo che mi ha sempre molto intimidito. Perchè mi sono accostata molto tardi (superati i 30 anni, dopo la nascita del piccolo petardo e fino ad allora ero assolutamente astemia), perchè andavo molto ad istinto ed emozione ovvero "mi piace" o "non mi piace" e perchè ai vari costi di degustazione se non sentivo il sentore di giuggiole entravo in depressione.

La birra sembrava un mondo più semplice (sempre dal punto di vista di un'astemia): svampita o no, chiara o no, fredda o no.

E poi è successo che ho incontrato il mondo dei birrai artigianali, visionari del luppolo e della fermentazione, estremi sperimentatori della femminile arte brassicola (eh si, sono state le donne le prime a smanettare con lieviti e malti ed una religiosa, Suor Hilgedard von Bingen (1098-1179) mise per prima in evidenza, nei suoi importantissimi studi botanici, le qualità del luppolo per arrestare la putrefazione ed allungare al vita alla birra) ho conosciuto Novella (una cara amica sommelier globetrotter), i ragazzi de Il birrificio del Ducato ed una birra, dedicata ad una canzone di Laurel Aitken - musista cubano, è stato uno dei padri dello Ska - e, per poche bottiglie, ispirata da un caffè. Mia grande passione.

Una canzone, ed anche una porter, che è anche una dichiarazione d'amore "non saprai mai quanto ti avrei amata". Io invece lo so quanto amo questo dessert!



Cremè brulè alla Sally Brown

Ingredienti
400 ml di panna fresca, 100 ml di Sally Brown, 25 gr di cioccolato fondente al 72%, un sospetto di polvere di peperoncino rosso, 25 gr di burro chiarificato, 5 tuorli, un baccello di vaniglia, 100 gr di zucchero zefiro, zucchero di canna

Procedimento
Accendere il forno a 180°, statico. Portare a bollore la panna con i semini della vaniglia. Sciogliere il cioccolato a bagnomaria con il burro. Montare i tuorli, non troppo, con lo zucchero. Unire la birra. Fuori dal fuoco unire il cioccolato fuso alla panna e versare sulle uova sbattute, mescolando bene. Togliere le bollicine e la schiumina in superficie con un mescolino, filtrare un paio di volte con il colino prima di riempire per 2/3 delle cocotte, posizionarle in una pirofila, riempirla per 3/4 di acqua già bollente e mettere in forno per 25'-30'. Una volta raffreddate, trasferire le cocotte in frigo.
Prima di servire versare sopra la cocotte un po' di zucchero di canna e "bruciarlo" velocemente con un cannello.

Dolcetto e scherzetto.


Villa Castellani-Corriero, la Chiesetta


Qualche settimana fa sono andata a trovare il mio amico Enzo: vive, non sempre (purtroppo), in una "casa" che ti avvolge con i suoni, i colori, le emozioni di oltre 400 anni di storia. Parlare di lavoro non è stato semplice anche perchè la concentrazione veniva meno ad ogni passo. Credo Enzo abbia capito e con lui gli abitanti della grande quercia, una coppia di scoiattoli arrivati da chissà dove: sembravo una bimba al luna park!

E la mente ha girovagato tra una curiosa "montagnola", ovvero il frigorifero prima che venisse inventata l'energia elettrica: una piccola cava, tra terra ed alberi, che veniva utilizzata per conservare il cibo, opportunamente coperta di neve durante l'inverno; la Chiesetta, commovente nella sua bellezza, innondata dalla luce di metà mattino e le magnifiche piante di limone, grandissime, trionfanti negli enormi vasi di terracotta...ed io ne ho rubato uno, che mi ha profumato le mani per ore. Per i persiani il limone era sacro e secondo gli antichi egizi teneva lontani i cattivi spiriti ed infatti veniva usato durante il rito di imbalsamazione.

Il bellissimo giardino, dalla terrazza dell'ala di sinistra della villa

E così abbiamo deciso che parlare di cucina del ben-essere, utilizzando questa fantastica location, avrebbe coinvolto emotivamente anche i nostri interlocutori, almeno quanto ha rasserenato me.
Ora bisognerà mettersi all'opera: Enzo scalpita ed io avrei bisogno di un'ulteriore bombola di ossigeno, dopo la faringite che mi ha zittita in questi giorni!


Così, con alcuni dei pochi ingredienti che mi erano rimasti dopo la preparazione del buffet per l'Open Day di Radio Sherwood, mi sono preparata tre dolcetti ed uno scherzetto: si, perchè la porzione che vedete è appunto per una persona che ha tanto bisogno di tirarsi su....io!!

Creme brulè al tè macha, Mousse di cioccolato e cannella e Panna cotta al limone

Cremè brulè al tè verde (ingredienti per 4 persone)
400 ml di panna fresca
100 ml di latte crudo
5 tuorli
100 gr di zucchero zefiro
un cucchiaino di tè macha
zucchero di canna
Accendere il forno a 180°, statico. Portare a bollore la panna con il latte. Montare i tuorli con lo zucchero miscelato con il tè macha, rendendoli spumosi. Versare il latte sulle uova, mescolando bene. Togliere le bollicine e la schiumina in superficie con un mescolino, filtrare un paio di volte con il colino prima di riempire per 2/3 delle cocotte, posizionarle in una pirofila, riempirla per 3/4 di acqua già bollente e mettere in forno per 25'-30'. Una volta raffreddate, trasferire le cocotte in frigo.
Prima di servire versare sopra la cocotte un po' di zucchero di canna e "bruciarlo" velocemente con un cannello.
Mousse di cioccolato e cannella (ingredienti per 4 persone)
250 g di cioccolato fondente al 60%
50 g di burro chiarificato
75 g di zucchero
75 gr di zucchero a velo
4 uova
un po' di cannella ed un pizzico di sale.
Sciogliere a bagnomaria (o in un polsonetto) il cioccolato con il burro e mescolare bene. Aggiungere uno alla volta i 4 tuorli , montare a neve ferma i 4 albumi con i due tipi di zucchero setacciati con un po' di cannella macinata (a gusto) ed un pizzico di sale. Amalgamare bene i due composti, mescolando dal basso all'alto. Versare la mousse così ottenuta in piccoli stampini monodose in silicone, abbattere la temperatura velocemente con l'abbattitore (come ho fatto io per poterli assaggiare insieme) oppure in frigo per almeno 6 ore.
Panna cotta al profumo di limone (ingredienti per 4 persone)
500 ml di panna fresca
100 ml di latte crudo
100 g zucchero a velo aromatizzato alla vaniglia (ovvero tenendo qualche bacello di vaniglia, anche usato, dentro il contenitore dello zucchero)
8 g di agar agar
la scorza del limone accuratamente privata dell'albedo
Far bollire la panna ed il latte con lo zucchero, la buccia del limone e l'agar agar per 20'. Filtrare un paio di volte usando un colino cinese, togliendo la buccia del limone.
Riempire 4 cocotte, metterle nell'abbattitore oppure in frigo qualche ora.



Ci vorrebbe anche po' di vino: visto la presenza del cioccolato e di creme un po' particolari nel gusto ho optato per un passito, un Verduzzo Friulano Valpanera (che avevo in frigo).

Lo scherzetto vero però me l'ha fatto la macchina fotografica....uffa...basterebbe ricordarsi di mettere in carica la batteria, qualche volta...
Bene, mi sono tirata un po' su anche perchè, e poi veniamo definite sesso debole, qualcuno mi deve spiegare perchè la convalescenza femminile è sempre "scontata" rispetto a quella maschile. Si direbbe specializzate in una guarigione veloce, quasi per "direttissima".
Buona giornata a tutti. ;-)