Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

GENTE DEL FUD E DISSAPORE IN VIDEO

GENTE DEL FUD E DISSAPORE IN VIDEO
20foodblogger, 20prodotti, una passione: Pomodorino di Torre Guaceto o Cipolla di Acquaviva? ;)

la cucina di qb è anche app

la cucina di qb è anche app
per telefoni Nokia

La Cucina Italiana

La Cucina Italiana
Special Ambassador

Lettori fissi

Visualizzazione post con etichetta frutti di bosco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta frutti di bosco. Mostra tutti i post

"Rosso Relativo" ovvero Zuppa dolce di ciliegino, rabarbaro e frutti di bosco con quenelle di ricotta di pecora e grue di cacao


A me il rosso non è mai piaciuto.

Neppure il famoso Rosso Valentinoanche se declinato in una tonalità decisamente elegante, come solo la maestria dello stilista avrebbe potuto fare.
Non mi piace il rossetto rosso che, detto fra noi, può essere indossato solo da labbra che non abbiano superato i 20 anni. Poi l'effetto ragnatela sarebbe indubbiamente controproducente.
Non mi piace lo smalto rosso. Appena appena il rosso sangue di piccione che praticamente è un sangue morlacco illuminato. Per indossare uno smalto rosso bisogna avere mani esangui, senza segni di alcun tipo, con il letto dell'unghia lungo. Insomma un paio di mani che non fanno molto durante la giornata o, quantomeno, non ravanano interiora di pesci, melanzane e carciofi, a seconda della stagione.
Credo di avere un solo paio di mutande rosse e solo perché me le hanno regalate. E comunque non le ho mai indossate.
Non ho neppure scarpe rosseMa per le scarpe è sempre pronta una deroga.
Non mi piacciono le rose rosse. Troppo pathos. Preferisco quelle antiche spampinate, con i petali apparentemente spettinati come si fossero appena alzate dal letto. E poi i tulipani neri, le ortensie azzurre ed i crisantemi bianchi. 
Ma questo è un altro discorso.


Nel tempo ho imparato ad amare il colore rosso, iniziando con l'arredamento.
L'acquisto, trent'anni fa, di una Vanity prodotta da Poltrona Frau e disegnata nel 1930, fu la mia prima manifestazione di affetto nei confronti del colore che per tutte le popolazioni del mondo corrisponde alla vita, alla vitalità, al vigore sessuale (ecco spiegato il perché delle mutande).
E dall'arredamento l'attenzione si è spostata all'orto con un grande dilemma: ma prima della scoperta del nuovo mondo, al netto del cocomero, quali erano gli ortaggi ed i cibi rossi?
Il pomodoro, o "purpurea meraviglia", per molto tempo adottato come pianta ornamentale, curiosità con variazioni di nomi e colori, aveva nella sua natura, nella sua consistenza alcune qualità che lo rendevano, agli occhi della teoria degli umori, poco appetibile: era umido, ricco d'acqua, acido e facilmente deperibile. Insomma un tipo del quale diffidare.
Fu una riabilitazione lenta la sua, dalla Spagna al sud Italia, e fu solo grazie all'intuizione di Francesco Cirio, piemontese, che lo inscatolò e lo distribuì lungo tutto lo stivale, soprattutto durante la grande guerra, che divenne il simbolo della mediterraneità.


Oggi, e solo oggi, grazie alla bellissima collaborazione tra il Consorzio del Pomodoro di Pachino IGP e l'Associazione Italiana Food Blogger, si festeggia un pomodoro tutto particolare, quello di Pachino e, improvvisamente, la blogsfera si è arricchita del colore e del sapore di un ortaggio che è molto più del simbolo del Mediterraneo, essendo un indiscusso testimonial della Sicilia e della sua ricchissima gastronomia.
Il contest organizzato nella settimana del Calendario del Cibo Italiano tutta dedicata al pomodoro vedrà premiata la ricetta più originale e creativa il cui autore avrà l'opportunità di godere della Sicilia e di scoprire la terra in cui nascono le delizie di Pachino.

La mia ricetta non poteva che prendere l'ispirazione da una terra che amo particolarmente: un dessert, quindi, una sorta di Île flottante, come la Sicilia appunto, preparata con ricotta di pecora dolcificata con estratto di datteri e resa appena croccante da un trito grossolano di arachidi, neutri nel gusto. Il mare che avvolge la candida isola è preparato appunto con il pomodoro, un estratto, arricchito nelle sensazioni gustative, dal rabarbaro, dalla frutta di bosco e dalle marasche, quelle conservate in sciroppo da Luxardo, utilizzato anche per dolcificare, ma senza cedere nello stucchevole, il tutto. 
Infine una delicata cialda ed un severo grue di caco chiudono il piatto e ristorano il palato.


"Rosso Relativo" ovvero Zuppa dolce di ciliegino, rabarbaro e frutti di bosco con quenelle di ricotta di pecora e grue di cacao

Ingredienti (per 4 persone)
Per la zuppa dolce
500 g di pomodoro ciliegino di Pachino Igp
100 g di radice di rabarbaro mondata
120 g tra fragole, ribes, lamponi
20 g tra more e mirtilli
6 ciliegie marasche al frutto Luxardo
20 g di sciroppo di marasche
20 ml di Sangue Morlacco Luxardo

Per la quenelle di ricotta
250 g di ricotta di pecora
20 g di estratto di dattero liquido
20 g di arachide tostata non salata tritata grossolanamente

Per il piatto
Pepe nero lungo, cialda preparata con 1:1 di farina, albume, burro e zucchero modellata su silpat e cotta pochi minuti nel forno statico a 200°, grue di cacao (fava tostata).

Preparazione
Lavare e mondare il pomodoro, la frutta e tagliare a tocchetti il rabarbaro, passarli nell'estrattore: se si desidera avere un effetto più vellutato effettuare l'operazione con l'accessorio per la preparazione degli smoothies. Dolcificare con lo sciroppo e terminare con il sangue morlacco.

In una ciotola mescolare la ricotta passata al setaccio un paio di volte con l'estratto di dattero e la granella di arachidi. Far riposare in frigo.

Lavorare gli ingredienti per la preparazione della cialda, bastano 50 g per ingrediente, inserire il composto in un sac a poche e modellare la forma che si preferisce sopra un tappeto di silpat o un foglio di carta forno e cuocere, senza distrarsi, nel forno già caldo per pochi minuti, fino alla doratura dei contorni. Sfornare immediatamente e far raffreddare.

Comporre il piatto versando a specchio la zuppa dolce, lavorare la ricotta a quenelle e posizionarla al centro, completare con piccoli frutti, posizionare la cialda, profumare con una macinata di pepe nero lungo e decorare con il grue di cacao.




#aifb #calendariodelciboitaliano #atuttopachino


Zuppa dolce di frutta (e un po' di verdura) all'acqua di pomodoro con roccia di nocciola e vaniglia per l'Mtc #53. Perché niente è come appare.


Ti sei lavata i denti?
Si, Mamma
Hai indossato l’abitino che piace tanto alla nonna?
Si , Mamma
E hai raccolto gli iris in giardino?
Si , Mamma.
La Mamma distolse lo sguardo dal cestino e dai vasetti in vetro che, come degli scrigni in miniatura, proteggevano i tesori che uscivano quotidianamente dalla sua cucina, per osservare quel batuffolo di figlia che davanti allo specchio si stava accomodando il mantello rosso di feltro leggero.
"Sei la Bambina più brava del mondo!", disse sorridendole con gli occhi, mentre le consegnava il cestino in vimini ricoperto di bianco sangallo.
"Ecco, porta tutto alla Nonna e ricordati di non abbandonare mai il sentiero che costeggia il ruscello. Rischieresti di entrare…"
"…nel bosco e di incontrare il lupo! Lo so, Mamma, stai tranquilla, e poi lo sai che lungo il ruscello ci sono i rovi ricchi di frutti che mi piacciono tanto!” terminò la frase Cappuccetto Rosso, mentre inseriva nel cestino i fiori cerulei dall’inebriante profumo.


A Cappuccetto piaceva tantissimo andare a trovare la Nonna, che aveva deliberatamente scelto di vivere da sola nella casetta quasi ai margini del bosco, per poter godere del silenzio e della pace che nella sua caotica vita spesso erano stati latitanti. 
Diciamo che non li aveva molto cercati, ecco, occupata com’era a bruciare reggiseni, a fondare comunità peace and love, ad organizzare manifestazioni contro tutti gli -ismi del mondo.
Alla fine si era stufata di tutto e di tutti, compresa al cucina macrobiotica e le femministe, ed aveva deciso che il suo tempo lo avrebbe dedicato solo a chi lo avesse meritato veramente.
Come Urion, per esempio, un marcantonio le cui magliette serafino sembrava si stessero strappando da un momento all’altro, tese com’erano sotto la potenza dei suoi muscoli coltivati dal duro lavoro all’aria aperta. Si incontrarono un pomeriggio, per caso, mentre stavano distribuendo aiuti ai senzatetto del paese vicino e scoprirono di avere molte cose in comune. E quelle che non lo erano le fecero diventare tali abbastanza velocemente. All’inizio la Nonna si era un po’ impensierita per la differenza d’età ma la sua titubanza fu ben presto seppellita da tante risate e da qualche notte piacevole.
“Alla faccia della menopausa e della San Vincenzo!” era diventato uno dei suoi mantra, che pronunciava sorridendo e facendo l’occhiolino alla sua amata nipote.
“Cara Cappuccetto Rosso” - le disse un giorno la Nonna - ricordati che la vita è troppo breve e troppo preziosa per perdersi nel logorio della bufale moderne. Sembra che tutti congiurino per farti perdere senno e pazienza. Guarda anche tua madre: è una rompi di prima categoria! Ma come fai a sopportarla?! Tutti quei fiori, e quei merletti, e quella musica melodica!!!”


Già, la Nonna aveva disegnato un quadro inappuntabile ma Cappuccetto non poteva certo riferirlo alla Mamma e quindi se n’era fatta una ragione. Per fortuna c’erano queste passeggiate quasi quotidiane che la portavano lontana da casa giusto quel po’ di ore che le consentivano di disintossicarsi e ricaricarsi nello stesso tempo.
Dal doppio fondo del cestino, costruito appositamente per lei da Urion, che da quando aveva smesso di essere un Cacciatore era diventato un ottimo falegname, fece uscire l’ipod, indossò gli auricolari e cominciò a camminare di buona lena con il sottofondo giusto, quello dei Prodigy (https://www.youtube.com/watch?v=xB_nKpEkILs, riuscendo a dare ogni tanto una sbirciatina al video che era piaciuto tanto anche al Lupo.

STOP!!! STOOOOOOP!!!
MA CHE RAZZA DI CASINO E’ QUESTO?!

Il Regista piombò sul palco come una furia.
MA COSA STATE BLATERANDO?! STIAMO PORTANDO IN SCENA LA FIABA DI CAPPUCCETTO ROSSO O COSA?! MA VI SIETE TUTTI DROGATI?!

Tutti tutti no.” - rispose Cappuccetto Rosso, strapazzando con le mani le bionde trecce finte, “ma vedi, Regista, noi qui ne abbiamo davvero le scatole piene di recitare questa fiaba piena di luoghi comuni, violenta, sessista, omofoba e priva di ritmo. Adesso le nonne chattano e fanno pilates e le mamme non cucinano una torta neppure sotto tortura. Per non parlare dei cacciatori, in piena crisi esistenziale. Credi davvero che saremo mai un esempio?”

VOGLIO UN PERSONAGGIO CHE FACCIA QUELLO CHE DICO IOOOOOOO!! DOV’E’ IL LUPO?!?!?!?!

Il Lupo era accovacciato dietro al rovo, guardingo, come sempre. Cappuccetto Rosso abbassò lo sguardo ed incontrò il suo, i suoi inquietanti occhi verdi a fessura, sempre pronti ad aprirsi, ad entrare in azione.

“Eccomi” - rispose il lupo, con la sua bella voce profonda e senza inflessioni dialettali. “Vede Regista, non posso che sottoscrivere ogni singola parola di Cappuccetto Rosso. Anche per me sta diventando particolarmente difficile, quasi doloroso, interpretare questo ruolo, soprattutto alla luce degli ultimi avvenimenti, delle consapevolezze acquisite e delle…

MA-CO-SA-DIA-VO-LO-STAI-BLA-TE-RAN-DO!!!!!!! TU SEI UN LUPO, HAI IL PELO, LA CODA ED I DENTI AGUZZI E FARAI IL LUPOOOOOOO!!!

Sono spiacente Regista.” e mentre il lupo pronunciava queste parole, il suo sguardo, ieratico, fu lasciato vagare sui fondali rappresentanti un bosco di cartone. “Vede, io sono vegano.”



Il Regista, con la bava alla bocca per la rabbia e il copione sventolato fino a quel momento come un’arma, si fermò con il braccio a mezz’aria, come fulminato da una saetta divina. Si accasciò a terra, le spalle incurvate da un peso insostenibile come un macigno, le mani tremanti di impotenza ed iniziò a piangere, scosso da violenti singhiozzi.

La Mamma giunse trafelata porgendogli un caldo decotto di melissa e verbena, gli mise sulle tempie qualche goccia di olio essenziale di lavanda mentre dal forno un goloso profumo di torta di mele solleticava le narici del Lupo.
“Ma non potere trattarlo così, dai!” fece la Mamma rimproverandoli con severa dolcezza - “E anche tu, Nonna, che razza di esempio stai dando a Cappuccetto Rosso!”

Il Cacciatore si avvicinò al Regista, lo aiutò a sedersi senza far fatica, anche perché il Regista non aveva certamente intenzione di porre resistenza, e rivolgendosi a Cappuccetto Rosso con uno dei suoi sguardi caldi ed avvolgenti, la invitò a continuare.

Ecco Regista, non è che non vogliamo recitare la nostra parte. Anzi. Ma vedi, nel corso degli anni tante cose sono cambiate e anche noi non siamo più noi stessi. Non siamo migliori o peggiori, siamo semplicemente diversi e consapevoli delle nostre diversità. E visto che comprendere ciò ci è costata tanta fatica, perché compierne altrettanta per far finta di essere “sani”? Lasciaci raccontare la nostra storia, permettici di vivere la nostra fiaba quotidiana e vedrai che le cose non potranno andare peggio di come stanno andando.”


Ho un’idea!”, esclamò la Nonna, balzando in piedi. “Una figata unica!”
Nonna, non si dice figata,” le rispose Cappuccetto Rosso, anticipando di qualche secondo il sicuro rimbrotto della Mamma.

“Ecco come faremo, andremo in piazza sabato pomeriggio, e poi tutti i pomeriggi che verranno, a raccontare di noi e della nostra famiglia, perché noi ci amiamo e ci rispettiamo e quindi siamo una vera famiglia, e ascolteremo le storie di tutti gli altri ed insieme scriveremo le storie che devono ancora trovare il coraggio di uscire allo scoperto. E voglio proprio conoscere le motivazioni di chi vorrà impedircelo! Non sono arrivata alla quasi, quasi ho detto, fine della mia vita per farmi condizionare dalle ipocrisie degli altri!”

Il Regista tirò su con il naso ed improvvisamente si calmò. “Si - disse con un fil di voce - forse se tutti cambiassero le chiavi di lettura si potrebbe lasciar perdere il copione classico e recitare a soggetto. Basta rispettare i tempi ed i personaggi e potrebbe filare tutto liscio. Si.”

“Posso manifestare qualche perplessità?” domandò pensieroso il Lupo. “La storia ci insegna che l’uomo che ignora e che ha paura è proprio quello che reagisce più violentemente. Potrebbe essere pericoloso.”

“Lupo! Hai finito di gufare?” sbottò la Mamma.

Un silenzio palpabile calò improvviso. Tutti si girarono verso la Mamma.

“Ma che avete da guardare tutti! Ma non penserete davvero che mi diverta a trascorrere tutta la giornata a cucinare ricette dettate da altri solo perché sono rassicuranti. Basta! Anch’io mi sono stufata! Voglio rischiare anch’io! D’ora in poi solo cucina creativa! Lupo, secondo te, ma se metto la banana e le mandorle tritate in un dolce posso eliminare burro e uova?”
Il lupo inforcò gli occhiali, accese l’ipad che portava sempre con sé e digitò www.mtchallenge.it.
Cos’è? fece la Mamma incuriosita.
Un sito di pazzi furiosi” -  rispose il lupo sempre più animato - “ma simpatici e tanto appassionati di cucina, per cui pericolosi non possono essere. Secondo me se scriviamo alla community chiedendo una ricettina per un cake no-latte-no-ovo-no-farina-no-zucchero-no-niente ce la mandano.”

E vissero tutti felici e contenti.


Ne ho preparate tantissime di zuppe, questo mese, e mi sono divertita ad andare in giro per il mondo, collezionando zuppe in scatola.
Ma poi c’erano Cappuccetto Rosso e Wolfine che aspettavano da troppi mesi di raccontare la loro storia, le stesse che raccontavo io a mia figlia, quanto improvvisamente i Tre Porcellini, noti bulli di periferia e che avevano preso di mira un Lupo pacifico, furono arrestati da Zorro.

Ecco la mia ricetta per l'Mtc #53, dove ho raccolto il guanto della sfida lanciato da Vittoria e dalle sue buonissime zuppe, preparando una zuppa di frutta e verdura che diventa un dessert e servito con una “roccia” di nocciola, che in realtà tanto roccia non è. Insomma un bel guazzabuglio, come i personaggi di questo racconto.



ZUPPA DOLCE DI FRUTTA (E VERDURA) ALL'ACQUA DI POMODORO CON ROCCIA DI NOCCIOLE E VANIGLIA

Ingredienti (per 4/6 persone)

Per l’acqua di pomodoro
1,5 kg di pomodori maturi
30 g di fiocchi di sale all’arancio
1 anice stellato

Per il companatico ovvero la spugna di nocciola e vaniglia
25 g di nocciole tonde gentili frullate finemente
25 g di zucchero di canna chiaro
4 g di farina 00
1/4 di bacca di vaniglia
1 uovo bio
la punta di un cucchiaino di lievito per dolci

Per la zuppa
500 ml di acqua di pomodoro
20 g di concentrato di datteri
2 mangosteno
1 pittaia
1 mango
1 ananas via aerea (più piccolo e dolce)
1/2 platano
1 lime
50 g di fave fresche o surgelate sbollentate e private della pellicina
1 costa di sedano
1 carota
mirtilli freschi
qualche lampone
qualche mora
4 datteri freschi, meglio se libici
burro chiarificato
100 g di zucchero di canna
1 bacca di anice stellato
1 bacca di vaniglia
qualche petalo di fiore edulo per la decorazione
qualche foglia di menta per la decorazione
un po’ di granella di torrone allo zafferano per la decorazione

Preparazione
Frullare i pomodori per un paio di minuti fino ad ottenere una bella purea. Rivestire con una mussola un colino metallico, appoggiarlo sopra una ciotola di vetro e lasciar riposare in frigorifero per almeno 6 ore. Nella ciotola inserire anche 1 bacca di anice stellato.

Mondare e tagliare la frutta e la verdura.
In una piccola casseruola preparare uno sciroppo con 1 litro d’acqua, il succo di un lime e 100 g di zucchero muscovado e sbollentare il sedano, la carota, le fave. Mettere da parte.

In una casseruola dal fondo pesante sciogliere una noce di burro chiarificato e rosolare a fuoco dolce il platano, il mango, il mangosteno, l’ananas e verdure sbollentate per 4-5’, unire la pittaia, i datteri per 2’ ed infine, per 1’, i mirtilli. Togliere dal fuoco.

In una tazza (spennellata appena di burro fuso) che può andare al microonde con un frustino sbattere l’uovo con lo zucchero ed i semini di vaniglia, unire la farina setacciata con il lievito, quella di nocciole e cuocere per circa 1’40’ a 850W di potenza. Sformare e tagliare la spugna a fette aiutandosi con un coppapasta e dorarla da entrambi i lati utilizzando una padella antiaderente calda.

Scaldare appena l’acqua di pomodoro, dolcificarla con il concentrato di datteri e versarne un mestolo in una fondina, unire la frutta e la verdura cotta e quella cruda mancante, lamponi e more, e decorare con qualche petalo di fiore edulo, le foglie di menta e la granella di mandorlato. Unire una o due fettina di spugna e servire.

Zabaione ai frutti di bosco (e altre ricette di dolcezze veneziane)


Ho bisogno di un dolce per tirami su, che mi dia energia e positività.
Si, ma quale? Un biscotto? Come quelli preparati con la pasta di mandorle ed i pistacchi (qui la ricetta) oppure lo Zaeto (qui la ricetta), preparato con la farina di mais, magari le Esse (qui la ricetta), quelle che si trovano ancora nel Ghetto. Biscotti fragranti con tante storie da raccontare.

No, non è abbastanza. C'è bisogno di più energia e dolcezza!


Allora lo Zabaione!
Anzi, lo Zabajon, quello tanto amato dai gondolieri quando raccontano la vita romanzata di Giacomo Casanova, che nel corso dei secoli si è trasformato da squattrinato traduttore ad affascinante seduttore, vissuto pericolosamente, come pericolosa fu la sua fuga dai Piombi di Venezia. 
Storia assolutamente inventata, naturalmente, ma che continua ad essere narrata e ricordata. Beh, meglio questa rispetto ad altri momenti più tristi da lui vissuti, non trovate?


La ricetta di oggi, lo Zabaione, alleggerita rispetto a quella della tradizione, trasforma lo zabaione in una profumata crema leggera adatta a celare dei freschi frutti di bosco, così da poter divenire anche una merenda ricca di vitamina C.


La ricetta di oggi, lo Zabaione, alleggerita rispetto a quella della tradizione, trasforma lo zabaione in una profumata crema leggera adatta a celare dei freschi frutti di bosco, così da poter divenire anche una merenda ricca di vitamina C.

Dosi: per 4 persone
Preparazione: 5’
Cottura: 15’
Difficoltà: media

Ingredienti
100 ml di Marsala
4 tuorli bio 
40 g di zucchero 
300 g di frutti di bosco assortiti
un pizzico di cannella, se gradita

Preparazione
Riempire d’acqua per 2/3 una casseruola e trasferirla su di una fiamma dolce. 
In una ciotola metallica versare il vino ed unire i tuorli iniziando a sbattere con una frusta, unendo lo zucchero a pioggia.
A questo punto trasferire la ciotola sulla casseruola facendo attenzione che non ne tocchi il fondo né che l’acqua possa entrare nella ciotola e continuare a montare con la frusta fino a quando inizia ad addensarsi. E’ importante che il calore non sia mai eccessivo: a questo proposito ci si potrebbe aiutare con un termometro così da non superare i 55° C.
Dopo circa 10’ il composto dovrebbe essere pronto e “filare” ovvero lasciare dei segni, “nastri” appunto, sulla superficie.
Spegnere il fuoco e continuare a montare per altri 2’ o 3’ fino a quanto lo zabaione sarà gonfio e lucido.
Dividere i frutti di bosco lavati delicatamente in 4 ciotoline resistenti al calore, versare lo zabaione e passare per pochi minuti sotto il grill del forno così da ottenere una deliziosa crosticina. In alternativa usare un cannello.
E’ possibile servire lo zabaione semplicemente, solo i Baicoli.

"Mangia le more che diventi come Zeus!" ed un'insalata speziata con il melone, la feta e lo zenzero

Secondo la mitologia greca i frutti di bosco sono originari di Creta, l'isola che diede i natali a Zeus. Che evidentemente devono avergli fatto un gran bene, visto le sue gesta passate alla cronaca.

Piccole bacche di arbusti dotati di personalità, si tratta di frutti spontanei che l'uomo, nel corso dei millenni, ha saputo selezionare ed incrociare, così da rendere più semplice sia la coltivazione che la successiva raccolta, ottenendo così una variegata offerta di frutti che maturano lungo un periodo di tempo più lungo e che provengono da arbusti senza spine.

Il frutto della mora matura invece in un periodo più limitato, da agosto a settembre (meteo permettendo): è molto succoso, ha un sapore acidulo ed un buon profumo. Va raccolto con cura ed attenzione, anche perché il succo macchia mani ed abiti (viene usato infatti sia nell'industria conserviera sia in quella tessile "equa" per colorare e per tingere), conservato per non più di tre giorni nella parte bassa del frigo e magari cosparso di zucchero semolato prima di abbatterlo in negativo o congelarlo per poterne poi godere in inverno.

La mora è uno scrigno di bontà: ipocalorica, molto digeribile e dall'alto potere saziante, contiene solo 21 calorie per 100 grammi, il suo peso è composto da oltre l'80% da acqua e naturalmente le fibre la fanno da padrone. Come tutti i frutti di bosco la mora è ricchissima di potassio, unitamente al calcio, fosforo, magnesio e naturalmente il ferro. Contiene quasi 20 mg di vitamine per 100 g: la più presente è la vitamina C ed a seguire la vitamina A, la Riboflavina o vitamina B2, la Niacina o vitamina PP e la Tiamina o vitamina B1. Senza contare che tutti i frutti che manifestano un bel colore scuro, come il mirtillo, la prugna e vai con la macedonia della salute, sono ricchissimi di Antociani, flavonoidi dall'incredibile potere antiossidante.


In questi giorni, pochi purtroppo, dedicati al relax mi ritrovo circondata da graziosi cespugli di more e quindi dopo averle mangiare nature, in frullati e in estratti ho iniziato a sperimentare preparazioni un po' più complesse: cominciamo con un'insalata, che diventa in realtà un pranzo completo, e sto già prendendo appunti per i prossimi giorni, come un grazioso orzotto di more mantecato all'Asiago, un filetto di maiale, un dolcino con il pan brioche... stay tuned ;)

Insalata un po' speziata e al basilico con feta, melone bianco e more

Ingredienti (per due persone)
100 g di feta, 1/8 di melone bianco, 1 tazza di more, 10 foglie di basilico, 1 lime, la punta di un mix tra pimento, cannella e noce moscata, 1 pezzettino di radice di zenzero fresca, sale di maldon, olio evo.

Procedimento
Preparare una citronette con il succo del lime, un cucchiaio di olio evo, le spezie e la radice di zenzero grattugiata con il microplane.
Tagliare in dadolata regolare il melone e la feta.
Spezzettare grossolanamente le foglie di basilico e lasciarne un paio intere per il piatto.
In una ciotola unire la feta, il melone, il basilico e la citronette: mescolare delicatamente e trasferire in un  piatto, disporre le more e terminare con qualche fiocco di sale e le foglie di basilico intere.

"Il paradiso lo preferisco per il clima, l'inferno per la compagnia." E una rinfrescante Limonata fatta con i limoni

Fa caldo, lo so. 
E credo sicuramente lo sappiate anche voi. 
Ma visto che siamo nel bel mezzo dell'estate non dovrebbe essere un fatto così sconvolgente, imprevisto o misterioso come l'Imu o la Tarsu.

Luglio=Estate=Caldo oppure Gennaio=Inverno=Freddo. 
Semplice, no? E soprattutto consueto, nel senso che questo andamento del clima, era glaciale e post vulcano Mururoa a parte, fa parte del nostro Dna. Del resto se così non fosse non ci avrebbero costruito una serie di saggi proverbi, di quelli che le mamme ti enunciavano quando tu, adolescente dall'ormone strumpallazzante, volevi convincerla che era giunto il momento di indossare gli short estivi anche se le margherite non avevano ancora fatto capolino in giardino. Proverbi che ti venivano calati dall'alto come sentenze inappellabili:
"Marzo, pazzerello"
"Aprile, non ti scoprire"
"Maggio, vai adagio"
"Giugno, butta tutto sul mucchio" proverbio che sanciva il "libera tutti" del guardaroba.

Ora no: il caldo in estate ed il freddo in inverno scatenano news e protezione civile ogni volta, a prescindere dai danni che nevicate improvvise e tifoni cittadini riescono a produrre. Ma soprattutto è il caldo che sembra aver assunto la valenza di una punizione divina anzi mitologica, visto i nomi con i quali i meteorologi battezzano le varie "emergenze".

La memoria si apre a meriggi estivi poco pallidi e molto assorti in quanto, non essendo ancora comparsa sull'italico terreno l'aria condizionata, al minimo accenno di lamento dovuto al caldo eccessivo, la risposta che ricevevo alla mia "lamentela" era quasi sempre la stessa:
"Mamma, fa caldo..."
"Anna, sta' ferma!" a dimostrazione che la fisica è parte integrante della nostra educazione. Energia cinetica (movimento)=energia termica (calore) ovvero stai ferma e non soffrirai il caldo. Lo step successivo era un'improvvisa ondata di l'energia propulsiva (scappellotti) che metteva fine ad ogni ulteriore desiderio di movimentata sperimentazione scientifica.



Li ricordate anche voi i lunghi pomeriggi estivi delle lunghe estati da fanciulli?
Ho ancora nel cuore quelli delle vacanze estive delle elementari: non si erano insinuati ancora i turbamenti adolescenziali e le ginocchia sbucciate si medicavano con una antisettica leccata e con un candido fazzoletto di stoffa annodato di lato, in quanto non c'era tempo da perdere e il gioco che veniva prolungato fino al tramonto del sole, senza sms, senza smartphone, senza wifi. Solo con la bici e con la merenda, il più delle volte condivisa o addirittura scambiata. Eh si, già allora eravamo inconsapevoli consumatori di brunch ante litteram e il panino con burro e zucchero faceva seguito, o scambio, con quello al salame. C'erano anche i virtuosi della merenda che esibivano panini con sottili frittatine e fette di morbida torta alle mele. E poi c'era l'acqua: fresca e rigorosamente di rubinetto. I più cool del quartiere bevevano quella in bottiglia di vetro preparata con l'Idrolitina, che non era ancora diventata demodè.

Niente zuccherine, colorate, debordanti bibite gassate senza le quali si riusciva comunque ad essere felici. Misteri misteriosi delle merende del secolo scorso :)

E mentre Caronte non lascia tregua, vorrei rinfrescarvi con una ricetta "vintage": una limonata che solitamente viene preparata per rompere il digiuno che precede la festa del Kippur e che a Venezia si usa festeggiare mangiando in comunità, accompagnando la bevanda al Bollo, un lievitato del quale vi ho raccontato qualche tempo fa.



Limonata fatta con i limoni (e cubetti di ghiaccio con frutti di bosco)

Ingredienti
500 ml di acqua, 5 limoni non trattati, 500 gr di zucchero.

Procedimento
Far bollire per 5' acqua e zucchero in una casseruola in ghisa, togliere dal fuoco e spremere i limoni sullo sciroppo. Conservare da parte le scorze per l'eventuale preparazione di canditi o per ricavarne zeste per decorare al servizio.
Rimettere sul fuoco e far bollire a fuoco dolcissimo (sul gas, l'erogatore del caffè al minimo) per altri 25'.
Filtrare, raffreddare o abbattere e versare successivamente in una bottiglia di vetro. Conservare in frigorifero e servire lo sciroppo allungandolo con acqua e con cubetti di ghiaccio decorati con frutti di bosco e qualche foglia di menta (se avete avuto l'accortezza di non lasciarle ad altezza di Tzunami-Maggie).

"Noi farfalle si vive un giorno solo e quando son le sei di sera si han già le palle piene"




Forse non tutto il male viene per nuocere. Non per le farfalle, ovvio. Ma per noi.
Quanto è accaduto nel 1929, evidentemente, non ha avuto il potere di insegnarci nulla, occupati com'eravamo a distruggerci tra la prima e la seconda guerra mondiale.
E sul più bello che ci si poteva fermare un attimo a riflettere, circa l'utilità o meno di continuare sulla falsariga della rivoluzione industriale, arrivò il '68 ovvero l'inserto satirico del '900.