Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

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Visualizzazione post con etichetta lardo di colonnata. Mostra tutti i post
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Quelli del formaggio - reloaded: cestini di pasta fillo con verza brasata, lardo e fonduta di caprino


Seconda ricetta dello showcooking per il Caseus Veneti 2011, manifestazione itinerante dedicata a quanto di più buono il mondo del formaggio veneto riesca ad esprimere: eccellenze che nascono dalla passione e dalla fatica, sentimenti forse vintage ma i soli che ci potranno salvare da questa deriva delle emozioni.

Quaglia con mele e Calvados: un risotto che sfrizzola il velopendulo.

Vi ricordate la pubblicità della WcNet degli anni '80? 
"Luisa inizia presto, finisce presto e di solito non pulisce il water!" affermava un'energica governante ad una stupefatta signora.
"Non lo pulisce?!?"
"No!! Perchè nel water ci mette una forza attiva!" continuando a parlare in terza persona.
E una successiva zoomata sulla prima tavoletta detergente profumata per wc fece scoprire alle consumatrici un nuovo oggetto del desiderio che, a distanza di 30 anni, sembra sempre essere stato nelle nostre case, pardon, nei nostri water.

"Le rughe non coprirle che ci ho messo una vita a farmele venire"



"Va a chiamà tu madre! So' le due e fra mezz'ora c'ho da prendere servizio!!"

"Mamma è impegnata. Sta' a fondà un partito."

Una delle frasi più belle del film "L'onorevole Angelina" (1947) nel quale una strepitosa Anna Magnani, nella Roma borgatara di un immediato dopoguerra, combatte contro ingiustizie e vessazioni, diventando l'eroina di un intero quartiere. Riesce a raggiungere la bellezza di 86mila preferenze ma preferisce non farsi eleggere per rimanere con la sua famiglia e fra la sua gente "che è onorevole tutta, ma sul serio".

Troppo facile prendere spunto da questo film per riflettere su quanto sta accadendo nel nostro Paese. La cosa che più mi inquieta, e mi disgusta, non è il fatto che uomini di potere si comportano in totale disprezzo della Legge e delle norme che regolano la civile convivenza ma è lo squallore e l'assoluta mancanza di Dignita, Valore fondante della nostra Carta Costituzionale, che giovani donne barattano in cambio di contanti, di oggetti, dell'anima, per quanto soffocata dall'immondizia possa essere.

"Il tacchino va bene per il Natale, ma il Natale non va bene per il tacchino." (Achille Campanile)

Mazzancolla e lardo di colonnata in camicia di verza e spirale di sfoglia


Veloce antipasto in versione finger food per le colazioni - brunch - pranzi - cene che da almeno due settimane incombono sulla nostra serenità, sulla gestione della giornata e, soprattutto, sul nostro giro vita.

E qui ci vorrebbe un giro di vite.

Ma siccome le cose si stanno già trascinando verso questa china è meglio, almeno per 24 ore, respirare un po' con la pancia e sperare che Babbo Natale se la legga davvero la letterina che gli ho scritto. 
Non ho chiesto nulla per me, mi reputo una donna fortunata (che ha comunque lottato giorno per giorno per affermare i propri se ed i propri ma), ma ho chiesto un po' di pace per questo paese e per il futuro dei miei figli.
Perchè se andiamo avanti così la pace, quella eterna, ci verrà consegnata, su vassoi d'argento, dalla speculazione internazionale. E le pezze al "sedere" non saranno più un delizioso effetto vintage-cool ma la fotografia di una china in discesa dalla quale non si risalirà più.


Mazzancolla e lardo di colonnata in camicia di verza e spirale di sfoglia


Mazzancolle con lardo di colonnata, camicia di verza e spirale di sfoglia

Il maiale è un sacco di adipe con un cavaturaccioli in fondo

Cocotte di maiale e prugne

Si, ma è buono. Del suo corpo non si butta via nulla ed ingiustamente con il suo nome si apostrofano uomini dalla dubbia moralità.

Una mia amica ne ha tenuto uno per tantissimi anni, Fiippo. L'aveva acquistato da cucciolo, allevandolo con pranzi da gran gourmet - visto che aveva anche un orto ricco di ogni bontà - e dopo due anni giunse il momento di trasformarlo in costicine ma...nessuno della famiglia ebbe il coraggio di autorizzare la sua macellazione.
Per cui fu adottato. Anche dai vicini.

Adorava i peperoni, i grattini sotto il mento e stare in ammollo nell'acqua. Soffriva il caldo ed un'estate gli fu regalata una piccola piscina, attrezzata con uno scivolo che gli consentiva di tuffarsi (con una spintarella) e di uscire (con l'ausilio di un piccolo argano!). E' vissuto 10 anni ed ancora oggi ricordo con un sorriso l'estrema pulizia ed i suoi grugniti di soddisfazione dinnanzi ad un'abbondante porzione di peperonata.

In questa ricetta non c'è Filippo, ma sicuramente il suo costante buon umore :)



Cocotte profumata di maiale e prugne

Ingredienti
600 gr di lonza o filetto di maiale, 100 gr di lardo di colonnata, 200 gr di prugne secche, 3 scalogni, 2 cucchiai di granella di mandorle, un cucchiaio di rosmarino fresco tritato, 2 cucchiai di pecorino gratuggiato, 2 uova, mezzo bicchiere di panna fresca, un cucchiaino di semi di finocchietto selvatico passati al mortaio, sale e pepe nero macinato al momento, olio evo.


Cocotte di maiale e prugne

Procedimento
Tritare gli scalogni e farli appassire qualche minuto in una padella con un cucchiaio di olio evo, aggiungere la granella di mandorle e mettere da parte.
Tagliare la carne in dadolata e frullarla con le uova e la panna e mettere da parte.
Tritare gli aghi di un rametto di rosmarino e mettere da parte. Tritare le prugne finemente e mettere da parte. E tritare anche il lardo.
In una ciotola unire la carne, il lardo, gli scalogni, il pecorino, il rosmarino ed il finocchietto selvatico e per ultime le prugne. Mescolare bene, regolare di sale, aggiungere il pepe e mettere il composto in cocottine singole oppure in una terrina rettangolare e cucinare a bagnomaria a 160° per circa 1'- 1'15''

Servire con delle mele renette private del torsolo, tagliate a spicchi e rosolate nel burro per qualche minuto ed insaporite con un pizzico di cannella.

La saggezza delle donne e l’utilità del maiale.

Recenti ritrovamenti archeologici danno definitivamente al maiale un ruolo fondamentale per la trasformazione che avvenne dell’uomo nel neolitico. Dove? Ma nella cara Mesopotamia, mezzaluna fertile ed ispiratrice, dove all’addomesticamento del cane seguì, se non addirittura in contemporanea, quello del maiale, mammifero molto intelligente ed abitante dei boschi. L’uomo, prima di diventare agricoltore, e quindi stanziale ed “addomesticato” nel senso di rispettoso delle regole, fu pastore, simbolo di inciviltà e rozzezza. Del resto, dopo la cacciata dall’Eden, Caino (quello cattivo) divenne pastore mentre il povero Abele si dedicava alla coltivazione dei frutti della madre terra: le civiltà nomadi, patriarcali ed inevitabilmente maschiliste, dove la donna-madre usa la sua sensualità per mandare in rovina l’uomo e quel minimo di ordine che si era creato, mal convivono con quelle dedicate all’agricoltura ed è proprio con l’addomesticamento del maiale che questi due mondi cominciano a comprendersi ed a convivere serenamente. Con buona pace di terreni da coltivare e boschi da preservare.
Un poema epico sumero, avente per protagonista Gilgamesh, donna che diventa veicolo di alfabetizzazione, è come la stele di Roseta per il passaggio importantissimo che visse l’umanità: questa Eva mesopotamica usò il suo frutto proibito (che non è certamente la mela) per rapire Enkidu, un pastore inselvatichito e poco avvezzo agli scambi culturali, che mangia erbe amare e vive con le bestie. In sumerico il termine “eden” non indica il paradiso terrestre ma “terra non coltivata”. La donna si unisce a lui, lo inizia alla civiltà, gli insegna a mangiare seguendo una dieta mediterranea, che prevede pane e vino e diventa uomo dopo aver bevuto 7 calici di vino forte.

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Il resto della storia è nota: il Caino insito in ogni uomo ha preso il sopravvento, sacrificando il genio e la bellezza dell’animo femminile sull’altare della prepotenza e della prevaricazione. A distanza di 10.000 anni anche la Madre Terra si è stufata ed all’alba del terzo millennio l’idea di una società matriarcale e salvifica per la terra non sembra essere più così peregrina.
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Se poi le donne imparassero a fare squadra come sanno fare i maschi ed utilizzare il loro frutto proibito in un modo più costruttivo che divenire delle figurine prive di identità….ecco, l’Eden non sarebbe poi così lontano, soprattutto per quelle donne che lottano e muoiono per la loro dignità che all’interno di palazzi di vetro, scribani lontani sanciscono in reiterate dichiarazioni polverose.
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Terrina ai tre maiali: filetto, guanciale di suino nero e lardo di colonnata (presidi slow food)
Ingredienti
500 gr di filetto di maiale, 150 gr di guanciale, 150 gr di lardo di colonnata, 3 scalogni e 3 spicchi d’aglio, un rametto di rosmarino, qualche rametto di timo fresco, 1o gr di panna, 10 gr di latte crudo e 15 gr di porto, sale e pepe ed olio evo.
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Procedimento
Mondare il rosmarino ed il timo e tritarli finemente con il coltello.
Tagliare sottilmente lo scalogno e rosolarlo con un filo d’olio evo unitamente agli spicchi d’aglio e mettere tutto nel mixer nel quale saranno già state inserite le tre tipologie di carne tagliate a pezzettini, lasciando da parte qualche cubetto (un cucchiaio) di guanciale, versare la panna ed il porto e frullare uniformemente il tutto.
In una ciotola versare la carne frullata, unire i pezzettini di guanciale e gli aromi, profumare con il pepe e regolare di sale.
Riempire con il composto una terrina premendo un po’ e cucinare a bagnomaria a 180° per circa un’ora e mezza.
Apprezzerete il profumo di questa terrina che può essere gustata sia calda che fredda.
Buon 8 marzo a tutti. ;-)
mafalda