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Il Conciato Romano: un formaggio rude che sa essere incredibilmente dolce. In una terrina con pere, senape, pistacchi e datteri.

I suoni dell'immenso silenzio raccontano questo posto...
I colori vivaci disegnano il profilo della natura incorniciata, intoccabile...
Gli odori parlano di noi, di questa terra marrone, dura eppure tanto grande e dolcemente affamata di sogni...
Ruvide, secche le nostre mani piene di tempo non trascorso invano e sagge, vigorose mostrano dal palmo la mappa per la felicità. Eulalia

Ecco, questo è stato il mio primo approccio con il Conciato Romano quando mi venne comunicato a quali prodotti ero stata "associata" per il cooking show di Formaggi in Villa 2013; il piatto con la Casatella Trevigiana Dop era pronto, quello con il grano duro dell'azienda Santa Candida era in dirittura d'arriva ma questo formaggio si presentava come un tipo tosto assai. E cominciava a farsi sentire una certa ansia.
Poi al telefono ho sentito la voce di Manuel, un ragazzo che lo conosceva bene! Una voce allegra, squillante, ritmata che mi diceva di stare tranquilla. E così ho lasciato che parlasse lui, il Conciato e che facesse con me quello che io faccio con ogni ricetta ovvero raccontare una storia.

Primo piano del Conciato Romano

Un'occhiata in biblioteca ed ho trovato una vecchia guida Slow Food, 1999, che riportava le 30 doc fino a quel momento presenti e c'era anche il Conciato Romano, prodotto in Campania, nella provincia di Caserta. 
"Si tratta di un formaggio conciato, per il quale conta di più la tecnica di affinamento che non quella di produzione. Un po' come succede con i formaggi di fossa. I caci utilizzati vengono prodotti con una coagulazione presamica base di caglio di capretto. La cagliata viene rotta minutamente, quindi estratta, modellata con le mani e salata a secco. Una volta asciutti, i formaggi vengono sottoposti a una prima concia, subito dopo la salatura, che viene effettuta con l'acqua di cottura delle "pettole", una pasta fatta in casa tipica della zona. Questo lavaggio lascia sulle forme uno strato quasi impalpabile di amido. Poi, dopo qualche tempo vengono trattati con una  miscela di olio, aceto, piperna e peperoncino. A questo punto un tempo si ponevano i formaggi in un'anfora non invetriata di creta, dove rimanevano a completare la stagionatura, che poteva durare anche due anni. Si tratta di una tecnica che qualche produttore va riprendendo."
Nel sito de La Campestre la gallery rimandava a tutto questo e, sorpresa, c'era anche l'anfora, la tecnica antica che Manuel e la sua famiglia avevano ripreso, facendo di questo conciato doc un Presidio Slow Food a tutti gli effetti. 

Al gusto poi il Conciato è qualcosa di incredibile: una volta tolto dal sottovuoto l'ho lasciato a temperatura ambiente e per una giornata intera, ogni due o tre ore, lo assaggiavo ed ogni volta scoprivo un profumo diverso, un aroma pungente che si addolciva, un gusto prepotente che si dimostrava improvvisamente disposto al dialogo.
"Che ne dici se ti vesto a festa?", gli ho domandato. "Sei così intenso e pieno di personalità che potresti anche sembrare prepotente...ti lasci andare un pochino?"

Il rito dell'estrazione del Conciato con il bastoncino di bambù

Così è stato: la prima associazione è stata formaggio-pere, ma non poteva essere solo questo. Volevo mascherarlo, quasi nasconderlo, e trasformare il suo essere tondo nella forma in qualcosa di più spigoloso, come fa una terrina, e renderlo incredibilmente morbido nel gusto, grazie ai frutti ed ai semi che appartengono al Sud del mondo e alle contaminazioni che tanto bene fanno alla cucina. E alla cultura.

Per cui la pera abate è diventata un po' piccante grazie alla senape, il mascarpone, necessario alla stratificazione per la terrina, si è alleggerito con la labna, e l'intenso aroma del Conciato si è addolcito con i datteri. Ma tutta questa morbidezza aveva bisogno di qualcosa di croccante ed ecco entrare in scena il pistacchio. Ma forse il vestito da festa era troppo elegante e bisognava dargli quel tocco "campestre", quello che segna le mani e abbronza il sorriso d'estate: ecco allora il pane di segale tostato a chiudere il piatto.

A Manuel è piaciuto molto e il suo apprezzamento è stato il ringraziamento più bello.
Spero possa piacere anche a voi ;)

Nel segreto della terracotta matura un tesoro...

Terrina di conciato romano con labna e mascarpone alla pera senapata, datteri, granella di pistacchio e pane alla segale tostato con dadolata di pera abate al miele di castagno

Ingredienti (per una terrina di 18-20 cm circa)
500 gr di Conciato romano, 200 gr di labna (la tecnica per preparala qui), 100 gr di mascarpone, 3 cucchiai di salsa senapata alle pere, 3 cucchiai di granella di pistacchio, 6 datteri palestinesi, pepe nero di mulinello.
Ingredienti e procedimento salsa alle pere
3 pere pere abate, 1 scalogno, ½ bicchiere d’acqua, 1 cucchiaio di senape, 1 cucchiaio di Mielbio Miele di fiori, olio evo, timo fresco.
Tritare lo scalogno, farlo appassire con un filo di olio evo, unire due pere private della buccia e tagliate a cubetti, far cuocere a fuoco medio per qualche minuto con poco timo. Aggiungere l’acqua e far cuocere per una decina di minuti. Infine aggiungere il miele e la senape, passare il tutto al mixer poi al colino. 
Per il piatto
Pane integrale, Miele di Castagno, burro, datteri, pere abate, pepe di mulinello.

Procedimento
In una ciotola mescolare la labna e il mascarpone con la salsa senapata, aggiustare di pepe e mettere in un sac a poche.
Tagliare il Conciato Romano in fettine sottili.
Tritare i pistacchi con il coltello e tagliare i datteri a concassè.
Foderare una terrina con un triplo strato di pellicola alimentare lasciando che ne sporga un po’ dai bordi.
Disporre un primo strato di Conciato sul fondo, coprire con la crema, spargere sulla superficie un po’ di granella di pistacchio e la dadolata di dattero e continuare con gli ingredienti, terminando con il Conciato. Coprire con la pellicola, pressare leggermente e lasciar riposare in frigo per almeno tre ore.
Servire la terrina a fette con del pane integrale leggermente tostato, qualche fogliolina di timo fresco, un cucchiaino di dadolata di pere spadellata 5’ con un pò di burro chiarificato e miele di castagno.


Una Labna un po' provata ma buonissima!

Aggiungi un pollo a tavola!


Che c'è una terrina in più! La mia passione per le terrine credo sia nota: ogni stagione offre l'occasione per prepararne di gustose e colorate e la tecnica di cottura consente di preparare un piatto sofisticato e profumato con un certo anticipo, cosa che di domenica non guasta mai.

Il mio primo approccio con una ricetta di terrina avvenne molti anni fa, consultando un vecchio libro di cucina, che prevedeva una serie di passaggi per portare la carne, l'ingrediente principale, ad una consistenza simile alla purea..e siccome ero priva di metà dell'attrezzatura che sembrava essere indispensabile ci rinunciai! Qualche anno dopo ci riprovai, con l'attrezzatura giusta, con una serenità maggiore e con una grande voglia di sperimentare!

Un voluttuoso, misterioso e trasformista piatto francese che può assumere colori e sapori mediterranei, come questa Terrina di petto di pollo aromatizzato.

Ingredienti
600 gr di petto di pollo, 3 uova, 150 gr di ricotta vaccina, 150 gr di mascarpone, 3 scalogni, 1 cipolla grande, un mazzetto aromatico (timo, salvia, rosmarino, erba cipollina....), un sospetto di cardamomo e di cumino, sale e pepe nero macinato al momento, il succo di un limone non trattato e la buccia grattugiata, olio evo.

Procedimento
Accendere il forno statico a 180°.
Pulire il petto di pollo, tagliarlo a pettezzini e lasciarlo marinare una mezz'ora con il succo di limone, un po' di olio evo ed una macinata di pepe nero.
Tritare gli scalogni e la cipolla e rosolarli in poco olio evo per 5', facendoli appassire.
Passare la ricotta al setaccio, unire il mascarpone e la buccia di limone. Tritare il mazzetto aromatico (un paio di cucchiai di aromi di solito bastano)
Frullare la dadolada di pollo con le uova, unire la crema di formaggi, il trito profumato, lo scalogno e e la cipolla, regolare di sale e versare il composto in una terrina (oppure in uno stampo per plumcake foderato di carta forno e sigillato con dell'alluminio al quale verrà fatto un piccolo foro per far uscire il vapore durante la cottura) e cucinare a bagnomaria per almeno un'ora.

Lasciar raffreddare nella terrina e servire tiepido o freddo con una fresca misticanza o con una caponatina leggera.

Il cucchiaino nella coppa ;-)

Sistemando le ricette del contest "Il panino con la coppa" mi sono resa conto che non ne avevo postata neppure una e soprattutto mancavano i dolci. Ma i dolci sono fondamentali per assistere le competizioni sportive! Danno la giusta energia per esultare in caso di vittoria e soprattutto sanno essere dolci carezze all’ego in caso di sconfitta.

Per cui, sabato sera, con gli amici a casa per assistere alla finale della Coppa dei Campioni e soprattutto dopo aver trascorso il pomeriggio ad assistere alla semifinale - del campionato provinciale – che ha visto la Vigontina vincere per 5-0 sull’Abano (QUINDI SABATO PROSSIMO EDOARDO GIOCHERA’ LA FINALE CONTRO IL NOVENTA CALCIO, PRATICAMENTE UN DERBY!) mi sono sentita ispirata nel produrre questi cucchiaini e bicchierini. Oltre a rinvigorire piuttosto che consolare consentono di essere gustati in un attimo e di non rischiare di finire sui divani bianchi tra un assist ed un traversone in area!

Cucchiaini dolci per intense emozioni!

Mascarpone, uova e zucchero zefiro aromatizzato alla vaniglia(1 tuorlo per 100 gr di mascarpone per 25 gr di zucchero), qualche tazza di caffè espresso, un po’ di polvere di caffè, un po’ di cacao amaro in polvere, qualche savoiardo sbriciolato, un po’ di granella di pistacchio e di mandorle.

Montare i tuorli con lo zucchero per circa 15’, fino a renderli spumosi, aggiungere il mascarpone ed infine gli albumi montati a neve ferma ed inserire questa crema golosa in un sac a poche (meglio quelli usa e getta).

A questo punto si lavora a catena di montaggio: posizionare direttamente nel vassoio i mini contenitori e personalizzarli con un po’ di savoiardo sbriciolato e qualche goccia di caffè, crema e cacao, oppure crema e granella, oppure granella, crema e polvere di caffè..insomma come meglio vi sentite ispirati.

E vinca il migliore!

 

p.s.: in questo periodo dell’anno, a maggior ragione visto le temperature, sarebbe meglio usare tuorli ed albumi pastorizzati nella produzione di creme o dolci a freddo. Non si sa mai. :-)

La morale è sempra quella e ti intorto la Nutella!

Che belle le vacanze scolastiche! Quello che solitamente potrebbe essere definita una serena mattinata di lavoro, magari svolto a casa, con la radio accesa, Agata che non sa se litigare con Lucky o con me - ed osserva con profonda diffidenza la planetaria in movimento -, il mac acceso ed il telefono che squilla in continuazione diventa tutto questo più ragazza ventenne da buttare giù dal letto, ragazzo adolescente da buttare giù dal letto, nipote seienne sveglio dall'alba!


Ed il dolce due-terzi (per tornare ad essere la dolce metà si è finalmente messo a dieta) mentre esce: "Fortunata! Puoi rimanere a casa a gestirti come vuoi la giornata!"
....dillo un'altra volta che ti apro una scatoletta di carne di mammut, ti apro.....

"Zia Nianna, cosa facciamo?"
:-)

"Andiamo a fare una torta! Anzi un Cheesecake! Anzi, un Cheesecake con la Nutella!"
"Siiiiiiiiii! Cos'è un Cheesecake?"

Ingredienti
160 gr di biscotti secchi o digestive, 250 gr di ricotta freschissima, 250 gr di mascarpone, 80 gr di Nutella, 75 gr di burro fuso, 80 gr di zucchero, 25 gr di farina di mais biancaperla, 2 uova, panna fresca e zucchero a velo.

Procedimento
Frullare i biscotti, unire il burro fuso e ricoprire una tortiera di 20 cm di diametro con anello (ricoperta di carta alluminio spenellata d'olio), base ed un po' sulle pareti e far riposare per una mezz'oretta in frigo.
Setacciare la ricotta, unire il mascarpone, versare nella planteria aggiungendo lo zucchero, le uova (una alla volta) e la Nutella.
Versare il composto nella tortiera, livellare bene e cucinare nel forno già caldo a 180° per 50' minuti.
Lasciar raffreddare a temperatura ambiente e poi in frigo per almeno un paio d'ore.
Mescolare la panna fresca con un po' di zucchero a velo (a gusto personale), versarla in un sifone, caricare il gas e decorare a piacere la torta.


"E adesso cosa facciamo?"
"Dimmi tu, Alessandro!"
"La cotoletta con il purè!"
......per fortuna che avevo preparato le crepes con il prosciutto e l'asiago....
"Va bene amore, vieni che ti insegno a grattugiare il pane"