Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

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Kouglof salato con datteri e bergamotto e terrina di cappone e foie gras al pistacchio . E un po' di storia di corte veneta

Come siamo buffi, noi umani.
Mentre tutto il cosmo per onorare la Festa delle Luci e l'imminente Solstizio d'Inverno si mette giustamente a riposo noi ci affanniamo come pazzi per il medesimo motivo, dimenticando che proveniamo da una cultura contadina che per centinaia d'anni ha regolato il nostro orologio biologico.

Il fatto di trovare le zucchine a dicembre e il pollame tutto l'anno è lontano anni luce dal rispetto della Natura che diveniva, giocoforza, rispetto anche per il palato. Per le feste natalizie si mangiano capponi e faraone e per quelle pasquali capretto ed agnello non solo per ricordare anche a tavola una simbologia religiosa, che ha fatto proprie ritualità pagane, ma soprattutto perché si tratta di cucinare cibi "giusti" a tempo debito.


L'osservazione della "corte" veneta, colonna portante della cucina di queste terre, insegna proprio questo. 
Per corte si intende l'aia, il cortile, per alcuni anche il brolo (una via di mezzo tra l'orto, l'angolo degli aromi e il frutteto) e tutto quello che si trova in questo perimetro: il pollaio, la conigliera, la colombaia (alcune ricette di "torresani" sono ancora presenti nel menù di importanti ristoranti padovani) e più distanti la porcilaia e la stalla.
Della corte la regina è senza dubbio la gallina, oramai confinata a regni burla costretta com'è negli allevamenti intensivi, che ha come dame di compagnia l'oca, l'anatra, la faraona, il gallo e il cappone, il tacchino, il piccione, il pavone (ancora allevato e cucinato) e il coniglio. Carni che hanno saputo essere d'ispirazione di massaie e cuochi blasonati che sono riusciti a trasformare una consuetudine in un ricettario degno di ogni rispetto.

Racconta Giampiero Rorato, storico della cucina che Carlo Magno, "gran massaro, fu un ottimo amministratore del suo impero, suggerendo anche come doveva essere condotta la vita dei suoi villani, definendo con precisione la conduzione di allevamenti e coltivazioni da praticare. Nel "De Villis" si legge: "ci siano sempre accano alle stalle di ogni fattori almeno cento polli e trenta oche. Quel che avanzerà dall'uso familiare potrà essere venduto". Una saggia norma economica che garantiva sopravvivenza e anche un piccolo margine di lucro. Inoltre, per una sana economia dell'impresa rurale, l'imperatore invitava i vassalli a cibarsi con la carne delle mucche da abbattere perché azzoppante o di cavalli affetti da malattie non pericolose". Visto non si buttava via niente, mai.

La ricetta di oggi, ingentilita nei modi, è un modo di recuperare il cappone lessato che, unito ad un po' di foie gras riesce a valorizzare questo dolce soffice e dolce tipico della cucina delle feste alsaziana, il Kouglof appunto. Non ho utilizzato il classico stampo a "turbante di re magio" ma ho preferito utilizzare delle forme più pulite visto che anche la ricetta nel suo complesso è stata modificata nelle quantità di zucchero e di burro, rendendola più leggera e sapida.


Kouglof  salato con datteri e bergamotto (ricetta adattata di Felder) con terrina di cappone e foie gras al pistacchio

Ingredienti
340 g farina Panettone o 280 g manitoba e 60 0, 125 ml latte crudo, 70 g burro chiarificato salato (ovviamente ve lo fate voi aggiungendo un mezzo cucchiaino di sale in fiocchi, 1 uovo bio, 70 gr di datteri freschi (peso mondato dal nocciolo), 12 g di lievito di birra fresco, olio essenziale di bergamotto, mandorle a lamelle.
Procedimento
Nell’impastatrice con la frusta a foglia sciogliere il lievito con 35 ml di acqua a temperatura ambiente, aggiungere 60 g di farina da quella totale e con la velocità più bassa ottenere una palla composta.
Versare sopra la farina restante e lasciar riposare il lievitino per circa un’ora (nel mio caso ho utilizzato Fresco come cella di lievitazione a 26°).
Tagliare in dadolata i datteri e spruzzarli di olio essenziale di bergamotto, spennellare lo stampo (ho usato quello da panettone) con il burro fuso e rivestirlo di mandorle a lamelle precedentemente tostate con una pentola antiaderente.
Riprendere la ciotola, munirla di frusta a gancio e continuare la lavorazione: aggiungere l’uovo, il latte a temperatura ambiente e il burro morbido a tocchetti (avendo l’accortezza che venga di volta in volta assorbito). Lavorare l’impasto per 15’ ed unire infine i datteri. Coprire e far lievitare al raddoppio.
Riprendere l’impasto, lavorarlo per pochi minuti, metterlo nello stampo e farlo lievitare per altre due ore (se utilizzate lo stampo da kouglof l’impasto deve superare il bordo).
Cucinare nel forno statico già caldo a 170° per circa 30’, sformare, lasciar raffreddare sopra una gratella.


Terrina di cappone e foie gras
Ingredienti
400 gr di carne di cappone lessata, 100 gr di foie gras, 100 gr di lardo di colonnata igp, 1 uovo e 1 tuorlo pastorizzati, 30 cl di panna da cucina, 50 gr di pistacchi tritati finemente,  1 scalogno, 3 cucchiai di passito, cardamomo, sale, pepe nero lungo, olio evo.
Procedimento
Lessare la carne di cappone secondo abitudine (mettendo all’interno della pentola, oltre agli aromi abituali) una foglia d’alloro ed un pezzettino di cannella, ricavarne 400 gr di carne e spadellarla con lo scalogno tritato finemente e olio evo.
Frullare la carne con il lardo ed il foie gras, unire alla carne la granella, l’uovo ed il tuorlo, la panna, la grappa e le spezie. Regolare di sale.
Con l’aiuto di un foglio di carta forno dare  ad una parte del composto la forma di salame e la parte restante comporla in una contenitore di porcellana da foie gras con coperchio e riporre in frigo per qualche ora prima di servire tagliate a fettine o sbriciolata con fette di kouglof appena scaldate.


"Avanzi Popolo!" la serata gastromusicale ed i piatti del riciclo (con una bella ricetta salva-cappone)

Prometto che non "suoneremo" polpette, per quanto sia il modo migliore di trasformare gli avanzi di pranzi e cenoni in un boccon sopraffino, con buona pace di Pellegrino Artusi.

In effetti l'arte di non buttar via nulla e di riuscire a dare nuova dignità agli avanzi del pranzo o della cena ha trovato proprio nella polpetta la sua massima esaltazione: l'arrosto o il lesso della domenica diventavano le polpette del lunedì che, se avanzate, arricchite con dell'allegra pummarola, diventavano un sugo di tutto rispetto per gli spaghetti del martedì.

E mentre Ilaria e Gil, il duo acustico Origami, vi allieteranno con voce e musica, io vi racconterò qualche storia, e cucinerò qualche ricetta, legata appunto all'arte del riciclo in cucina, che poi verrà assaggiata! Quando? Alle 21.00 del 5 gennaio, in via della Paglia 2, a Padova, al circolo La Mela di Newton.

Intanto vi anticipo un'interessate ricetta vintage per riciclare il cappone (o il pollo), trasformato nel gusto e nell'aspetto.


Insalata di cappone con arancia, pistacchio e cioccolato (per bicchiere)

Ingredienti 
1 cucchiaio di carne di cappone tagliata a julienne, 2-3 spicchi di arancia pelata a vivo, 1-2 cucchiaini di granella di pistacchio, succo d'arancia emulsionato con olio evo, sale nero in fiocchi. pepe nero lungo macinato al momento, cioccolato fondente al 70% . 

Procedimento 
Recuperare dal petto di un cappone (o di un pollo) cotto al forno con un abbondante mazzetto aromatico la carne asciutta da tagliare in julienne. Pelare a vivo un'arancia, conservare il liquido ottenuto spremendo l'albedo (la pellicola bianca e spugnosa dell'agrume) ed emulsionarlo con un po' di olio evo. 
Tritare, ottenendo delle strisce, con un coltello Sandoku® Zwilling del cioccolato fondente e grossolanamente i semi di pistacchio. 

Comporre il bicchiere (ho usato dei vecchi bicchieri in cristallo da champagne) nel seguente modo: un po' di carne, due o tre spicchi di arancia, pepe macinato e qualche fiocco di sale, condire con l'emulsione e completare con il pistacchio e il cioccolato tritati.

2011, anno di Pellegrino Artusi. 2012, anno di Lorenzo Stecchetti



Sembra che il tema del riciclo sia un must di questi tempi un po' tristi e depressi, come se il riciclo fosse una novità assai assai cool.

Ricordo che la mitica zia Maria non buttava via niente, ma proprio niente. Disordinata di un disordine cosmico, aveva sempre una parte del divano - in simil sky - della cucina nascosta da biancheria, che nell'ordine era: biancheria asciutta e piegata da stirare, biancheria asciutta e piegata stirata, biancheria asciutta piegata "tanto non serve stirarla" e biancheria asciutta da piegare....il tutto rigorosamente mescolato. Un mucchio selvaggio, profumatissimo e onnipresente, che scatenava i continui brontolii della bisnonna Virginia: novantenne, ordinatissima, minuta quanto granitica, perennemente vestita di nero, con il grembiule appena decorato da piccolissimi e vezzosi fiorellini che copriva abiti che sembravano usciti da un armadio della fine dell'800, con i lunghi e bianchi cappelli raccolti in uno stretto chignon.

Al Cappone, ovvero un supereroe veramente natalizio #Natale 2011


Certo che la profezia dei Maia comincia a starmi un po' stretta.
Non è tanto il fatto che fra un anno tutto sarà finito (ma non è che il mutuo bisognerà pagarlo lo stesso?) ma è la consapevolezza che il big-bang all'incontrario è previsto a quattro giorni dal Natale. Come sarebbe a dire?!

"Sapori d'Italia": il numero di Natale e le mie ricette :)


Sapori d'Italia è la rivista della prestigiosa Accademia della 5T dove "T" sta per Territorio, Tradizione, Tipicità, Tracciabilità, Trasparenza.

E per il numero 27, quello dedicato al Natale ed alle sue tradizione, in edicola da pochi giorni ci saranno anche "Il cappone e le ricette natalizie di Anna Maria Pellegrino, i consigli su come scegliere il panettone leggendo le etichette, un itinerario ad Asiago alla scoperta di quello Dop "prodotto della Montagna"... e tanto altro ancora!"

Buona lettura :)

Terrina di cappone e foie gras e fine del “carnem levare”

"Semel in anno licet insanire."
Così gli antichi sociologi latini definivano il periodo del Carnevale, considerato come una valvola di sfogo, ossia per "una volta all’anno è consentito esagerare".

Anche se inserito in due periodi molto importanti per la cristianità, l’Avvento, con il Natale, e la Quaresima, con la Pasqua, di “religioso” il Carnevale non ha nulla, anzi nella notte dei tempi (come anche nelle notti dei tempi correnti) ogni occasione andava bene per festeggiare anche in momenti dell’anno in cui si sarebbe dovuti stare un po’ più riflessivi. Perchè? Beh, nell’antica Roma il mese di febbraio – da februare, purificare (ed ecco perchè si levava la carne) – essendo un periodo di passaggio tra una stagione agricola ed un’altra, serviva come espiazione per le anime dei defunti.

A tutto ciò si univano i Lupercali (della Lupa), ovvero i riti legati alla fecondazione; già Ovidio scriveva a proposito di questi riti, quasi iniziatici, che comunque prendevano ispirazione dai Saturnali, dove Dionisio e le Baccanti avevano le idee ben chiare: scherzi e lazzi, carri mascherati e soprattutto tavole imbandite di ogni ben di dio. E nessuno ne veniva escluso nel senso che era considerato un obbligo per ogni singolo componente della comunità partecipare a questi riti propiziatori: ogni singola defezione sarebbe ricaduta su tutti gli altri.
Un modo diverso di “sacrificarsi”: divertiti con noi e tutti godremo della buona sorte!

"Durante il carnevale, gli uomini indossano una maschera in più." Xavier Forneret
Mica male come spunto di riflessione. Magari per l’anno prossimo: il Carnem levare è finito e tireremo fuori dal cassetto riflessioni e maschere ad Halloween, un momento analogo per la natura di profonda trasformazione e di culto per i morti. Ah, queste popolazioni del Nord Europa: pensavano di invadere l’impero romano e sono finite per mangiare frittelle, sul triclinio, alle terme…;-)

Basta parlare! Dai, tutti in cucina per questa terrina (ed anche oggi l’angolo della poesia ci ha allietati).

TERRINA DI CAPPONE E FOIE GRAS (e profumi d’oriente)

Ingredienti

400 gr di carne di cappone lessata, 100 gr di foie gras, 100 gr di lardo di colonnata igp, 1 uovo e 1 tuorlo (possibilmente pastorizzati), 30 cl di panna da cucina, 50 gr di pistacchi tritati finemente, 50 gr di uvetta sultanina, 1 scalogno, 10 cl di Grappa 903 Barrique Maschio-Bonaventura, peperoncino, cardamomo, sale, pepe nero lungo, olio evo.

Procedimento

Lessare la carne di cappone secondo abitudine (mettendo all’interno della pentola, oltre agli aromi abituali) una foglia d’alloro ed un pezzettino di cannella, ricavarne 40o gr di carne e spadellarla con lo scalogno tritato finemente e olio evo. Rinvenire l’uvetta e tritarla finemente.

Frullare la carne con il lardo ed il foie gras, in una ciotola unire alla carne la granella di pistacchio e l’uvetta, l’uovo ed il tuorlo, la panna, la grappa e le spezie. Regolare di sale.

Con l’aiuto di un foglio di carta forno dare forma di salame al composto e riporre in frigo per qualche ora prima di servirla tagliate a fette con fettine di pane integrale (per contrastare la dolcezza della terrina) oppure al latte (al contrario, per accentuarla maggiormente), preferibilmente fatto in casa (ha meno grassi ed è meno morbido anche dopo la tostatura).

P.s.: sono stata duramente redarguita circa l’utilizzo di foie gras (nello specifico Vellutata di fagioli con foie gras d’oca e quenelle di baccalà) frutto di considerazioni che anch’io faccio mie. Ne parlerò, anche qui, a tempo debito, raccontandovi dell’incontro avuto con Carlo Petrini, nella spendida vetrina di “Birra Nostra”. Sarebbe bello parlarne insieme.