Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

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ASIAGO IN PANATURA SPEZIATA DI PANETTONE CON CHUTNEY DI PERA PER IL #panettonestory


Non è possile. Non è possiible…NON E’ POSSIBILE!!

Lo sguardo attonito di Rosa, reso ancora più ceruleo dall’azzurrino dello schermo dello smartphone, si paralizzò sul testo del massaggio appena ricevuto.
“Confermato sopralluogo produzione. Il soggetto da monitorare è situato in una stanza dedicata. Renderlo inoffensivo”.
Come si fa a rendere inoffensivo un lievito madre?! Cosa gli faccio? Lo minaccio con una farina taroccata? Lo metto nel forno a microonde?! 
Rosa non riusciva a capacitarsi della portata dell’idiozia nella quale si era cacciata, mentre nervosamente legava i capelli con un elastico rosso, come a voler intrappolare i pensieri.

Eppure non le erano sembrati così destabilizzati i "pensieri" dei compagni delle riunioni serali, forse carbonare, che le avevano impegnato gran parte delle serate invernali. 
Si discuteva di come salvare il mondo, è vero, ed ognuno aveva la propria formula a prova di errore. Si era arrivati a fantasticare espropri proletari dell’Amazzonia o dell’Artide, auspicando la creazione di un nuovo Paradiso Terreste anche se, come sosteneva Lupo, l’allampanato amico d’infanzia, se le scritture l’avevano collocato tra il Tigri e l’Eufrate, forse sarebbe stato più saggio ricolonizzare l’area.
“Ricolonizzare l’area”, come se bastasse un arbre magic ed un paio di tinteggiature per aggiustare i guasti di migliaia d’anni di brutta storia e di cattive azioni.

Tra le uggiosità di quell’inverno, decisamente troppo caldo per essere definito tale, si fece spazio una strana idea. 
Serpeggiò, sinuosa ed avvolgente, fino a stritolare i suoi timidi tentennamenti. Si decise che bisognava tornare agli albori della civiltà! Depurare la quotidianità di tutti gli inquinanti economici che avevano portato l’umanità ad essere schiava dei propri bisogni. Il neolitico quando iniziò ad addomesticare i cereali aveva forse pensato di impastare dei dolci? Certo che no! 

“E’ vero, cercò di replicare un giorno Rosa, “ma è bastato lasciare che la fantasia prendesse il sopravvento per consentire agli arabi di trasformare i contadini siciliani in portatori sani di raffinate dolcezze e golose virtù.”
“Storture della storia”, è il termine con cui furono archiviate l’uvetta di zibibbo, i fichi d’India e la canna di Palermo. “Tutti insieme, senza mollezze! Si vivrà negli stessi spazi, condividendo i risultati del duro lavoro collettivo ed i frutti della terra nella loro assoluta semplicità, senza le manipolazioni dell’uomo!”. Una sorta di pauperismo del gusto.

Rosa sorrise sarcastica al pensiero. “Si, un bel kibbutz di pirla, altro che. Voglio proprio vedere come faranno a vivere senza le chat personali di whatsup, mangiando patate crude, magari con la buccia.”
Scosse la testa sconsolata ma oramai c’era dentro fino al collo. Doveva neutralizzare il lievito naturale, quasi fosse la madre di tutte le amarezze del mondo. Il sopralluogo sarebbe partito dallo store di Borsari, quella mattina insolitamente affollato.

Si guardò in giro, dandosi un contegno, cercando di capire il motivo della presenza di tante persone, armate di reflex e di app per prendere appunti e condividere foto. L’entusiasmo e la curiosità erano palpabili fino a quando, dopo una serie di assaggi, una ragazza minuta e sorridente le rivolse la parola.
 “In quale turno sei per la visita agli impianti produttivi? Dovrebbe essere scritto nella tua cartella stampa.” 
Rosa balbettò qualcosa circa il fatto che l’aveva lasciata in giro e non la trovava più e la sconosciuta sorridente si offrì di condividere la sua. “Vedrai che la troveremo! Intanto prepariamo per la visita. Hai già preso l caffè?”
"Si, grazie" replicò Rosa. "Anche con una pallina di gelato." confessò a bassa voce. “Per non dare nell’occhio,” continuò a pensare in silenzio, come ad anticipare le eventuali giustificazioni.

il gruppo si avviò all’interno della produzione e fu subito avvolta da un profumo destabilizzante. Stava respirando un’aria che sapeva di burro! Chiuse gli occhi e prese forma nella sua mente il volto di una bruna alpina che, serafica, stava masticando una primula tirolese. Il latte avrebbe avuto quel profumo e il burro pure, ancor più concentrato. Che pace, che serenità.

La sconosciuta le sfiorò la spalla, distogliendola dai suoi pensieri, per condividere l’entusiasmo scatenato dai processi produttivi e dall’armadio degli aromi.
Gli abiti di Rosa, come delle spugne, assorbivano odori e sorrisi. Si domandò se le emozioni che stava provando sarebbero state condivise dal Gruppo e si rispose che non era il caso di porsi simili domande.
Almeno ora, quando il Lievito Madre si palesò, improvvisamente, in tutta la sua prorompente bellezza.
Attorno a lei, un concerto di click e di wow, mentre Sara, la ragazza che se ne prendeva cura, cercava di rimboccare quelle parti dell’impasto che, incuranti delle leggi della fisica sui corpi, ambivano a nuovi spazi all’estero del cesto che lo conteneva. Lo guardò benevola, come una mamma davanti all’esuberanza di un figlio tanto vivace quanto sensibile. 

“Ed io dovrei “terminare” questo inno alla vita?” si domandò spiazzata Rosa. Si sentì come il lievito che aveva dinanzi: costretta in un contesto troppo stretto, miope, come se la decrescita felice fosse un valore e non ossimoro.

Prima di andarsene tornò allo store dove era rimasta affascinata da un pensile che raccoglieva tanti libri, con un cartello che recitava “Book Crossing, se ami il tuo libro lascialo andare”. 
Abbracciato al corpo, come fosse uno scudo protettivo, aveva tenuto stretto durate tutta la visita un libro che aveva catturato la sua curiosità, che raccontava delle Dolomiti e dei personaggi fiabeschi che lo popolano, i Giauli. La leggenda che li avvolge parla di folletti nani che millenni fa, mentre la Terra si stava formando, arrivarono al monte Pelmo, allora lambito dal mare. Si nutrivano di alghe e quando il mare lentamente si ritirò, scoprendo la magnificenza delle rocce di dolomia, rimasero a proteggere i boschi, nutrendosi di funghi e di mirtilli.
“Devi spingerti oltre l’immaginazione per proteggere la Terra”, era la frase che le era rimasta dentro, inserita dall’autore nella sinossi.

Rimise il libro al suo posto, augurandogli di trovare altre braccia ed altri cuori da contaminare e mentre si allontanava, con il cuore in subbuglio, scrisse un messaggio “Effettuato sopralluogo. Il soggetto è troppo protetto. Impossibile qualsiasi operazione. Consiglio di tornare al progetto iniziale: istituzionalizzare caffè con la cicoria. Senza zucchero”.


Dopo tanto tempo torna uno dei miei personaggi (Pina la Gallina, questa volta, si è limitata a darmi una mano in cucina), "incontrato" durante una visita all’industria dolciaria Borsari, a Badia Polesine. 
L’open day vissuto da IDB Group, assieme a giornalisti e blogger, mi ha consentito di approfondire il processo di lavorazione dei prodotti da forno prodotti nello stabilimento e di perdermi nello Store, l’Emporio Borsari, un’accogliente pasticceria che ha visto la luce nel 2014.

Alla fine della giornata, magistralmente organizzata da Serena Comunicazione Srl per conto dell’IDB Group, ci è stato donato un lievitato, il Panettone dell’antica Pasticceria Muzzi con il quale realizzare delle preparazioni e partecipare al contest #panettonestory #opendayIDBGroupcontest, come hanno fatto le colleghe presenti (e chiedo perdono se ho dimenticato qualcuna!):
Pina Colada panettone di Laura

Il racconto è stato ispirato da una linea specifica, che debutterà quest’anno, i “Con” ed i “Senza”, lievitati prodotti con ingredienti che parlano una lingua diversa e che includono, invece di allontanare, come alla fine ha scelto di fare Rosa, una giovane rivoluzionaria del gusto.

Inclusione che vede il panettone uscire dalle sale da pranzo eleganti e borghesi di fine secolo ed andare in montagna, ad abbracciare prodotti del latte diversi dal burro e contaminarsi con profumi che vengono da lontano. Come in un menù futurista, che iniziava dal dessert per concludere con l’antipasto, il panettone dell’antica Pasticceria Muzzi diventa ingrediente per un antipasto croccante, da accompagnare, come insegna un vecchio adagio, ad un chutney di pera.


R - ASIAGO IN PANATURA SPEZIATA DI PANETTONE CON CHUTNEY DI PERA

Portata, antipasto
Dosi per 4-6 persone
Difficoltà, semplice
Preparazione, 20’
Cottura, 10’ 

Ingredienti per il curry
coriandolo
curcuma
cumino
kummel
senape in polvere
pere nero di Timut
fieno greco
zenzero in polvere
scalogno in polvere
alba kombu essiccata
fiori eduli, petali
melissa in foglie

Procedimento
Pestate nel mortaio i semi di coriandolo, cumino, kummel, pepe nero fino ad ottenere una polvere sottile. Mescolatela con il resto delle spezie e degli aromi e conservatela in un barattolo di vetro piccolo.

Ingredienti per il piatto
400 g di Asiago pressato Dop, “prodotto della montagna“ da Malga Verde
100 g di farina antigrumi, 00
2 cucchiai di curry preparato con gli ingredienti indicati
2 uova a temperatura ambiente
Burro di cacao per la frittura

Procedimento
Sbriciolate il panettone, essiccate nel forno statico a 80° per circa 15’-20’, fate raffreddare, frullate finemente e profumate con la miscela speziata.

Tagliate il l'asiago a cubetti 2x2, passateli nella farina, nell’uovo ed infine nella panatura di panettore. Ripetete le ultime due azioni.
Impanateli nel burro di cacao in polvere, cuoceteli per pochi minuti nel forno statico già caldo a 200° oppure in una padella antiaderente già calda. Mettete da parte al caldo.

Ingredienti e procedimento per il servizio

Chutney di pera, senape e bacche rosse (ho la ricetta da qualche parte, tra il blog e gli appunti ;).

La #videoricetta del venerdì. Anzi tre: le salse veloci che in cucina bisogna conoscere


La salsa è una preparazione semi-liquida utilizzata per accompagnare carni, pesci, anche verdure, e per rendere più armonico il gusto di un piatto.

Auguste Escoffier, celebre cuoco francese che diede un risalto incredibile alla figura del  "saucier" nella brigata di cucina, a chi gli domandava come ideava le sue salse, rispondeva "Raramente è il caso a suggerirmele. Come in pittura vi sono colori complementari, anche in cucina vi sono sapori complementari. Cosi,conoscendo le proprietà e gli aromi degli alimenti, le dissonanze o le armonie esistenti tra loro, posso creare sulla carta, ovvero senza utilizzare i fornelli, alcune preparazioni anche complicatissime. Azzardando un altro paragone, posso affermare che come un compositore riesce, con la sola immaginazione, a realizzare il valore di un accordo musicale che a pensato, cosi io sono in grado di anticipare il sapore dell'abbinamento di due o più alimenti che non sono mai stati accostati".

Seguendo il pensiero di Escoffier possiamo dire che in cucina, come in tutti i momenti della nostra quotidianità, la differenza fra buono e cattivo sta solo nella cura e nell'attenzione che si pone nel portare a termine un determinato gesto e, quindi, anche per la realizzazione delle salse un ingrediente non vale l'altro, pena ottenere un risultato scandente.

In commercio ne esistono di molte, testate e codificate, e oggi voglio proporvi quelle ideate per accompagnare - ma non solo - degli hamburger, veggy e maggy, per i quali vi do l'appuntamento la prossima settimana.

Una videoricetta veloce, anzi videotutorial, per tre salse stuzzicanti: Salsa al Curry, Maionese Vegana e Salsa Tzatzichi, e con un suggerimento per un ingrediente segreto.
Buona visione (e buon lavoro)!


Le previsione g-astrologiche del 2016: Toro, Vergine e Capricorno con il primo piatto, Vellutata speziata al latte di cocco con code di gambero


Seconda puntata delle previsioni g-astrologiche e seconda portata del menù, una bella Vellutata speziata al latte di cocco con code di gambero.

Toro, Vergine e Capricorno sono dei segni di Terra e rappresentano, rispettivamente, il periodo primaverile della riproduzione, la conservazione del raccolto e la stasi invernale ovvero l'esplosione della potenza e dell'energia, la laboriosità, l'impegno, la saggezza e la lungimiranza in quanto è durante l'apparente momento di silenzio dell'inverno che la Natura si prepara alla sua entrata trionfale. Quindi concretezza, in ogni momento della vita.

Ma cosa anticipano le stelle per il 2016? Come dicevo ieri per i segni di Fuoco nello shaker ho inserito di tutto un po' ed ecco cosa ne è uscito.

La frase dell’anno per i Toro: “Qui, dietro i muri, gli dei giocano: giocano con i numeri, con i quali è fatto l’universo” (Le Corbusier).
Con Giove in trigono arriveranno confetti, nuovi eredi e verrà rimpinguato il portafoglio ma c'è un ma (non vorrete mica fili tutto liscio, vero?) ovvero bisognerà stare molto attenti alla dieta: quando Giove ci è amico si tende ad esagerare a tavola e in cantina.
Mercurio porterà soldi e successo ed essendo un pianeta che viaggia molto è molto probabile che le belle notizie possano arrivare da lontano e dall'estero. E se entra Giove saluterete l'onnipotente Plutone in Capricorno che vi sta tenendo compagnia dal 2008.

La frase dell’anno per i Vergine: “Da quando abbiamo imparato che la terra è rotonda e gira come una trottola pazza, abbiamo capito che la realtà non è come ci appare, ogni volta che intravediamo un pezzo nuovo è un’emozione” (Carlo Rovelli)
Avrete Saturno amico e non contro, come il celebre film, che vi terrà compagnia trasformandovi. Avrete anche Marte vicino e se qualche volta vi capiterà di sentirvi incompresi dalle stelle non dovete temere: Mercurio sarà lì al momento giusto! E vi consiglia due piccole riflessioni: visto che riceverete molti doni non sarebbe il caso di cominciare ad essere un po' più generoso? E visto che sorrisi sono gratis non sarebbe il caso di donarli più spesso?

La frase dell’anno per i Capricorno: “Mi piacciono soprattutto le rose antiche. Disordinate, arruffate, semplici, profumatissime, spinose. Una gradevole compagnia in una sonnolente giornata estiva” (Marion Garretty).
Dopo 12 anni sembra che le stelle, tutte, abbiano deciso di premiarvi: il 2016 sarà un anno davvero importante e soprattutto lieto, leggero da vivere e condividere
Mercurio, che protegge i pianeti di Terra, sarà un inaspettato complice nella concretizzazione di quanto seminato negli anni scorsi, donandovi raccolti copiosi. Un solo consiglio: ricordatevi che fuori dal vostro severo mondo interiore, così protetto, c'è vita. E anche l'amore: suvvia, è giunta l'ora di innamorarvi di nuovo.

Il piatto indicato per questi tre segni concreti non poteva che essere una zuppa: pochi ingredienti e soprattuto poche sorprese. Ma è l'anno di Mercurio, ricordate?, con il mantra su viaggi e contaminazioni e così la confortante zuppa diventerà un'accattivante vellutata con sapori e profumi che vengono da molto lontano.

Vellutata speziata al latte di cocco con code di gambero
I piatti delle feste solitamente sono dedicati alla tradizione da condividere con amici e parenti in grandi riunioni di famiglia. Ma perché non osare qualcosa di diverso, così da stuzzicare la curiosità e l’appetito di tutti? Ecco una ricetta 3.0 che associa alla dolcezza del cocco la spiccata personalità della bisque di gambero il tutto confezionato con l’inconfondibile profumo del curry. E in più c’è anche la curcuma, l’antiossidante più potente del mondo!

Portata: primo piatto
Dosi per 4 persone
Difficoltà: minima
Preparazione: 15’
Cottura: 30’ 
Vino consigliato: Trebbiano Due Tigli

Ingredienti
12 gamberi 
400 ml di latte di cocco 
50 g di porro 
1 scalogno
2 arancia bio
50 g di cocco grattugiato 
1 cucchiaino di curcuma
1 cucchiaino di curry, meglio un mix personalizzato da voi
1 cucchiaino di zucchero di canna
Olio extravergine d’oliva 
Sale iodato
Pepe nero

Preparazione
Lavare i gamberi, eliminare la testa, il carapace e il budellino interno, porli in una ciotola con il succo di 1 arancia, sale e pepe.
Tagliare a rondelle sottili il porro e tritare lo scalogno.
In un casseruola rosolare con un filo d’olio prima lo scalogno e successivamente le teste ed i carapaci per qualche minuto, versare 1 litro di acqua freddissima, portare a bollore, togliere dal fuoco e far riposare: avremo ottenuto un fumetto di pesce veloce e profumato.
In una casseruola versare il fumetto di pesce filtrato con un colino, portarlo a bollore, unire le rondelle di porro, cuocere per 5’, versare il latte di cocco, il cocco grattugiato, il succo della seconda arancia, le spezie e cuocere fino a bollore. Togliere dal fuoco e lasciar riposare.
In una padella antiaderente con un filo d’olio cuocere i gamberi per 2’.

Distribuire la vellutata, decorare con i gamberi cotti, profumare con una macinata di pepe nero e servire immediatamente.

Buona lettura e buona visione.



"Oggi le gonne diventano sempre più corte e le scollature sempre più profonde: dobbiamo soltanto aspettare che s'incontrino."


C'è una cosa che un analista finanziario non guarderà mai con attenzione ovvero la lunghezza delle gonne che le donne indossano. A meno che non possegga azioni di una specifica casa di moda, ovviamente.
Eppure, negli anni, più di qualcuno si è cimentato in quest'analisi cercando di anticipare flussi ed indici anche se, diciamocelo, "l'economia dipende dagli economisti quanto il tempo dipende dai meteorologi"! In sintesi: quando le cose vanno bene le gonne si accorciano e quando vanno male le gonne si allungano.

Non me lo sono sognato di notte! Desmon Morris, uno zoologo inglese che studia gli uomini come se fossero dei primati, qualche anno fa analizzò nel suo "L'uomo ed i suoi gesti" quanto l'andamento dell'indice della borsa fosse strettamente legato all'andamento dell'orlo delle gonne, fenomeno già conosciuto come “hemline theory” ovvero “teoria dell’orlo”.


Agli inizi del '900 le donne si tolsero busti e bustini, sottogonne e crinoline, si tagliarono i capelli "alla maschietta" ed accorciarono incredibilmente le gonne che iniziarono a far intravedere il ginocchio. Non più tardi di qualche anno prima la moda imponeva che non solo le caviglie femminili ma anche le gambe dei tavoli, così sinuosamente barocche, venissero coperte per non far cadere in tentazione gli uomini. O i mobilieri, a seconda.
Subito dopo la crisi del '29 le gonne iniziarono ad allungarsi e negli anni '40 comparvero per la prima volta le donne in pantaloni, chiamate a sostituire in fabbrica gli uomini occupati al fronte. Da quel momento le gonne tornarono al ginocchio non perché si sguazzasse nell'oro ma perché la seconda guerra mondiale necessitava di cannoni e carri armati, richieste che avevano fatto crescere l'economia bellica, appunto.

Gli uomini tornarono dal fronte e le donne vennero ricacciate in casa  con le gonne e le sottogonne (anche se il pantalone sarà un capo che verrà sempre più indossato) e dalle macerie di un'Europa distrutta si ricominciò, faticosamente, a ricostruire. 
Sono i prodromi della "boom economy".


Negli anni '60 le gonne iniziano ad accorciarsi e Mary Quant a colpi di forbice crea modelli che, abbinati con stivali in vernice ed i primi collant, ogni donna inizia ad indossare. Tanto che gli stilisti inglesi cercarono a più riprese di allungare l'orlo delle gonne (e di dare un'impulso all'industria tessile), senza esito. La gonna corta non era solo un capo di abbigliamento ma anche il simbolo di una rivoluzione silenziosa: dall'orlo corto al reggiseno bruciato durante le manifestazioni per la rivendicazioni dei propri diritti il passo breve.
Ma agli uomini la pace evidentemente fa venire l'orticaria per cui con la guerra del Vietnam e la successiva grave crisi energetica ed economica le gonne tornarono ad allungarsi così tanto da coprire interamente le gambe.
Con gli anni '80 e l'ubriacatura della finanza che ci ha fatto vivere tutti al di sopra delle proprie possibilità le gonne si sono accorciate ed allungate più per far diventare fuori moda quanto traboccava nei nostri armadi che per effettive aderenze scientifiche.

E dopo quattro anni di crisi profonda? Beh, siamo in mutande: da due anni a questa parte la moda impone short sia in estate che in inverno che vengono indossati stratificando tshirt all'ombelico anni '90 e maglioni oversize anni '70 non perchè sia in atto una sorta di anarchia dell'eleganza (e delle analisi economiche) ma perchè si sono fatte le pulizie di primavera in armadi, cassetti, bauli e scatoloni per scoprire le decine e decine di capi ancora in buono stato che qualche guru aveva definito fuori moda. 

In tempi di crisi, dunque, indossare quello che ci piace, che ci diverte, che ci fa sentire bene, mescolando e contaminando tessuti, stili, colori non è "essere fuori moda" ma "essere vintage".
Ma questa è un'altra storia :)


Una zuppa che in tempi di crisi diventa vintage e piatto unico con l'apporto proteico delle lenticchie e anche un po' contaminata con il profumo ed il colore del curry.


Vellutata al curry con carote e lenticchie

Ingredienti
500 gr di carote, 200 gr lenticchie, 2 scalogni, 1 costa di sedano, brodo vegetale, 1 cucchiaio di curry, olio evo, panna acida se gradita, sale, pepe nero macinato al momento.


Procedimento
Le lenticchie, legume che bisognerebbe imparare a sdoganare dal ruolo di co-primario sulle nostre tavole durante la notte di San Silvestro, solitamente non ha bisogno dell'ammollo preventivo per essere consumato e ciò consente di poter preparare questa vellutata anche all'ultimo momento (qui il link di un presidio di lenticchia abruzzese, di Santo Stefano di Sessanio, davvero notevole)

Tagliare sottilmente lo scalogno, farlo appassire con un filo d'olio evo in un tegame di rame, unire il sedano in dadolada e dopo qualche minuto le carote mondate e tagliate a tocchetti. Rosolare qualche minuto per far insaporire, coprire con il brodo vegetale e cucinare per circa 30'. 
Con il mixer frullare le carote, unire le lenticchie e il curry, regolare di sale e di brodo vegetale e continuare la cottura per altri 20'.
Servire con un po' di panna acida (o panna acidulata con qualche goccia di succo di limone), una macinata di pepe nero e un po' di pane toscano (quindi poco sapido) precedentemente tostato.

"La Cucina in Cantina", le spezie e le Mantecadas con cioccolato al cumino


La serata del corso "la Cucina in Cantina" di ieri sera era dedicata alle "Spezie e Tajine" ovvero un tuffo in un mondo profumato e intensamente presente nella nostra cucina. Pensiamo, per esempio alla grattugiata di noce moscata che dà il pizzicore ai tortellini emiliani o ai sentori di cannella e vaniglia tipici del panforte senese: un pizzico di spezie al momento giusto rende speciale qualsiasi pietanza. Il termine spezie, infatti, deriva dal latino species, che indica una merce speciale, di valore, che si differenzia dalla merce ordinaria; sostanze nobili, quindi, riservate ai potenti, avvolte da un certo mistero e a cui, talvolta, venivano attribuite perfino virtù magiche.

There was something in the air that night/The stars were bright, Fernando


Oggi Fernando ha voglia di musica e nello specifico quella degli Abba. E' con questa canzone in sottofondo che ho pensato ad una ricetta che potesse essere gustata con un calice dell'ottimo Chiaretto Futurosa 2010 dei Marchesi Incisa della Rocchetta.