Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

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Le Castagnole al forno e qualche ricordo dei travestimenti del Carnevale



"Quando la Mamma vuole farmi un regalo mi porta a Venezia e mi racconta una storia. 
A me piacciono quelle della sua infanzia nella città dove non ci sono le automobili quando, con la Nonna Maria, andavano a zonzo a contare i calzini appesi sulle corde della biancheria, come delle buffe vele che si facevano accarezzare dal vento….e dai coriandoli! Si, perché a Venezia di coriandoli se ne trovano sempre tanti, anche quando il Carnevale è finito da un pezzo, incastrati nelle fessure dei vecchi ponti, quasi giocassero a nascondino tra loro.

La Mamma ha sempre amato molto il carnevale e si è sempre travestita in mille modi, anche perché la Nonna apriva i bauli dove erano conservati gli abiti con i quali da giovane andava a teatro o a ballare. E poi era davvero molto brava con l’ago e con il filo e quindi l’aiutava sempre a confezionare i capi di abbigliamento che disegnavano durante i lunghi pomeriggi che trascorrevano insieme, mentre il sole tramontava sui canali. Così era diventata una specie di regista del  gruppo di amici che lavorava da un anno all’altro per individuare il “tema” e poi costruire costumi e scenografie.

Pensate che un anno si sono vestiti da "Artù e i Cavalieri della Tavola rotonda" e la Mamma, che faceva Lancillotto, si fece l’armatura con le conchiglie che aveva cercato, e fatto cercare a chiunque andasse al mare! 

Un anno decisero di vestirsi da “Vecchia Fattoria” e ognuno scelse un animale della celebre filastrocca: la mamma fece invece la mela! Si, aveva costruito una mela in cartapesta grande come tutto il corpo e le braccia mimavano il vermetto sorridente che entrava ed usciva dalla golosa mela rossa. 

L’anno in cui fu più affascinante fu quando decisero di vestirsi da “Chicago anni ‘20” con tanto di Al Capone, la Pupa del Capo i Gangster cattivi e i Poliziotti buoni Il suo vestito era bellissimo: da Charleston, pieno di frange, si era tagliata i capelli tagliati a caschetto addirittura con la frangia ed era avvolta da una pelliccia finta che sembrava quella di un giaguaro.

Poi un anno di vestirono da “Pantera rosa”: il più alto del gruppo portava un mangiacassette dove a tutto volume veniva riprodotta la celebre sinfonia di Henry Mancini e tutti gli altri dietro che camminavano con il celebre saltello della pantera più simpatica dei cartoni.


Ma l’anno che si ricorda più di tutti fu il 1985: quell’anno decisero di organizzare un immaginario gemellaggio con Rio de Janeiro, altra città dove si festeggia il Carnevale alla grande con una piccola differenza ovvero la latitudine, che consente di godere di temperature miti. Decisero di sfidare la sorte ed il gelo di febbraio e confezionarono costumi molto leggeri, arricchiti con rouches, strascichi, brillantini e coloratissimi turbanti pieni di frutta….e il più alto del gruppo era sempre destinato a portare il registratore per consentire a tutto il gruppo di ballare al ritmo della samba! Peccato che quell’inverno fu il più freddo che si ricordasse a memoria d’uomo e venne giù tanta di quella neve che sembrava non finisse mai. Beh, la Mamma ed i suoi amici andarono lo stesso a festeggiare in Piazza San Marco il giovedì grasso e anche il sabato, la domenica e naturalmente il martedì. E dopo due giorni erano tutti a letto con le febbre e la bronchite. Ma da come le brillano gli occhi quando me lo racconta credo proprio si siano divertiti tantissimo!"

“Semel in anno licet insanire” predicava anche Sant’Agostino per giustificare che una volta all’anno all’uomo è consentito impazzire, uscire di senno. In realtà per impazzire s’intendeva trasformarsi, indossare una maschera per partecipare, senza essere riconosciuti, a quei riti collettivi che dal Medioevo in poi vennero tutti uniti nel Carnevale. Un periodo anch’esso dedicato ad auspicare fertili raccolti futuri e per questo motivo ricco di cibo goloso e gustoso, tanto poi ci sarebbe stata la lunga Quaresima a sedare gli animi. Ecco allora che i dolci che si gustano e si scambiano in questo breve periodo sono soprattutto fritti, come le frittelle ed i galani. In questa ricetta invece le Castagnole, non troppo dolci, vengono addirittura cotte al forno così da consentire una preparazione più leggera ed abbinamento goloso, magari con composte di frutta o intinte nel cioccolato.

Difficoltà: facile · Cottura: 15 minuti · Preparazione: 10+60 minuti ·

CASTAGNOLE AL FORNO

Ingredienti
260 g di farina 00
50 g di burro
50 g di zucchero
2 uova bio
1 cucchiaio di grappa (per una ottenere una certa croccantezza)
2 cucchiaini di lievito in polvere per dolci
1 pizzico di sale
1 limone bio
q.b. zucchero a velo per guarnire

Preparazione
In una ciotola mescolare la farina setacciata con il lievito, un pizzico di sale, lo zucchero. Unire le uova, il burro morbido, la scorza del limone e il liquore ed impastare fino ad ottenere una pasta liscia e morbida.
Formare un panetto rettangolare, avvolgerlo con della pellicola e lasciarlo riposare in frigo per un’ora. 
Accendere il forno a 200° statico e coprire la teglia con della carta forno. 
Sagomare l’impasto in tanti salsicciotti, dividerlo in pezzi grandi quanto una castagna, dare una forma di pallina ed adagiarle sopra la teglia. Infornare portando il forno a 190° e cucinare per 15’. 
Sfornare, lasciar raffreddare e cospargere di zucchero a velo prima di servirle o intingerle nel cioccolato fuso per renderle ancora più golose.

PARMIGIANA DI ZUCCHINE E L'ALFABETO DELLA MIA ESTATE. TRA IL SERIO E IL FACETO


L'autunno metereologico è iniziato da qualche settimana eppure l'estate non sembra aver voglia di lasciare il passo, anche se prima o poi accadrà, quantomeno per l'inizio dell'autunno astrologico.
L'immaginario passaggio di testimone tra due stagioni è sempre un momento di riflessione e la fine dell'estate porta con sé un po' di malinconia che l'autunno sa poi coltivare a dovere, come se il nostro corpo iniziasse quel letargo che nei campi e in natura prende forma, foriero dei futuri frutti.

Mi sono divertita, durante le brevi vacanze, a sfogliare un'imponente mazzetta quotidiana, sia cartacea che digitale, e tra un'articolo ed un approfondimento ho segnato il mio personale "dalla a alla zeta" di un'estate, un alfabeto di fatti e contenuti tra il serio e il faceto.

A, come Acqua
Sempre più inquinata, sempre meno disponibile, motivo di ricatto (leggi territori palestinesi) e di ingegno, vedi orti verticali osservati all'Expo. Quando l'attenzione mediatica si sposterà su argomenti importanti si inizierà a parlare delle guerre, quelle future, che verranno scatenate a causa del suo possesso, guerre che saranno causa di altri migranti ambientali.

B, come Lato
Non c'è niente come la notorietà, e il potere, che riescono a rendere bella una donna, al netto di photoshop. L'estate appena trascorsa ha visto due lati B oggetto di articoli e scoop: quello noto di Belen e quello della trentenne ministra Boschi, che in Versilia ha sfoggiato un "lato B da urlo". Ho osservato le foto ed ingrandito quelle pubblicate in rete. Ed ho convenuto che essere un ministro in odor di grazia è più levigante e drenante della migliore crema anticellulite in commercio.

C, come Caldo
In estate di solito fa caldo. Ma per i media è sempre emergenza, come il prezzo delle zucchine a gennaio. Lo so che quest'anno è stato particolarmente intenso, esattamente l'opposto di quanto è accaduto lo scorso. Siamo soppravissuti allora e lo faremo nuovamente. C'è un unico problema ovvero la causa: 50 anni fa faceva caldo in quanto estate e nel terzo millennio fa caldo in quanto non arriveremo al quarto. Ma purtroppo le soluzioni a nostra disposizione non sono molte, a patto di cambiare il modello di sviluppo e la classe politica.

D, come Diversità
Che poi qualcuno ha cominciato a battezzarla come "Gender". Anzi, come potere del Gender, ipotizzando scenari futuri che voi umani non potere immaginare. Dinnanzi a certi sforzi mentali sposterei tutto alla lettera P, come Pirla.

E, come Expo
Aspetto il 31 ottobre. E poi vi dirò.

F, come fattore di protezione
E' quella cosa che oramai accolgo nella mia vita come un atto di fede. Com'erano belli quei tempi quando qualcuno ti spalmava un po' di candida Nivea dal barattolo cilindrico, che dalla seconda applicazione diventava un peeling, piena di sabbia com'era e, al massimo, ti ritrovavi con spalle arrossate e lentiggini sparse. Da anni oramai mi ostino ad utilizzare creme dai fattori di protezione sempre più potenti (al limite dello scudo spaziale) per ustionarmi dopo 5' dall'esposizione. Ma dall'anno prossimo si ritorna alla Nivea.

G, come Gourmet
Mi sarebbe piaciuto sostituire gourmet con buongustai ma pare non ce ne siano più in giro. E' tutto un'iperbole o un talebanismo. Per cui preferisco stare in silenzio e cucinarmi qualcosa di buono (notate, ho usato solo termini italiani).

H, come Hipster
I barbuti e tatuati ragazzi di New York, anzi New Jersey, con il ciuffo composto oltre le leggi della gravità e l'onnipresente pashmina non sono più di trendy e bisognerà farsene una ragione. Nelle ultime sfilate di moda e campagne pubblicitarie sono stati sostituiti da rockettari dagli occhi bistrati e da più tranquilli gentleman con giacca a tre bottoni. Ma sarà come il codino di Corona e continueremo a vederne in giro per qualche anno ancora, fino alla prossima impersonale moda virale.

I, come Immaginazione
Al potere. Non smetterò mai di auspicarlo e praticarlo.


L, come Lega
Ovvero Salvini che è mediatamente virale più della Vanna Marchi dei vecchi tempi. E urla uguale. Peccato che in cambio non dia neppure un campione di crema sciogligrassi.

M, come Mamma
Una volta si partoriva e, tolte le visite iniziali e la presenza ingombrante di amiche zitelle ma espertissime di puericultura e neo nonni, la vita trascorreva più o meno tranquilla. Ora, che si tratti di star o fashion blogger o oscure impiegate, è indispensabile entrare nella taglia 42 prima che alla Creatura si stacchi il cordone ombelicale e riprendere il turbinio imposto dall'agenda del terzo millennio. Una volta c'era il puerperio, ora c'è Instagram.

N, come Nutella
E' stata messa sotto accusa da tutti. La battaglia contro l'olio di palma sta creando tante vittime, mai tante quante ne hanno causate le coltivazioni poco etiche imposte dalle multinazionali alle inermi popolazioni del centro Africa. Propongo una soluzione: che venga utilizzato un grasso diverso (e ce ne sono già in commercio, senza dover chiamare un guru delle creme spalmabili) non solo rispettoso della nostra salute ma soprattutto della sopravvivenza di intere popolazioni. Oppure fregarsene allegramente, ma solo della propria salute.

O, come Orizzonti
Quelli miopi nel nostro Paese. Aspetto al riforma del Senato prima di scendere in piazza.

P, come progetti/programmi
La fine dell'estate per me è come San Silvestro (festività che da sempre ritengo terribilmente noiosa, ndr) ovvero il momento dei buoni propositi: cambio alimentazione, massaggi per la schiena, yoga e pilates, più meditazione, più 5 tibetani, più lettura, meno social, meno lavoro, più volontariato, più cuccioli da curare, più terra da calpestare a piedi nudi, più vite da ascoltare, più storie da raccontare, più sorrisi da donare. Ok, io ci provo.

Q, come quoziente intellettivo
E' meravigliosa la realtà e come sa prenderci in giro. L'Europa sta diventando sempre più fascista, sottolineando differenze ed alzando muri e barriere e proprio in Europa una presunta "diversa" è risultata essere intelligentissima, con un QI di 162, da mangiare i risi in testa ad Einstein: si chiama Niky, o Nicole, ed è Gipsy, o Rom. A completare il quadro vive in un camper con il padre e la sorella. Direttamente alla F, come Figo!

R, come Roma
Roma Capitale, o come Venezia Capitale, dove per capitale si intende non quello di Marx ma quello rubato da chi si doveva prendere cura delle città più belle del mondo e governate da un susseguirsi di personaggi inetti consigliati da malfattori. A Roma c'è un Prefetto mentre a Venezia c'è un Sindaco. I romani hanno potuto scegliere prima.

S, come Schiavitù
Tempo di pomodori e tempo di schiavi. Tempo di cocomeri e tempo di schiavi. Tempo di vino e tempo di schiavi. Tempo di arance e tempo di schiavi. Per forza la frutta e la verdura non sanno più di niente. Sono intrise del sangue e delle lacrime di esseri umani "diversi" che hanno avuto la sfortuna di incontrare altri esseri bastardi, diversamente umani.

T, come Tormentone
E' sparito il tormentone! Una volta, complice forse il jukebox che sapeva raccogliere in sé anche i vinili delle estati precedenti e riproporre le tracce all'infinito, una canzone rimaneva in memoria per anni. Ora a settembre non ci si ricorda più cosa passava per le radio a giugno. Rimangono i sempreverdi Watussi, Il ballo del quaqua e Vamos alla Playa. Garanzie granitiche del secolo scorso.


U, come Ucraina
Ovvero la prossima guerra in Europa. Ma per fortuna c'è il calcio mercato e x factor che ci riportano alla cruda realtà.

V, come Vegan
Niente da dire sugli amici vegani. Solo che se vi prendeste un po' meno sul serio e foste rispettosi dei carnivori tanto quanto siete rispettosi di un broccolo forse i primi rifletterebbero con più attenzione circa la necessità di diventare tutti amici del secondo.  Invece alle volte riuscite a scatenare solo reazioni di ripicca, tipo costringerci a spendere 50 euro da Mc per farvi un dispetto.

Z, come Zero
Km. Lasciamo perdere, va'.


PARMIGIANA DI ZUCCHINE

Ecco una ricetta a base di verdure ricca di profumi e di nutrienti che sa raccontare la gastronomia della Campania. 

Il mix presente in questo piatto è la sintesi perfetta tra la dolcezza delle zucchine, la sapidità della mozzarella e dei formaggi e l’acidità del pomodoro. Le zucchine fritte sanno dare il meglio di sé ma è possibile alleggerire l’apporto calorico cuocendole in forno o con la griglia. Una volta cotta la parmigiana andrebbe lasciata riposare per qualche ora, meglio se in un piano inclinato, per eliminare la naturale acqua presente sia nella passata che nella mozzarella. 
E non preoccupatevi per la temperatura di servizio: è buona calda, tiepida ed anche fredda.

Vino consigliato: Gewurztraminer Alto Adige DOC
Dosi: per 4 persone
Preparazione: 40’
Cottura: 40’
Difficoltà: media

Ingredienti
2 kg di zucchine
250 g di mozzarella di bufala campana dop 
750 ml di passata di pomodoro 
2 cipollotti
un mazzetto di basilico
2 uova bio 
50 g di pecorino grattugiato
50 g di grana grattugiato 
Olio extravergine da olive taggiasche 100% italiano
Sale iodato 
Olio di semi per friggere

Procedimento
Montare e tritare i cipollotti e farli appassire in una padella con un paio di cucchiai di olio evo. Unire la passata di pomodoro, qualche foglia di basilico spezzettata con le mani e far insaporire per 5’. Mettere da parte.
Tagliare la mozzarella a fette e lasciar scolare.
Lavare le zucchine, tagliarle con una mandolina in fette verticali sottili e friggerle in abbondante olio di semi caldo, scolarle e far asciugare l’olio in eccesso con carta casa.
Accendere il forno a 180°.
In un tegame rettangolare o quadrato stendere un cucchiaio di passata di pomodoro, distribuire le zucchine, le fette di mozzarella, il pecorino grattugiato, qualche foglia di basilico, coprire con la passata e continuare, fino al termine degli ingredienti, chiudendo con le zucchin.
In una ciotola sbattere le uova con il grana grattugiato, versare il composto nella teglia e cuocere per circa 40’.
E’ buona calda, tiepida e fredda.

#menùperdue in giro per l'Europa con il Fish and Chips ed i Mini Croissant



Una cena in giro per l’Europa? Perché no! Basterà impanare i filetti di merluzzo, cuocerli con le patatine in forno e servirli magari con un divertente tovagliolo che ricorda la stampa di un quotidiano per ricordare il mitico Fish and Chips che si gusta a Londra e poi, per il dessert, trasferirsi a Parigi, gustando dei delicati croissant farciti con una golosa crema alla nocciola e spolverati di zucchero a velo. 

Il meteo infatti ci anticipa un fine settimana all'insegna di un abbassamento importante delle temperature e quindi, archiviati per qualche giorno i sandali, ritorniamo ad accendere il forno, strumento essenziale per la preparazione di queste ricette.




Un menù troppo ricco? Direi di no: la cottura in forno abbasserà di oltre il 30% la percentuale di grassi così ci si potrà premiare con un piccolo e profumato croissant, che potrà poi essere condiviso anche durante la colazione del giorno dopo, giusto per iniziare con dolcezza la nuova giornata.



FISH AND CHIPS E MINI CROISSANT CON CREMA DI NOCCIOLE
Dosi: per 2 persone

Preparazione: 20’
Cottura: 20’+20’
Difficoltà: minima


Ingredienti per il Fish and Chips
400 g di filetto di merluzzo
300 g di patate prefritte surgelate
70 g di pangrattato
50 g di farina 0
1 uovo bio
50 g di maionese
50 g di ketchup
1 limone bio 
sale in fiocchi
pepe

Ingredienti per i mini croissant alla crema di nocciola
1 confezione di pasta sfoglia fresca rotonda oppure 250 g di pasta sfoglia preparata precedentemente
80 g di crema alla nocciola
1 uovo bio
2 cucchiai di mandorle a lamelle

Procedimento
Accendere il forno a 200°.
Stendere la sfoglia, dividerla in 8 spicchi aiutandosi con un coltello, mettere sulla parte più larga dello spicchio un cucchiaino di crema alle nocciole, arrotolare su sé stesso lo spicchio dando una forma a mezzaluna un po’ arrotondata, adagiare i mini croissant sopra un teglia coperto da carta forno, spennellarne la superficie con l’uovo sbattuto, spolverare con le mandorle a lamelle e cuocere nel forno già caldo per circa 20’ o fino alla doratura.
Sfornare, far raffreddare ed aumentare la temperatura del forno a 220°.

Tagliare i quattro filetti di merluzzo scongelato a metà, metterne uno sopra l’altro in modo da ottenere 4 filetti rettangolari belli spessi, salarli e peparli, passarli nella farina, nell’uovo sbattuto ed infine nel pangrattato. Far riposare su carta assorbente. Se desiderate avere un’impanatura un po’ più spessa è possibile ripassare nuovamente prima nell’uovo e poi nel pangrattato.

Dividere in due teglie distinte, coperte da carta forno leggermente spennellata d’olio evo, i filetti di merluzzo e le patate ed infornare.
Sfornare e servire immediatamente, regolando eventualmente di sale le patate, con entrambe le salse mescolate così da ottenere una salsa rosa.





Quadrotti con le sarde: un pesce poco "cool" per le #buonericette


Il pesce è entrato nell'alimentazione dell'uomo sin dagli albori della sua evoluzione.

All'inizio la pesca era un'occupazione individuale, ma quando gli insediamenti umani divennero stanziali, si iniziarono ad introdurre le reti e la pesca divenne un'attività collettiva. Dal rudimentale amo in osso ai futuribili ami in lega di carbonio, dalle reti arcaiche a quelle fatte in indistruttibile nylon: la tecnologia si è evoluta notevolmente, ma in fondo la pesca è rimasta un'attività legata all'abilità ed alla fatica dell'uomo.

Dal principio, nei paesi del Mediterraneo, a causa del clima caldo, il pesce raramente veniva consumato fresco; si preferiva preservarlo affumicandolo o salandolo, messi di conservazione noti già nella preistoria. I Romani furono tra i primi ad introdurre una legislazione sulla pesca, mentre fu nel Medioevo che vennero introdotte le concessioni e i diritti di pesca.

Nella Roma dell'età imperiale si consumavano cefali, rombi, cernie, di solito cotti alla brace e accompagnati da salse. In epoca medioevale, con l'orrigidirsi dei dettami della Chiesa che prevedevano l'osservanza di periodi di magro, il consumo del pesce si diffuse notevolmente. Oggi il pesce è inserito nelle diete di tutta la popolazione umana, e per alcune popolazioni di mare è ancora oggi l'alimento base. la quantità totale di pesce pescato non è eccessiva ma le risorse sono sfruttate malissimo: si consumano poche varietà, e le altre, pur commestibili e gustose, non vengono immesse nel mercato. Alcune specie sono pescate indiscriminatamente, fino a metterne in pericolo l'esistenza, altre sono allevate intensamente compromettendo in modo significativo la vita e la dignità di chi vive in determinate aree del mondo.

Un paese come  l'Italia, potrà sembrare incredibile, nonostante i chilometri di coste e le molte varietà di pece che ne popolano i mari, importa una grossa quantità di pescato, Ciò è dovuto non soltanto a un mero fabbisogno interno, ma anche al tipo di consumi, che tendono di orientarsi verso pesci "cool" che vivono in acque non italiane e dei quali spesso è impossibile ottenerne la tracciabilità. Secondo un rapporto  pubblicato dalla FAO nel 2010, infatti, la popolazione mondiale ha consumato 110 milioni di tonnellate di pesce, di cui ben 51 milioni provenienti dall'itticoltura. Lo stesso rapporto conferma che una specie marina su tre è soggetta a uno sfruttamento eccessivo da parte della pesca (credits Slow Food).

Una velocissima introduzione, in quanto l'argomento avrebbe bisogno di post e post e, visto che sono stata in Norvegia ed alle Lofoten quasi una settimana, ci sarà molto da scrivere prossimamente.

Oggi vi suggerisco una ricetta semplice, che rende protagonisti pesce povero e ortaggi comuni come le sardine, le patate e le cipolle in una specie di tortilla colorata e ricca di Omega 3 che non appesantirà nè la linea nè le tasche.

In linea di massima, tra le migliaia di ricette che ogni nazione e tradizione condivide, ci sono due regole molto semplici per cucinare il pesce: pulirlo bene e non cuocerlo troppo. Se il pesce è fresco, quanto è cotto, la pelle si stacca con facilità, mentre se è vecchio o congelato, bisognerà addirittura tagliare la pelle con il coltello. Un consiglio se avete voglia di preparare una zuppa: scegliete varietà di pesce con la testa grossa, che rendono il brodo più saporito.

Quadrotti con le sarde (ricetta e videoricetta qui)

Ingredienti

400 g di patate P&P
2 cipolle rosse P&P
200 g di sardine eviscerate e pulite P&P
6 uova P&P
4 cucchiai di olio extravergine Garda P&P
sale
pepe nero macinato al momento

Procedimento
Tagliare a spicchi sottili le cipolle, sbucciare e tagliare a fettine le patate mettendole in una ciotola con acqua fredda (per non farle annerire e far perdere loro parte dell’amido)
In una padella scaldare l’olio, unire le patate e cucinare per 10’. Unire le cipolle, regolare di sale e continuare la cottura per altri 10’. Accendere il forno a 180°.
Sciacquare le sarde già eviscerate ed aperte a libro ed asciugarle con carta casa. Foderare con carta forno una teglia rettangolare o quadrata.
Tritare il prezzemolo.
In una terrina sbattere le uova, salare e pepare unire il prezzemolo tritato. Versare metà del composto nella teglia, distribuire le sarde, coprire con il resto del composto e trasferire nel forno già caldo.
Cucinare per 20’, sfornare e servire.



Trota salmonata al cartoccio, se non sai che pesci pigliare


Non direi proprio che sono un'appassionata di pesca.
Soffro il mal di mare, anzi, di movimento, e l'unica volta che pescai da terra, in un laghetto a Fiera di Primiero, fui presa dal tal rimorso nel momento in cui avrei dovuto esaltarmi per l'obiettivo raggiunto che tolsi il piccolissimo amo (utilizzato senza esca in quanto esistono dei vermi di tutto rispetto ed ai quali non potrei mai far del male) e riconsegnai la trota pescata alle fredde acque di provenienza.


Però il pesce mi piace e mi piace anche cucinarlo in quanto riesce a dare il meglio di sé anche con cotture semplicissime, come quella che vi propongo oggi, e che riescono a preservare le qualità organolettiche così preziose, come l'Omega3, un grasso essenziale per l'organismo umano in quanto agisce sui lipidi del sangue (soprattutto nei trigliceridi) e sono fondamentali per il rallentamento del processo aterosclerotico.


La trota salmonata, dalle carni così rosate grazie all'alimentazione a cui viene sottoposta, è un po' la cartina di tornasole della pulizia delle acque nelle quali vive: devono essere appunto molto pulite ed ossigenate, incapace com'è di sopravvivere all'inquinamento. Non ama vivere sulla superficie e preferisce le acque fredde e profonde e da grande nuotatrice com'è sviluppa una muscolatura possente.


E quali altre qualità possiede la carne della trota? E' anche magra, anzi magrissima, e non supera il 5%. In questa ricetta, infatti, proprio grazie alla magrezza della carni di questo pesce, è possibile giocare con il gusto della pancetta che con la cottura in forno, unitamente al limone ed al rosmarino, donerà al piatto un profumo davvero unico.


Per il procedimento e la ricetta qui, unitamente a tante altre proposte per il mese di gennaio, nel sito de #lebuonericette di Pam e Panorama.


Buon lavoro e buon appettito.

Seadas di Prosciutto cotto Mondosnello al cumino con salsa piccante alle arachidi: perché il maiale vale tanto oro quanto pesa


Nelle campagne venete la macellazione a domicilio del maiale diventava rito rurale, momento di gran lavoro e di festa, di lacrime versate per l’amico che curato ed allevato per mesi diventava poi ingrediente principale di moltissimi piatti. Come ben racconta l’emozionate e drammatico film di Ermanno Olmi, “L’albero degli zoccoli” nei tempi andati in cui i tabarri (gli ampi mantelli che proteggettevano  dal freddo) fendevano le nebbie di una campagna trascurata e tradita per l’illusione di un benessere a portata di tutti, figlia di un effimero boom economico.

Il maiale, o mas-cio nelle campagne venete, veniva macellato in un arco temporale ben definito, tra la seconda settimana di dicembre e il 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio Abate, detto anche Sant’Antonio del porco: si trattava di una data fondamentale per il sostentamento familiare in quanto si potevano iniziare a consumare gli insaccati nuovi, visto che di quelli preparati l’anno precedente non rimaneva che il ricordo.


Nel blog di Allegra continua il racconto dedicato ad un rito antico e di fondamentale importanza per l'economia di tanti territori mentre qui troverete anche una nuova ricetta, ispirata alla cucina sarda e resa ancora più intesa da una salsina soprendentemente golosa quanto facile da preparare.

Buona lettura :)

"Cotto e scartato" storia di un pesce onanista in cartoccio. E di un'acqua pazza che non sarebbe piaciuta a Totò.



Scena interno giorno. Una coppia di belli-ma-non-appariscenti è seduta a tavola, in una cucina a "vista" come si usa nelle case moderne.
La ragazza, con voce roca ed un po' sensuale, risponde al suo compagno che la tenta con domanda trabocchetto e sguardo marpione "Vediamo se indovini come è fatto..." 
Cosa come è fatto, cosa?! 
Il pesce, dai! Guardi troppo la Littizzetto alla tele, guardi.
Ma se la squinzia non l'assaggia nemmeno..il pesce! 
La signorina Infilza con la forchetta un nanoboccone che le consente di parlare immediatamente (e hai voglia tu di ripetere fino alla nausea alla prole che non si parla con la bocca piena) ed iniziare un'analisi all'Ispettore Barnaby mentre il cameramen, in piena sindrome della taranta, zooma a destra e a sinistra rivelando una cucina linda, pulitissima, asettica, bianca e acciaio, senza una pentola sporca che sia una, con gli immancabili 2 vasetti Ikea e una bottiglia di vino bianco, senza etichetta, che evidentemente qualcuno si è dimenticato di portare a tavola.

Capita di sentirsi inutili, come la carta igienica per pelli sensibili.



Ci sono delle giornate che sarebbe meglio fosse già sera. Lo senti nella pipì eppure si va avanti stoiche, quasi donchisciottescamente spavalde verso i mulini a vento che attendono beffardi.
E questo accade anche nel regno felice della cucina perché è scientificamente provato che "Se qualcosa può andar male, lo farà".
Decidi di cucinare e lo fai alla grande, metti l'impasto a lieviare ma un improvviso temporale ti porta la temperatura da 42 a 18 in meno di mezz’ora: hai voglia di spiegare all’impasto dei croissant sfogliati che ce la deve fare e che la forza è dentro di lui.
La maionese impazzirà mentre stai usando l'ultimo uovo, è sabato sera e sono le 19.25 per cui, anche se riuscissi a trovare un negozio aperto, la cassiera, che ha praticamente già consegnato l'incasso, ti chiuderebbe dentro la cella frigorifera fino a lunedì, piuttosto che emettere un altro scontrino.
Oppure sei sola in casa: una settimana di quelle sfiancanti, neanche il tempo di ricordarti come ti chiami, prole grande emigrata, prole piccola al cinema con il marito. Niente cena da preparare...ma ad un certo punto un po' di languorino.
Bene, in frigo si sente l'eco. Eh si, visto che non c'è stato il tempo di far la spesa. Un vasetto di tonno? Si, ma è quello che ti hanno regalato con 25 biglietti della pesca di beneficenza di due anni fa, con 2 presine spaiate e le mollette di legno. Pizza a domicilio? Il ragazzo è a casa con l'influenza. E figurarsi se c'è un cinese, un giapponese, un indiano, un pachistano, un arabo, un vegano a domicilio. Credi di essere a NY? Non si può contare neppure sulla vicina: la gatta le ha ravanato tutti i pansè appena piantati per cui è meglio darsi alla latitanza per un po'.