Se l'uomo è ciò che mangia, il cuoco è ciò che cucina?

GENTE DEL FUD E DISSAPORE IN VIDEO

GENTE DEL FUD E DISSAPORE IN VIDEO
20foodblogger, 20prodotti, una passione: Pomodorino di Torre Guaceto o Cipolla di Acquaviva? ;)

la cucina di qb è anche app

la cucina di qb è anche app
per telefoni Nokia

La Cucina Italiana

La Cucina Italiana
Special Ambassador

Lettori fissi

Visualizzazione post con etichetta branzino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta branzino. Mostra tutti i post

Rivisitazione in chiave dark del fegato alla veneziana per l'Mtchallenge di Aprile. Perché la sede dell'anima è il fegato


Era da tempo che non si vedeva così tanta nebbia in laguna. Fitta, quasi densa. Virginia si scostò dalla finestra.
"E' ora di andare", disse ad alta voce, per convincersi ad uscire dall'amata biblioteca. Sotto i suoi passi, una volta felpati, le spesse assi di legno lucido emettevano dei piccoli gemiti e sorrise pensando a com'era divertente, un tempo, attraversare lunghi e bui corridoi senza che venisse notato il suo passaggio. Ma aveva barattato i morbidi cuscinetti delle zampe con due piccoli piedi e non si era mai pentita dello scambio.
Chiuse il pesante portone dietro di sè e cercò subito rifugio nel calore di un fiammifero la cui fiamma, prima bianca e poi blu, accese una sottile sigaretta.
"A qualche tentazione devo pur cedere!", si disse, quasi a trovare una giustificazione per quel vizio sciocco al quale non voleva rinunciare. Le piaceva aspirare avidamente e sentire il fumo farsi spazio nella gola e nei polmoni per poi perdersi nelle volute azzurrine che ogni volta disegnavano arabeschi dalla vita breve.


Aspirò ancora e poi ancora e la lunga e rossa brace illuminò la figura scura che si era improvvisamente palesata.
"Ma da dove sbuchi?" pensò Virginia senza avere il tempo di spaventarsi. Attaccò, per difendersi. "Ci conosciamo?" domandò, cercando di illuminare con quanto restava della sigaretta la memoria e il volto dello sconosciuto.
"Ci siamo scambiati emozioni e promesse qualche tempo fa", rispose una voce appena roca che le sfiorò la gola, come una lama tagliente. "Ed ogni promessa è un debito", concluse.

"Sei venuto a riscuotere, quindi." replicò Virginia, quasi distrattamente, spegnendo la sigaretta con la punta dello stivale. Mise le mani in tasca per non svelare al Principe il tremore che si era impossessato del suo corpo. "Sono una stupida! Come ho fatto a non sentirlo!" si rimproverò in silenzio.

"Le tue vibrisse non sono più quelle di una volta" sorrise sornione il Principe, mentre con l'indice destro le sollevò il mento. "I tuoi occhi non sono cambiati" continuò "ma è un'altra la parte di te che mi interessa" concluse.


Virginia riavvolse la memoria come faceva l'ultimo suo padre quando, armato di cinepresa e schermo riavvolgibile che sapevano di soffitta, le ricordava i suoi sorrisi di bimba con fossette e smorfiacce rimasti impressi nella pellicola dei super8. E si fermò al fotogramma di quella terribile giornata, quando il delirio della superstizione e dell'ignoranza divennero il rogo nel quale stava bruciando.
Ero avvolta dal fumo emesso dai rami umidi che stavano iniziando a bruciare, e le cui fiamme già mi lambivano i piedi, e maledì gli uomini che aspettavano impazienti di sentirmi urlare di dolore. Urlai loro tutta la mia rabbia. "Perchè mi fate questo? Non voglio morire, non è giusto!" continuai a gridare con il cuore e nelle orecchie, improvvisa, risuonò una risposta: "E' il buio della mente degli uomini, povera Cara, e non si fermeranno qui. A loro interessa bruciare il tuo corpo per sperare, inutilmente, di salvarsi ed a me interessa invece la tua anima. Potrai tenerla, però finchè vorrò. Ma non mi sembra il caso di soffermarsi sui dettagli, in questo momento." "Non voglio dar loro questa soddisfazione!" Ordinai "Liberami!" Il pensiero non era ancora terminato e le ruvide corde che mi avvolgevano strettamente si allentarono, mentre il mio orizzonte si andava via via modificando, abbassandosi. Saltai giù dal patibolo e le vibrisse mi aprirono la strada tra il fumo spesso. Corsi, abile, sempre più veloce, mettendo forza e metodo ad ogni balzo, fino a quando anche l'ultima casa del villaggio si era fatta piccola. Il bosco mi accolse e la voce che mi aveva salvato la vita mi avvolse come un lungo e pesante tabarro. "Eccoti! Sei stata brava!" esclamò lo sconosciuto mentre mi raccoglieva da terra, incamminandosi verso il bosco. Mi sentì al sicuro e il mio corpo iniziò a vibrare di morbide fusa. "Agli uomini il bosco non è mai piaciuto molto: non sanno cosa aspettarsi da esso e lo temono. Che sciocchi esserini! Qui sarai al sicuro. Ti porterò in una casa di una vecchia amica. Sa tutti i segreti del bosco e del fiume che lo lambisce ma i suoi giorni sono quasi alla fine. E tu non puoi restare gatto per sempre."


La memoria corse veloce. Il fuoco, il paiolo, le pergamene. Con il tempo divennero i suoi giochi e successivamente i suoi strumenti. Con il tempo gli uomini ebbero sempre meno paura del bosco ed impararono ad attraversarlo prima ed a violarlo poi. Con il tempo le pergamene divennero libri ed il legno degli alberi le severe librerie della sua biblioteca.

"Finchè vorrò, mi dicesti....sono passati secoli..." riflettè Virginia.

"Sai com'è" continuò il Principe "il tempo è un problema solo per chi ha una scadenza. Il mio punto di vista è l'eternità e quindi amo prendermela comoda. Ma non dimentico. E ora voglio la tua anima."

"Il mio fegato, vorrai dire" rispose pronta. "Quando sottoscrivemmo il contratto la conoscenza umana si era formata sugli studi di Platone e di Galeno. Ricordi? Le specie erano due: immortale e mortale. E mentre per la prima la sede dell'anima, razionale, era il cervello, per la seconda, ovvero quella irascibile ed appettibile, le sedi erano due: il cuore e il fegato. Ma i testi di anatomia astrologica riportavano a Giove (quindi ad una concezione epicurea del corpo umano) la protezione della ghiandola più grande, quella che contiene più sangue, che filtra le impurità e che sa essere come la vita, un po' dolce ed un po' amara...."

"Fermati! Non mi piacciono i tuoi giochetti ma so già che non ne caverò nulla di buono! E così sia: sono venuto a concludere il contratto. Se la tua anima è nel tuo fegato voglio il tuo fegato!" concluse indispettito.

"Non ti voglio ingannare Principe, lungi da me, ma quel che è giusto è giusto." Virginia fece uscire dalla sua ampia borsa in pelle un piccolo vasetto di vetro opaco e lo avvicinò al suo interlocutore. "Visto che il fegato è la ghiandola più grande del corpo umano che ne dici se me ne tengo un piccolo pezzettino come ricordo? Non me ne farò nulla e di me potrai avere anche il resto, visto che senza fegato morirò presto."
Senza rispondere il Principe le sfiorò la parte destra, appena sotto il seno, e si sentì avvolgere da uno strano calore che scomparve, come la figura scura avvolta dal pesante tabarro.


Guardò il vasetto che teneva fra le mani dove faceva bella mostra di sè un piccolo, caldo, liscio pezzettino di carne color rosso scuro. Nonostante l'umidità le stesse mordendo le ossa un sorriso le increspò i lati del volto. Riaprì il pesante portone ed attraversò nuovamente i lunghi corridoi della biblioteca, scendendo buie scale a chiocciola sconosciute ai più. Raggiunse un piccolo laboratorio, in tutto e per tutto identico alla stanza dove la sua maestra l'aveva edotta per moltissimo tempo, quando ancora il legno degli scaffali della biblioteca erano gli alberi che proteggevano la piccola casa che l'aveva accolta. Appoggiò il prezioso vasetto sopra un tavolo consunto dal tempo e riprese a leggere quanto in tutti quegli anni aveva quasi imparato a memoria: la dettagliata descrizione di una pozione che avrebbe trasformato un piatto a base di cipolle in una ghiandola funzionante.

Indossò le cuffiette dell'ipod e Yaël Naïm l'avvolse con la sua voce intrigante..."You're toxic I'm slipping under/With a taste of a poison paradise"...iniziò ad affettare sottilmente il rosso ortaggio. 
"Sai Principe - pensò Virgina sorridendo - anche il mio punto di vista è l'eternità."



Un piatto semplice e povero della tradizione veneziana, in realtà del tutto simile a preparazioni analoghe che vengono ancora consumate nei paesi ottomani, è la pozione magica che ha cucinato Virgina: il delicatissimo fegato di spigola non deve essere cotto troppo, pena lo sviluppo di sentori troppo amari (ed ecco la scelta della vasocottura) e della perdita della sua consistenza. La cipolla deve mantenere una certa croccantezza, necessaria al piatto. Il fico, che nella grammatica dei sapori ben si associa al fegato, è la  contrapposizione dolce mentre l'affumicatura con il legno di melo e vaniglia avvolgono con i fasti della Serenissima la semplicità degli ingredienti usati.


Fegato di spigola e cipolla di Tropea affumicati al legno di melo e vaniglia, cotti a bassa temperatura, con succo di fico e vino passito

Ingredienti (per 4 persone)
200 g di fegato di spigola, 200 g di cipolla di Tropea, 1/2 cucchiaino di segatura di legno di melo, 1/2 cucchiaino di baccello di vaniglia secca e tritato, 1 cucchiaio di succo di fichi freschi (ho usato quello di fico rosa di Pisticci, prodotto dalla ditta Terra Vecchia) , 2 cucchiai di vino bianco secco, olio evo, sale di Maldon in fiocchi, sale nero in fiocchi, pepe nero lungo macinato al momento, 2 cucchiai di vino passito, cannella.

Per accompagnare qualche fetta di brioche preparata con metà burro salato e del coriandolo e tostata appena e per vino scegliete un passito maturo, che abbia almeno una decina d'anni.

Procedimento
Con delicatezza inserire in un sacchetto da sottovuoto i piccoli fegati, 1 stecca (2 cm) di cannella e due cucchiai di vino passito, Sigillare e far riposare in frigo un paio d'ore.
Accedere il forno statico a 120°.
In una padella rosolare per qualche minuto la cipolla tagliata sottilmente, sfumare con il vino bianco e cucinare fino all'assorbimento: deve essere cotta ma rimanere croccante. Togliere dal fuoco, regolare di sale utilizzando quello nero in fiocchi e profumare con il pepe nero. 
In un contenitore adatto alla vasocottura distribuire la cipolla brasata, continuare con i piccoli e delicati fegati crudi sgocciolati dalla marinata, qualche goccia di ficotto, qualche goccia di olio evo, pepe nero macinato al momento e qualche fiocco di sale di Maldon.
Mescolare il legno con la vaniglia ed accendere la pistola per l'affumicatura a freddo, riempire di fumo il contenitore con l'apposito cannello fino a riempirlo. Sigillare con il coperchio e la guarnizione e cucinare per 12' nel forno già caldo a 120°.
Sfornare (nel frattempo il fumo sarà stato assorbito dagli ingredienti, profumandoli), aprire e servire immediatamente con delle fette di brioche.



Taste&Match Venezia: 8 foodblogger, 8 piatti, 8 vini. E la zuppa marinara con fave e zafferano.


Tutto è cominciato con @FernandoWine, l’account Twitter dell’enoteca online www.winexplorer.it. Un modo per farsi conoscere e stringere rapporti con appassionati di vino, amatori e professionisti. Sin dall’inizio, Fernando ha riservato un’attenzione speciale ai foodbloggers, che lui descrive come "maestri di cerimonia della comunicazione enogastronomica virtuale e alleati imprescindibili del viver bene": che cosa meglio di una ricetta originale per una buona degustazione?
Nasce così l'idea di organizzare un evento per conoscersi di persone e tradurre le proprie passioni in una festa di aromi e sapori.

"Cotto e scartato" storia di un pesce onanista in cartoccio. E di un'acqua pazza che non sarebbe piaciuta a Totò.



Scena interno giorno. Una coppia di belli-ma-non-appariscenti è seduta a tavola, in una cucina a "vista" come si usa nelle case moderne.
La ragazza, con voce roca ed un po' sensuale, risponde al suo compagno che la tenta con domanda trabocchetto e sguardo marpione "Vediamo se indovini come è fatto..." 
Cosa come è fatto, cosa?! 
Il pesce, dai! Guardi troppo la Littizzetto alla tele, guardi.
Ma se la squinzia non l'assaggia nemmeno..il pesce! 
La signorina Infilza con la forchetta un nanoboccone che le consente di parlare immediatamente (e hai voglia tu di ripetere fino alla nausea alla prole che non si parla con la bocca piena) ed iniziare un'analisi all'Ispettore Barnaby mentre il cameramen, in piena sindrome della taranta, zooma a destra e a sinistra rivelando una cucina linda, pulitissima, asettica, bianca e acciaio, senza una pentola sporca che sia una, con gli immancabili 2 vasetti Ikea e una bottiglia di vino bianco, senza etichetta, che evidentemente qualcuno si è dimenticato di portare a tavola.

I corsi di cucina e le ricette delle feste: terrina di salmone e branzino allo zenzero. Perchè un dovere quotidiano può trasformarsi in uno sballo totale.


Come si fa ad insegnare qualcosa se non si è ancora imparato tutto? 
Beh, con umiltà, un po' di allegria e tanta autoironia. E gridando poco. La vita non è un reality e bisognerebbe tornare a comunicare, ad esprimere quanto è bello scoprire che un dovere quotidiano può trasformarsi in uno sballo totale.

Staub, Zwilling e le rillettes di branzino in cocotte


Finita l'ubriacatura di formaggi per il Caseus Veneti - del quale vi parlerò dettagliatamente nei prossimi giorni con dovizia di particolari e di ricette - passando per un momento davvero unico, ovvero il reading dedicato a De Andrè tra le vigne della Fattoria Eolia, e  per i tre giorni golosi di Salumi in Villa , si arriverà al primo (mi auguro di una lunga serie :) showcooking, organizzato da Staub e Zwilling.

La cena sostenibile, la sfida fra blogger e la zuppa di branzino e fave con zafferano


Il Salone Internazionale del Mobile di Milano quest'anno compiva 50 anni: un compleanno importante che bisognava festeggiare con tanti amici.

Le occasioni non sono mancate grazie anche al turbinio di eventi che prendevano il nome di Fuorisalone.it: occasioni di confronto, approfondimento, divertimento e soprattutto di incontro.



Una di queste occasioni è stata sicuramente il ciclo di Cene Sostenibili: tre giornate consecutive che hanno visto il loro realizzarsi negli incredibili locali di The Hub - "lo spazio per chi vuole cambiare il mondo"-  e che hanno avuto come "complici" la food agency Levàa - progetti alimentare in fermento - e Velofood ovvero il nuovo modo di "vivere" il cibo in città.


Terrina di tonno e branzino: una spremuta di omega3!

Edoardo è innamorato. Ed io che sto superando a forza di pane e  foglie di cioccolato fondente la “sindorme da nido vuoto” (Enrica è uscita di casa da un mese, ma questo ve lo racconterò appena smetterò passare ore a raccogliere idee e ricette perchè  “la cucciola vuole cucinare lei e oddio chissàcosamangialontanadacasa!!!!” )

Edoardo è innamorato, dicevo, esce di casa profumato come il reparto “Giorgio Armani” de La Rinascente ed abbiamo cambiato anche il fornitore ufficiale delle mutande: da Winnie de Pooh ad Intimissimi.

050220101131

E’ incredibile la velocità con cui si passa dalla pasta fissan al gel per capelli (nessun riferimento al luogo dell’applicazione, eh) ed ho provato ad immaginarmi fra 10 anni: una figlia trentenne in giro per il mondo, un ragazzo di 23 anni che potrebbe anche seguire la sorella, Roberto ancora al lavoro, Agata ancora più somigliante ad un autobus (è rettangolare con l’assetto ribassato, comunque sempre molto elegante) e sempre vagamente narcolettica…ed io…54 anni….cavolo…..secondo voi, se mi faccio togliere la ciccia dall’interno coscia e me la faccio iniettare, previa frullatina per uniformarla, nelle labbra, non dovrei subire l’effetto canotto, vero? :-)

Bene, si comincia la cura anti-age: un’ora di camminata al mattino, addominali per la schiena (così da sembrare meno bradipo nelle movenze), tanta lettura per tenere il cervello in esercizio, tisane (male comunque non fanno) e più pesce…sapete, gli omega3….e quindi si comincia con questa ricettina:

050220101127

TERRINA DI TONNO E BRANZINO AL PROFUMO DI TIMO E CORIANDOLO

Ingredienti

300 gr di tonno, 300 gr di filetto di branzino, 200 gr di altro filetto di pesce di carne bianca (anche branzino), un cucchiaio di coriandolo fresco tritato, un cucchiaio di timo fresco, 5 uova, 40 cl di panna fresca, un cucchiaio raso di spezie (quelle che preferite, anche un po’ piccanti, anche un pezzettino di radice di zenzero fresca).

Procedimento

Accendere il forno a 180°, forno statico, frullare insieme il pesce, la panna, le uova. Trasferire la massa così ottenuta in una ciotola e mescolando con una spatola unire il coriandolo tritato e le foglioline di timo fresco. Unire le spezie, regolare di sale e pepe e cucinare a bagnomaria per almeno un’ora e 15’ (controllare gli ultimi minuti per evitare che la terrina si secchi troppo) e servire, meglio fredda, con una vinaigrette di senape oppure con del mosto cotto e qualche fettina di pane tostato.

050220101130

Speriamo che gli omega 3 non diano forfait! :-)

La semplicità nel piatto: branzino al sale aromatico con succo di melagrana

I racconti di Enrica circa il concetto di enogastronomia che hanno i giovani d'oggi (mi sembra di essere la nonna di mia nonna!) mi ha fatto riflettere e sorridere: in sintesi tutto ciò che è fruibile direttamente dallo scaffale dell'ipermercato è buono mentre tutto ciò che ha la necessità di un minimo di manipolazione, anche semplicemente lavare un etto di insalata, assume una valenza quasi esotica.
Così, una ricetta semplicissima, come una cottura al sale, che mantiene le qualità organolettiche del cibo, viene "sentita" come complicata, difficile, uffa che barba, sopprassedendo sul fatto che se il cibo è "buono, pulito e giusto" oltre a far bene al nostro corpo (siamo ciò che mangiamo) fa sicuramente bene a questo nostro esausto pianeta.
Non credo lo stesso si possa dire del junk food, che tra l'altro crea dipendenza, come il fumo e le sostenze stupefacenti.
Branzino selvaggio al sale aromatico con succo di melagrana
1 branzino (almeno 1 kg, eviscerato)
3 kg di sale grosso
qualche ramo di rosmarino ed una bella manciata di foglie di salvia freschi
due melagrane
1 scalogno ed una stecca di cannella
1/2 kg di patatine novelle
un po' di aneto
olio evo

Procedimento
Tritare finemente gli aghi di rosmarino e le foglie di salvia ed in una ciotola unire il sale, mescolando a piene mani.
Sgranare le melagrane, mettere da parte qualche grano ed un po' di succo per la mise an place, ed ottenerne il succo filtrato.
Coprire con il sale aromatizzato il fondo di una pirofila, adagiare il branzino al cui interno si metterà lo scalogno mondato e la stecca di cannella.
Versare il succo di melagrana e coprire con il sale rimanente.
Mettere in forno caldo, statico, a 200° per circa 45 '.
Nel frattempo lavare e pelare le patatine novelle, tagliarle in tocchetti uguali e cucinarle al vapore.
Servire i filetti con un filo di vinagreitte fatta con un cucchiaio di succo di melagrana, un po' di pepe nero macinato al momento ed un cucchiaio di olio evo, qualche grano del frutto e le patatine aromatizzate con un po' di aneto.


La semplicità è la forma della vera grandezza. (Francesco De Sanctis)